
La Chiesa di Cipro ha attraversato, tra il 2025 e il 2026, una delle fasi più delicate della sua vita recente. La deposizione del metropolita di Pafos Tychikos e la successiva elezione del suo successore non sono stati soltanto atti amministrativi, ma il punto di emersione di una frattura ecclesiologica del mondo ortodosso (soprattutto greco): da un lato una linea sinodale istituzionale e filo-ecumenica; dall’altro un fronte tradizionalista, sensibile a categorie anti-ecumeniche e critico verso l’evoluzione dei rapporti pan-ortodossi.
Il metropolita uscente Tychikos si era distinto non solo per la recente polemica sul rifiuto di accogliere reliquie di San Paolo provenienti dal Vaticano, ma anche per affermazioni controverse come «le bibite analcoliche sono demoniache». Tali espressioni non vanno interpretate semplicemente come eccentricità personali: esse si inseriscono in un più ampio filone del tradizionalismo ortodosso che guarda con forte diffidenza alla modernità, alla secolarizzazione e all’influenza culturale dell’Occidente, percepite come fattori di allontanamento dalla fede autentica.
La vicenda, lungi dall’essere un caso isolato, ha finito per riflettere tensioni che attraversano l’intero spazio ortodosso contemporaneo: il rapporto con il Patriarcato ecumenico, la questione ucraina, l’ecumenismo con Roma e il ruolo delle sensibilità monastiche nella vita sinodale.
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Il 22 maggio 2025 il Santo Sinodo della Chiesa di Cipro ha votato la rimozione del metropolita di Pafos Tychikos con un risultato di 10 voti contro 6. Il provvedimento, formalmente, non comportava la riduzione allo stato laicale, ma la perdita della sede metropolitana, mantenendo lo status episcopale.
Secondo le comunicazioni sinodali, la decisione si fondava su accuse legate a «apoteichisis», ossia la tendenza a sostenere o tollerare ambienti che rifiutavano la comunione con vescovi ritenuti teologicamente problematici. In termini più concreti, il Sinodo ha contestato la gestione della diocesi e il rapporto del metropolita con gruppi clericali considerati divisivi.
Accanto alle motivazioni canoniche, la crisi ha rapidamente assunto una dimensione ecclesiologico-politica. La questione centrale non è stata soltanto la disciplina interna, ma la posizione del metropolita rispetto a tre nodi sensibili: il dialogo ecumenico, il riconoscimento della Chiesa ortodossa ucraina autocefala e i rapporti con le correnti monastiche tradizionaliste.
Il blocco favorevole alla deposizione, guidato dall’arcivescovo Georgios, ha rappresentato la componente maggioritaria del Sinodo. La sua posizione si colloca nel solco di una ecclesiologia fortemente sinodale e istituzionale, attenta ai rapporti con il Patriarcato ecumenico e con il mondo cristiano occidentale.
In questa prospettiva, la gestione della crisi di Pafos è stata letta come un problema di «unità ecclesiale». Le autorità sinodali hanno sottolineato in più occasioni che la Chiesa di Cipro non può tollerare dinamiche interne percepite come centrifughe o assimilabili a forme di separazione non formalmente dichiarata.
Le successive comunicazioni ufficiali hanno ribadito che la questione Tychikos era da considerarsi chiusa già all’inizio del 2026, quando la Chiesa ha iniziato a preparare la revisione dello statuto interno e la procedura per l’elezione del nuovo metropolita.
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La spaccatura sinodale ha reso visibile anche un secondo polo, rappresentato in particolare dai metropoliti di Limassol e Morphou, Athanasios e Neophytos.
Il loro orientamento, pur rimanendo interno alla comunione ecclesiale, si caratterizza per una lettura più rigorosa della tradizione patristica e una marcata cautela verso l’ecumenismo. Le loro posizioni trovano eco in ambienti monastici e in circuiti editoriali greci tradizionalisti, in particolare attraverso pubblicazioni come «Orthodoxos Typos» e reti di diffusione patristica.
In questa prospettiva, la deposizione di Tychikos è stata interpretata non come un atto disciplinare neutro, ma come il segnale di una crescente pressione verso le correnti anti-ecumeniche interne alla Chiesa cipriota. Il sostegno che alcuni ambienti tradizionalisti hanno espresso verso il metropolita deposto ha alimentato ulteriormente la polarizzazione.
Uno dei fattori strutturali della crisi riguarda la collocazione della Chiesa di Cipro nel più ampio quadro ortodosso.
La linea dell’arcivescovo Georgios è stata generalmente descritta come favorevole a una continuità con il Patriarcato ecumenico e aperta al dialogo con il cattolicesimo romano. In questo contesto si inseriscono anche iniziative simboliche, come la cooperazione in occasione di eventi religiosi e la gestione di reliquie provenienti da Roma, che hanno suscitato sensibilità divergenti.
La posizione del metropolita Tychikos, al contrario, è stata percepita come più cauta nei confronti di tali sviluppi, in particolare riguardo al rischio di gesti che potessero essere interpretati come eccessiva convergenza ecumenica.
Questo scarto di sensibilità ha finito per diventare uno dei principali assi interpretativi della crisi: non tanto uno scontro dottrinale formale, quanto una diversa ecclesiologia delle relazioni.
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Nel gennaio 2026 il Sinodo ha disposto la sospensione del metropolita, successivamente confermata anche a livello di appello dal Patriarcato ecumenico. Le autorità ecclesiastiche hanno contestato anche il ricorso del presule ai tribunali civili, interpretato come un atto di disobbedienza rispetto alla gestione interna delle controversie ecclesiastiche.
Nei mesi successivi, il Sinodo ha avviato la fase di transizione: revisione dello statuto, gestione della sede vacante e preparazione dell’elezione del nuovo metropolita di Pafos.
Nel maggio 2026 il Sinodo ha eletto il nuovo metropolita di Pafos, segnando una chiara discontinuità di profilo rispetto al predecessore. L’archimandrita Gregorios è stato eletto con 11 voti contro i 4 di un altro candidato, secondo quanto riportato dalle fonti ecclesiastiche sul voto sinodale.
La scelta è ricaduta su una figura di stampo accademico, proveniente dall’ambito della teologia liturgica e degli studi bizantini. Il nuovo metropolita è un professore di teologia con formazione specialistica e attività di ricerca in ambito liturgico e storico. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Teologia (orientamento liturgico) presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma nel 2000, con una tesi intitolata «Il manoscritto Barberini greco 390: edizione e commento liturgico». Ha inoltre svolto attività di ricerca post-dottorale presso il Dumbarton Oaks Center for Byzantine Studies della Harvard University (2001), consolidando un profilo accademico internazionale nel campo degli studi liturgici e della tradizione bizantina.
Questa opzione è stata interpretata da molti osservatori come una scelta di equilibrio: non una figura monastica fortemente caratterizzata in senso tradizionalista, ma nemmeno un profilo puramente amministrativo. Piuttosto, un teologo di area accademica, in grado di coniugare competenze scientifiche e affidabilità istituzionale.
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Il giorno dell’intronizzazione (ενθρόνιση) del nuovo Arcivescovo di Cipro, l’8 gennaio 2023 a Nicosia nella Cattedrale di San Barnaba, si è svolta secondo il rito tradizionale con l’acclamazione del popolo che grida «Ἄξιος» (Áxios, «degno»). Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, all’interno o nei pressi della cerimonia un piccolo gruppo di circa 10-15 persone avrebbe invece urlato «Ἀνάξιος» (Anáxios, «indegno»), mentre era presente un dispositivo di polizia per mantenere l’ordine.
La metropolia di Pafos rappresenta una delle sedi più influenti della Chiesa di Cipro, seconda per prestigio solo all’arcivescovato e tradizionalmente legata al percorso di molti primati; lo stesso Georgios III vi aveva servito prima della sua elezione. Nell’insieme, la sua intronizzazione è stata interpretata come l’avvio di una nuova fase per la Chiesa cipriota sotto la sua guida.
La crisi di Pafos non può essere letta come un semplice episodio disciplinare interno. Essa rappresenta piuttosto un caso di studio della più ampia dialettica dell’Ortodossia contemporanea, dove la gestione delle differenze ecclesiologiche, il rapporto con l’ecumenismo e la funzione del Sinodo si intrecciano in modo sempre più complesso.
La deposizione di Tychikos e l’elezione del suo successore mostrano una Chiesa che, pur mantenendo la propria struttura sinodale tradizionale, si confronta con una crescente scontro interno delle sensibilità teologiche e pastorali.





