Tribunale ecclesiastico e pastorale familiare

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Il 9 giugno 2022 papa Francesco inviava un video messaggio in occasione del forum internazionale, organizzato dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, sul tema “A che punto siamo con Amoris laetitia? Strategie per l’applicazione dell’esortazione apostolica di papa Francesco” e in quella circostanza ha usato parole di grande incoraggiamento ai partecipanti ribadendo come «il percorso intrapreso con le Assemblee sinodali sulla famiglia ha aiutato la Chiesa a far emergere tante sfide concrete che le famiglie vivono: pressioni ideologiche che ostacolano i processi educativi, problemi relazionali, povertà materiali e spirituali e, in fondo, tanta solitudine per la difficoltà di percepire Dio nella propria vita. Alcune di queste sfide stentano ancora ad essere affrontate e richiedono un rinnovato slancio pastorale in alcuni ambiti particolari: penso alla preparazione al matrimonio, all’accompagnamento delle giovani coppie di sposi, all’educazione, all’attenzione nei confronti degli anziani, alla vicinanza alle famiglie ferite o a quelle che, in una nuova unione, desiderano vivere appieno l’esperienza cristiana».
Alla luce di queste parole, mons. Franco Lanzolla, parroco della cattedrale di Bari e docente di morale presso Istituto superiore di scienze religiose San Sabino di Bari offre una riflessione su come poter rendere operative e concrete queste espressioni del pontefice e quali suggerimenti offrire a quanti operano per il bene della famiglia nel saper cogliere i suoi bisogni e le sue sfide favorendo, altresì, una maggiore unità nella cura pastorale tra operatori della pastorale familiare e quelli della giustizia.

L’esortazione Amoris Laetitia è il frutto di un cammino di discernimento di tutta la Chiesa, dall’esperienza della Chiesa locale a quella universale, per intercettare la voce dello sposo Gesù che guida nella storia il cammino della Chiesa sua sposa, suo corpo e famiglia di Dio.

Già al n. 199 di AL si parla di «prospettare la necessità di sviluppare nuove vie pastorali… Saranno le diverse comunità a dover elaborare proposte più pratiche ed efficaci che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni e delle sfide locali».

Emerge chiaramente una preoccupazione circa la pastorale della famiglia, cioè il bisogno di fare uno sforzo evangelizzatore e catechetico indirizzato all’interno della famiglia perché possa  divenire sempre più un  soggetto attivo di pastorale ecclesiale. E per questo si richiede a tutta la Chiesa una conversione nel suo annuncio, nel suo modo di accogliere e accompagnare la famiglia perché scopra il mistero nuziale nascosto nel suo grembo e possa porsi così come sale e luce in un mondo neopagano.

La conversione ecclesiale non riguarda i principi teologici e morali, ma chiede un coraggioso annuncio e un’autentica testimonianza di una comunità che vive l’unione nuziale con Cristo che comunica con la propria carne la fedeltà e la fecondità di Cristo sposo e pastore.

Gli sposi e il vescovo con i suoi presbiteri sono chiamati insieme a rendere presente e a comunicare al cuore della gente la premura e la cura della Chiesa per la famiglia perché scoprano di essere piccoli tabernacoli dell’amore di Cristo.

Un servizio ecclesiale sinergico tra pastorale familiare e tribunali ecclesiastici

Per questo papa Francesco con il motu proprio  Mitis iudex Dominus Iesus chiede che in tutte le diocesi i singoli vescovi, sostenuti da un’équipe di esperti pastoralisti, parroci, teologi morali, vicari giudiziali, procedano alla costituzione di un servizio ecclesiale di consulenza che, in collaborazione con la pastorale familiare e con i tribunali ecclesiastici (diocesani o interdiocesani)[1], possa essere di aiuto per meglio rispondere alle esigenze dei fedeli, che richiedono l’accertamento della verità sull’esistenza o no del loro matrimonio fallito (cf. Preambolo delle Regole Procedurali del MIDI).

E, per raggiungere la finalità di essere una comunità ecclesiale che si piega ad ascoltare il grido della sofferenza ad essere vicino ai cuori feriti (salmo 34, 9), il papa chiede a tutti gli operatori dei tribunali ecclesiastici di non anteporre gli interessi economici che possano impedire o rallentare l’applicazione della riforma e a tutte le comunità cristiane ad assumere atteggiamenti di cura verso i fidanzati e le coppie sposate, nei primissimi anni della vita coniugale e fare propria l’arte dell’accompagnamento nei momenti di difficoltà della coppia mostrando in tal modo vicinanza attraverso un sano discernimento.

Ma, al tempo stesso, il pontefice affida ai singoli vescovi, costituiti pastori e capi, e per ciò stesso giudici tra i fedeli a loro affidati, una grande responsabilità:

1. nel dare una certa rilevanza alla pastorale giudiziale da integrare maggiormente nella pastorale familiare, al fine rispondere meglio alle esigenze dei fedeli che desiderano fare luce davanti alla Chiesa e a Dio della loro situazione matrimoniale (lodevole, in tal senso, è il servizio messo in atto dal 2016 presso l’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie per l’accoglienza dei fedeli separati[2] e che recentemente si è dotato anche di un Regolamento[3] un unicum a livello nazionale dalla pubblicazione del MIDI);

2. incentivare la formazione e la preparazione di persone qualificate, per migliorare la preparazione di eventuali cause di nullità matrimoniale o intraprendere un serio cammino di accompagnamento, discernimento e integrazione (cf. MIDI, art. 8 RP e AL 242 e 244).

Verso una nuova forma ecclesiae missionaria ed in uscita

Da quanto sin qui esposto, si comprendere che papa Francesco con la riforma processuale MIDI e AL sta invitando, per un verso, tutta la Chiesa a compiere un cammino di conversione delle strutture giuridico-pastorali, di prossimità e di annuncio del Vangelo, pregno di desiderio di integrazione, discernimento e accompagnamento di tutte le famiglie in difficoltà, affinché ognuna di esse si senta oggetto di una misericordia incondizionata e gratuita.

Ma altresì invita la comunità cristiana a vivere una nuova forma ecclesiae, che è quella della parabola della pecora smarrita (cf. Lc 15,4-7) tutta missionaria, tutta “in uscita”, in cammino, che si mette in gioco in ogni situazione umana, cercando di discernere la volontà del Signore e di intercettare le esigenze e le difficoltà delle famiglie di oggi.

Tuttavia molto c’è ancora da compiere ma si auspica un maggiore coinvolgimento degli operatori della giustizia con quelli della pastorale familiare (si pensi, ad es., a maggiori momenti di confronto e formazione interdisciplinare) e dei vescovi per meglio applicare non solo la riforma ma anche una pastorale del vincolo, capace di coniugare con realismo la situazione attuale della famiglia e i mutati contesti socio-culturali, sollecitando chi crede a “uno sforzo più responsabile e generoso nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro” (AL 35).

E alle persone ferite dal fallimento del loro progetto matrimoniale accolte in spazi di accompagnamento e di assistenza in cui potersi aprire a consulenti pastoralmente sensibili, accoglienti e preparati, capaci di far fronte al loro desiderio di compiere un discernimento non solo giuridico ma anche morale, sempre nel rispetto della verità in una coscienza libera e responsabile.


[1] A tal proposito, lo scorso 18 febbraio a.c. papa Francesco, rivolgendosi ai partecipanti di un corso di formazione aperto ad operatori della giustizia e della pastorale familiare, organizzato dalla Rota Romana, ha dichiarato: «A partire dai due motu proprio Mitis iudex e Mitis et misericors Iesus è andata crescendo la consapevolezza circa l’interazione tra pastorale familiare e tribunali ecclesiastici, visti anch’essi nella loro specificità come organismi pastorali.

Da una parte, un’integrale pastorale della famiglia non può ignorare le questioni giuridiche concernenti il matrimonio. Basti pensare, per esempio, al compito di prevenire le nullità di matrimonio durante la fase previa alla celebrazione, e anche accompagnare le coppie in situazioni di crisi, compreso l’orientamento verso i tribunali della Chiesa quando sia plausibile l’esistenza di un capo di nullità, oppure il consigliare di iniziare la procedura per la dispensa per inconsumazione.

Dall’altra parte, gli operatori dei tribunali non possono mai dimenticare che stanno trattando questioni che hanno una forte rilevanza pastorale, per cui le esigenze di verità, accessibilità e prudente celerità devono sempre guidare il loro lavoro; e non va trascurato, altresì, il dovere di fare il possibile per la riconciliazione tra le parti o la convalidazione della loro unione»

[2] Il Servizio diocesano si configura non solo come espressione concreta di una rinnovata pastorale giudiziale quale parte della pastorale ordinaria, ma anche come un servizio di consulenza di secondo livello, che segue quello di primo livello compiuto dai parroci, sacerdoti e operatori di pastorale familiare, e precede quello di terzo livello compiuto dai tecnici della materia ossia gli avvocati o patroni stabili.

[3] «Il testo agile e molto chiaro punta a far comprendere meglio una delle novità voluta da papa Francesco ed espressa nel MIDI pubblicato nel 2015 ossia: l’indagine pregiudiziale o pastorale, da intendersi come un ufficio ecclesiale e l’espressione concreta della cura pastorale che un vescovo è tenuto ad avere verso quei coniugi separati o divorziati.

Il testo normativo elaborato è il frutto di un servizio che ormai da 7 anni manifesta la sollecitudine pastorale dell’arcivescovo e dell’intera comunità cristiana, alla luce del più recente magistero pontificio volto a favorire un clima di accoglienza nei confronti di ogni fedele, qualsiasi sia la sua condizione personale e, specificatamente, matrimoniale.

La preziosità del testo è data dal fatto che viene offerto alla Chiesa diocesana e non solo ad essa una maggiore chiarezza sulla natura e la finalità, gli ambiti di intervento e le competenze da aversi in questo prezioso e delicato servizio giuridico-pastorale, fortemente auspicato da papa Francesco, in cui organicità, professionalità, interdisciplinarità, spirito di corresponsabilità e collaborazione tra pastorale e diritto si dispongono con grande dedizione per il bene di quei fedeli che si trovano a vivere difficili e dolorose esperienze matrimoniali e desiderano in coscienza fare luce sulla propria situazione matrimoniale ed essere pienamente inseriti nel tessuto ecclesiale.

Infine, il Regolamento ha il pregio di rimettere al centro dell’attenzione ecclesiale la necessità del processo volto alla dichiarazione della nullità in tutti quei casi in cui vi sia stato un fallimento matrimoniale, quale momento di discernimento che non è alternativo o parallelo ad un discorso pastorale, secondo il magistero di papa Francesco proposto anche nell’Amoris laetitia»: E. Tupputi, Il nuovo Regolamento del SDAFS dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, in Vox Canonica (giornale online) – 5 giugno 2023.

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