
A Salisburgo (Austria) si è svolta l’assemblea plenaria del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE) dal 27 al 30 di ottobre. Quaranta vescovi delle conferenze episcopali dei vari paesi si sono confrontati sul tema “Evangelizzazione e sinodalità: la missione dei sacerdoti nell’Europa di oggi”.
Dell’organismo, avviato nel 1971, fanno parte 39 membri. Oltre ai presidenti di 33 conferenze episcopali, vi sono i vescovi del Lussemburgo, del principato di Monaco, di Chisinãu (Moldavia), Mukachevo (Ucraina), Tallin (Estonia) e l’arcivescovo maronita di Cipro. In rappresentanza di 45 paesi del continente.
È stata rinnovata la presidenza per il 2026-2031: mons. Gintaras Grušas (Tallin, rieletto presidente), mons. Eamon Martin (Armagh, Irlanda; vicepresidente) e Dražen Kutuleša (Zagabria, Croazia; vicepresidente). Per l’occasione è stata data parola al card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo, e a mons. Michael Landau, presidente di Caritas Europa. Hanno parlato anche mons. Bernardino C. Auza, nunzio presso l’Unione e mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea.
Riprendiamo dalla relazione di quest’ultimo le indicazioni puntuali sui temi e i confronti fra gli episcopati e l’Unione. Un quadro riassuntivo inconsueto e utile.
Molti consensi ha ricevuto la nomina di Mairead McGuinnes a inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell’UE, come il parere positivo del parlamento per la creazione di un coordinatore per la lotta all’odio anticristiano (in parallelo a quanto già operante su versante dell’antisemitismo e dell’islamofobia).
Si sta rafforzando la discussione sulla protezione dei luoghi di culto e la richiesta della difesa della domenica come giorno di riposo per tutti.
La Comece e l’Unione
La Comece interviene anche «su temi che non vorremmo fossero oggetto di iniziative» in Parlamento perché non sono di competenza europea, ma nazionale: come l’aborto, la maternità surrogata, il matrimonio omosessuale. Esistono proposte per introdurre l’aborto, l’eutanasia e il suicidio assistito nella Carta dei diritti fondamentali. L’avvocato generale della Corte di giustizia ha purtroppo sposato la richiesta di cancellare i dati relativi al proprio battesimo dal registro delle parrocchie. Un parere che condizionerà la sentenza attesa per i prossimi mesi. Se questa sposasse l’orientamento dell’avvocato generale, si violerebbero le autonomie delle normative ecclesiali.
«Altri argomenti che vanno menzionati sono quello del clima, della giusta transizione, quello della salute mentale e, non ultimo, quello delle migrazioni – con la crisi straordinaria di Ceuta tra Spagna e Marocco – che ha visto una nostra netta presa di posizione riguardo al nuovo regolamento sui rimpatri, del 15 ottobre scorso, a integrazione e completamento del patto europeo sulla migrazione e l’asilo dello scorso 12 giugno 2026. L’uno e l’altro sono noti soprattutto per la disposizione che trasferisce temporaneamente i migranti irregolari in paesi extra-UE e perché legittimano un trattamento sempre più restrittivo nei loro confronti e nel rispetto dei loro diritti».
Dissensi e assensi
Altra questione bruciante in connessione con l’aggressione russa all’Ucraina è la strategia della sicurezza europea (Preparedness Union Strategy) e della corsa al riarmo. Si può parlare «di una sorta di velleitarismo europeo riguardo al riarmo. Osservatori attenti fanno notare che, se anche i paesi europei lavorassero per formare un’unica forza di difesa, difficilmente riuscirebbero a raggiungere l’obiettivo di garantire un’adeguata sicurezza, quanto meno in tempi brevi, e cioè non prima della fine di questo decennio.
Il paradosso sta nel fatto che la dispersione economica e tecnica, dovuto al fatto che ogni paese lavora ad una sua autonoma forza di difesa, peraltro togliendo risorse ad altri settori della vita economica e sociale, e in modo particolare alla spesa sociale, in ogni caso rende poco efficaci gli effetti difensivi.
Questo non annulla il tema della deterrenza, ma, come la Comece ha più volte messo in evidenza, essa si colloca all’interno di un quadro complessivo di cui fa parte in prima istanza ogni sforzo per aprire canali di dialogo e di collaborazione, a cominciare da quelli umanitari, come in maniera esemplare fa il papa c con lui la Santa Sede».
Due le emergenze convergenti fra vescovi e Unione.
Il primo è la resistenza alla crescente frammentazione dell’Unione. «La questione dei nazionalismi e dei populismi è cresciuta a dismisura in questi anni e, proprio in questi mesi, è sottoposta ad un nuovo vaglio in numerosi paesi in cui sono previste tornate elettorali dagli esiti quantomeno incerti, per non parlare delle consultazioni fuori dell’Unione, ma dalla portata globale rilevante» come USA e Israele.
«Siamo consapevoli, senza presunzione e tanto meno esclusivismo, che, senza il cristianesimo, l’Europa è a rischio, oltre che venire sottoposta a prove serie la vita della Chiesa e la condizione dei credenti. Bisogna che coltiviamo questa coscienza».
La seconda sintonia riguarda l’intelligenza artificiale (IA), affrontata nella recente enciclica Magnifica humanitas, che ricorda «le condizioni per salvaguardare l’umanità dell’uomo difronte a un progresso tecnico che sembra esplodere senza possibilità di controllo». Sulla stessa lunghezza d’onda è la Commissione europea che richiama il controllo umano dell’IA con l’opportunità di frenare i modelli di auto-miglioramento ricorsivo regolando il ritmo della corsa. Una prima normativa (Al Act) richiede di essere aggiornata alla rapidità dello sviluppo dell’IA.





