Cina: nuovi vescovi, controlli soffocanti

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Nel recente incontro dei presidenti delle conferenze episcopali sui dieci anni dell’esortazione apostolica Amoris laetitia erano presenti anche un paio di vescovi cinesi. Pur pienamente coinvolti nell’evento non hanno potuto incontrare personalmente né qualcuno della segreteria di stato che segue la vicenda cinese, né il segretario di stato, e tanto meno il papa.

L’episodio evidenzia il puntiglioso controllo del potere statale, nonostante l’accordo in atto fra Cina e Santa Sede. Niente deve sfuggire allaprecise indicazioni di Pechino. E tuttavia l’accordo sulla nomina dei vescovi sta funzionando seppur con qualche intoppo e ritardo. Dopo l’ordinazione di Giuseppe Chang Yanfeng a Chifeng (Mongolia interna) sono stati consacrati vescovi Francesco Saverio Duan Yongkun, coadiutore a Bameng (Chifeng), Paolo Liu Honggang a Datong (Shanxi), Andrea Ding Wang a Chongquing (Sichuan) e Ignatio Ding Zuyao ad Heimen (Jiangsu).

Dall’avvio del ministero petrino di Leone XIV le nomine sono nove e dall’inizio dell’accordo nel 2018 sono stati consacrati 19 vescovi che hanno il consenso del governo e la nomina di Roma. Stupisce, come fa notare Asianews (15 ottobre) l’età molto giovanile dei candidati scelti. Quattro dei cinque nominati nel 2026 sono nati dopo il 1980 e cioè non solo sono formati nel contesto cinese, ma sono «cresciuti sotto l’attuale leadership».

Forgiati nelle scuole pubbliche del partito, selezionati in seminari molto controllati hanno spesso goduto della possibilità di una specializzazione all’estero. Basterà per assimilare il senso della libertà religiosa e dei diritti umani, per capire che l’appartenenza ecclesiale non sempre è coassiale all’indirizzo della politica? Le domande non erodono i dati positivi, cioè una scelta che garantisce una moralità trasparente e un’accettabile maturità cattolica.

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Il controllo repressivo e pervasivo del governo cinese è noto e con Xi Jinping si è ulteriormente rafforzato all’insegna della “sinizzazione” delle fedi. In altri termini: la priorità della fedeltà politica rispetto a tutte le altre. Come ha fatto notare il presidente di Missio Aachen, una delle più importanti organizzazioni missionarie tedesche, in una nota su Katholisch.de (23 ottobre).

Parla del recente aumento della repressione «che prende di mira in particolare le attività religiose con i bambini e i giovani. Le autorità cinesi vietano l’istruzione religiosa e la partecipazione al culto da parte dei minori. Cartelli alle porte delle chiese vietano l’ingrasso a bambini e giovani, mentre nei nostri paesi essi sono più comuni nelle sale da gioco. Telecamere di sorveglianza, supportate da tecnologie all’avanguardia, consentono un monitoraggio capillare di queste e altre normative statali. Anche la trasmissione di funzioni religiose sui social media è quasi completamente bloccata. Inoltre, dal 2025, vescovi, sacerdoti e membri di ordini religiosi sono tenuti a consegnare i propri passaporti, che vengono restituiti solo per viaggi all’estero autorizzati».

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Come conciliare la piccola e limitata apertura diplomatica e le sue conseguenti prudenze con la giustificata denuncia di normative lesive della libertà personale e dei diritti umani?

La diplomazia sottolinea la necessità di evitare l’avvio di uno scisma difficilmente recuperabile, la scarsa percezione del problema nel contesto stoico-civile cinese e la convinzione di vedere i frutti solo a lungo scadenza. Forse fra 30-40 anni. Tuttavia nei non sempre felpati dialoghi ufficiali non mancano i precisi richiami al tema dei diritti umani, in particolare sul versante religioso.

Uno dei protagonisti ci ricordava: «Saranno gli archivi che a suo tempo testimonieranno quanto la Santa Sede ha fatto nel dialogo col governo cinese, come in altre aree critiche del mondo. Non possiamo fare “sceneggiate”, ma a chi di dovere le cose vengono dette».

L’incupimento preoccupante del contesto mondiale, la crisi del multilateralismo e del lavoro delle cancellerie suggeriscono di non contrapporre le legittime proteste pubbliche a parallele e non contrastanti azioni diplomatiche.

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