Lampedusa: il sogno cattolico del papa americano

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La “Porta di Lampedusa” – memoriale di tutti i migranti che hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa.

Il 4 luglio, festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti, Leone XIV, primo papa americano, si recherà in visita sull’isola di Lampedusa.

I 250 anni degli Usa possono essere un suo punto di svolta per i suoi prossimi secoli – e per la Chiesa cattolica che oggi come non mai si proietta al mondo.

È, o era, un posto speciale. Tutte le Americhe sono state un luogo per trovare una nuova vita, avere una nuova occasione. Lo erano in particolare per la vecchia Europa ma poi, sempre più, per tutto il mondo.

In particolare gli Stati Uniti d’America erano l’occasione delle occasioni. La terra promessa, Israele. Il sogno americano era un ideale, un’opportunità che si faceva realtà. Era un sogno offerto idealmente e praticamente a tutti.

Certo, non tutti trovavano l’Eden. Ma l’idea e l’ideale di comunità comprensive, solidali, dove si rispettava chiunque, e chiunque rispettava gli altri e la sua comunità piccola o allargata, era l’immagine concreta che l’America proiettava a tutti. C’era un’idea di equità, eguaglianza, che non era la livella pauperistica che fruga nelle tasche altrui. Era un’equità morale, di essere giusti, fare la cosa giusta, e avere riguardo per tutti.

Non tutto era rosa sotto la patina, ma tutto voleva tendere al rosa, e quella tendenza, quello sforzo intellettuale e morale faceva grande quella America che si voleva sentire piccola, modesta, umile.

Era un sogno-realtà che nessun paese era riuscito a eguagliare. L’unione sovietica, il comunismo, che prometteva il paradiso in terra, dava ai suoi cittadini l’inferno.

Quell’America aveva vinto il cuore l’anima di tutti, amici e nemici, prima, dopo e durante la guerra fredda.

Sogno a metà

Dopo 250 anni, quell’America pare divisa come non mai. Un pezzo sembra volersi chiudere, arroccarsi, si sente debole e perciò vuole fare l’America di nuovo grande.

Un’altra parte dell’America sembra incarnata nella Chiesa cattolica e vuole portare il sogno americano nella cattolicità (e viceversa) e festeggerà il quarto di millennio del paese nel luogo simbolo del confine, a Lampedusa. È l’isola al centro del Mediterraneo dove gli emigrati del sud del mondo vagheggiano di arrivare per essere al nord, avere accesso al sogno.

Quello che il primo papa americano celebrerà a Lampedusa sarà un gesto per otto miliardi di persone, il sogno americano con caratteristiche cattoliche, o forse meglio: il sogno cattolico con caratteristiche americane.

Forse mai come oggi, in mezzo a tante pericolosissime crisi, c’è bisogno di questo. La gente normale, quella che cerca di sbarcare il lunario, che desidera un futuro migliore per sé e la sua famiglia, che è inquieta o ha paura, che scappa o che ha ambizioni, aspira ancora quell’America che è negli Usa ma anche in Europa.

Le migrazioni non sono solo un problema di ordine pubblico (come gestire gli arrivi, come reprimere le mafie che trafficano e ingannano) né è solo un problema di sviluppo (portiamo la crescita economica a casa loro). Anche se c’è questo, c’è anche altro: c’è uno spirito.

Siamo aperti, liberi, disponibili, o siamo ostili, arroccati, respingenti? Davanti alle pressioni che arrivano dal sud del mondo fuggiamo o andiamo avanti verso gli altri con gli altri? Cerchiamo il coraggio o ci arrendiamo alla paura?

Poi, certo con la realtà, bisogna fare conti concreti, non camminare sulle nuvole. Ma lo spirito è quello di essere chiusi o aperti? È una scelta di libertà: la vogliamo o preferiamo la sicurezza della prigione mentale prima che fisica?

La Chiesa cattolica dopo la riforma protestante per secoli sembrava avere incarnato la conservazione. Invece oggi sempre di più ha raccolto la torcia delle rivoluzioni illuministiche e liberali. Esse hanno trasformato il mondo negli ultimi tre secoli, a partire dalla rivoluzione inglese e puritana del 17° secolo, per tanti versi madre della rivoluzione americana.

È umano, comprensibile avere paura della libertà. Però è bellissima.

Non basta, non può bastare che l’America da sola sia un posto speciale, tutto il mondo deve esserlo. Non lo sarà, non può esserlo, non tutti diventeranno America. Del resto, non tutti hanno successo, non tutti “ce la fanno”. L’afflato egalitario, il sentirsi insieme, il voler essere insieme, con prudenza, umiltà è forse quello che conta di più. Da qui, le vie concrete, realistiche, pratiche, in cui ciascuno, a suo modo, cerca la sua strada verso quel sogno.

La Chiesa con Francesco ha già scelto questa “America”, gli Usa divisi, sofferenti, dolenti di fronte a sfide su tante dimensioni, non è chiaro che strada sceglieranno, la paura o il coraggio, la libertà o i muri, l’America per il mondo o l’America per sé stessa.

In teoria la home of the brave and the land of the free dovrebbe avere il destino segnato, ma potrebbe essere diverso.

Così buon 4 luglio ai 250 dell’America e buon 4 luglio alla Chiesa cattolica col suo papa americano, e auguri per il 4 luglio a tutto il mondo, americani e non, cattolici e non.

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