Libano-Tregua: Trump parla con Hezbollah

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Giovani donne e bambini nel Sud del Libano.

Giovani donne e bambini nel Sud del Libano.

Quale cessate il fuoco ci sarebbe in Libano? Quando tutto sembrava indicare un’ulteriore, imminente burrasca, in un messaggio pubblicato su X, ieri sera, Donald Trump ha scritto: “Ho avuto una telefonata molto produttiva con il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu, e nessuna truppa andrà a Beirut, e tutte le truppe che erano in viaggio sono già state rimandate indietro. Allo stesso modo, tramite rappresentanti di altissimo livello, ho avuto un’ottima telefonata con Hezbollah, e hanno concordato che cesseranno tutti gli scontri a fuoco, che Israele non li attaccherà e che loro non attaccheranno Israele”.

Ma davvero le cose stanno così? Molte voci da Israele contestano la linea di Trump e criticano Netanyahu se l’ha accettata. Le notizie dai due Paesi cambiano, nuove dichiarazioni – nel corso della notte – hanno sostituito le precedenti. Molti riferiscono di uno scambio molto acceso tra Trump e Netanyahu, al quale il presidente statunitense avrebbe detto di doversi fermare – “Ma potrà fermarlo?”. Questa è la domanda che apre la prima pagina del quotidiano libanese L’Orient Le Jour. Più tardi, in una dichiarazione separata, Trump si è detto sicuro che l’accordo con l’Iran sarà definito nei prossimi giorni.

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Di certo all’ultimo minuto Israele ha fermato l’attacco su Beirut che avrebbe dovuto aver luogo ieri sera, ma la stampa libanese sostiene che il premier israeliano avrebbe detto due cose: l’attacco ci sarà se Hezbollah attaccherà di nuovo Israele; e poi che nel sud del Libano l’esercito israeliano opererà come programmato.

In un quadro così incerto, mutevole, sembra chiara la diversità di posizione tra Stati Uniti e Israele.  Ed ecco gli attacchi aerei della notte, che rendono impossibile dire di più.

Una ricostruzione libanese è questa. Domenica gli Stati Uniti avrebbero proposto alle autorità libanesi una tregua parziale, escludere attacchi israeliani a Beirut e attacchi di Hezbollah contro i territori israeliani, poi la tregua si sarebbe estesa.

Il presidente del Parlamento libanese, vicino ad Hezbollah, avrebbe obiettato: “Perché una tregua parziale, si faccia una tregua complessiva”. E forse qui in mezzo si dimenano le parti, con Trump che ha tentato di arrivare alla tregua totale.

Non a caso il quotidiano libanese L’Orient Le Jour questa mattina scrive: “Con una mossa a sorpresa, lunedì sera il presidente americano Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, senza tuttavia precisare se si trattasse di una cessazione completa delle ostilità o di un accordo limitato volto esclusivamente a impedire a Tel Aviv di colpire Beirut e la periferia sud. Tuttavia, il processo era in corso già da un po’ di tempo e la sua storia presenta numerosi dettagli, nonché il coinvolgimento di diversi attori che hanno contribuito a questa conclusione”.

Il testo di Trump non sembra proprio così, ma i fatti sembrano andare in questa direzione, chissà se con il consenso di tutti.

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Nella notte aerei e droni israeliani hanno colpito in diverse località del sud del Libano, risultano anche azioni militari di Hezbollah, con notizie meno dettagliate. Difficile dunque dire cosa accadrà oggi, giorno in cui si dovrebbero avere più elementi dai negoziati tra libanesi e israeliani previsti a Washington.

Il testo trumpiano porta comunque una novità evidente: non sappiamo tramite chi, ma sappiamo che Trump ha dovuto affermare di aver interloquito con Hezbollah, cosa mai neanche ipotizzata dalle amministrazioni americane. Una notizia rilevante per Hezbollah e soprattutto per i suoi sponsor, l’Iran e in particolare i pasdaran.

Poco prima infatti l’Iran aveva affermato che interrompeva tutti i negoziati con Trump per via degli attacchi israeliani in Libano, minacciando di chiudere (tramite i miliziani yemeniti Houti) anche la porta d’accesso al Mar Rosso, Bab al Mandeb e di colpire Israele (secondo quanto scritto dal sito al-Monitor), se non si fosse fermata l’escalation libanese.

Così, dopo le affermazioni iraniane e la sorprendente decisione di Trump di mettersi in contatto anche con i filo-iraniani di Hezbollah, questi ultimi hanno detto di accettare il cessate il fuoco, che invece avevano respinto quando lo aveva negoziato il governo libanese, accusato di tradimento. Le prossime saranno dunque ore di grandissime tensione.

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Forse, sebbene ormai appaia un dettaglio, può avere interesse soffermarsi sul fatto che dal Libano meridionale fossero emerse due petizioni popolari per dichiarare Tiro e Nabatiyeh città aperte, cioè senza armi.

Firmate da alcune centinaia di proponenti, le petizioni implicavano infatti il no alle armi di Hezbollah insieme alla richiesta di porre termine agli attacchi israeliani.

Un discorso che ora torna nell’ombra, davanti alla centralità dei negoziati politici. Ma che costituiva una novità, soprattutto politica, vendendo da territori controllati da Hezbollah.

Ieri un importante giornalista libanese firmava un articolo intitolato “Solo i libanesi possono salvare il Libano”. Un’idea difficile ma che sarà interessante seguire nelle prossime ore, al di là di quel che la grande politica deciderà.

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