
Docente di Teologia Pastorale presso la Pontificia Università della Santa Croce, il sacerdote romano Fabio Rosini è stato direttore dell’Ufficio vocazioni presso la diocesi di Roma, parroco e incaricato della pastorale interna per i dipendenti della RAI. Licenziato al Biblico di Roma, è autore prolifico di libri e di commenti biblici, in particolare per guidare i giovani nel cammino della vita cristiana.
Dopo aver proposto il percorso sul Decalogo e sui conseguenti Sette Segni del Vangelo di Giovanni, ora intende proporre un itinerario di fede in cinque volumi. Vuol far passare i lettori dal banale al sublime.
In questo primo volume si interroga sull’origine del sublime, indagando sulla nascita della fede, dono di Dio immeritato, e sulla chiamata alla bellezza e alla gioia a cui tutti siamo attirati.
Combatte contro la smemoratezza e la tristezza umana (non quella secondo Dio…).
La fede è un incontro personale con Gesù, in cui viene intessuta una reazione personale, mediata da intermediari celesti e umani di cui occorre sempre fare memoria.
Sempre in questo volume della serie egli commenta in sei capitoletti l’annuncio dell’angelo a Maria e la sua splendida risposta. Egli vede in questo evento un cammino esemplare di fede possibile a tutti. Occorre vivere prima di voler capire (tutto…), rallegrarsi nel Signore. Non avere paura e abbandonarsi ai progetti di Dio con fiducia e serenità, allegria. Maria è una “serva allegra”.
Nel suo lavoro Rosini segue la traduzione della Bibbia CEI 1974, mentre rifiuta, per motivi personali, quella del 2008 (a p. 17, nota 3, mette in guardia il lettore “dotto” – e io sono uno fra quelli – e spiega: «la trovo liturgicamente più plausibile di quella del 2008; quest’ultima la trovo condizionata da scelte ermeneutiche non condivise sotto molti punti di vista»).
Già nel primo capitolo, l’autore si infila però in un cul de sac, ondeggiando nella traduzione della domanda di Maria fra “Come è possibile?” (1974) e “Come avverrà questo” (2008). Scegliendo la traduzione 1974, la domanda di Maria non si discosta molto da quella di Zaccaria e, difatti, Rosini stesso nel capitolo usa, ondeggiando più volte, la traduzione “Come avverrà questo?”. Così nel secondo capitolo sceglie la traduzione 2008, “Rallegrati”, e non quella sbiadita del 1974, “Ti saluto”.
Da parte mia, stimo molto il lavoro fatto da colleghi e da vescovi che ha portato alla traduzione 2008 – con i suoi limiti –, pur rimanendo molto feconda anche quella del 1974.
Il dettato di Rosini è avvincente, “leggero”, quasi giornalistico. A tratti è molto “diretto” e polemico con alcuni interlocutori (ad es. con gli influencer cattolici, inutili e che fanno perdere tempo…).
L’autore ha un grande seguito presso i giovani e presso molte persone e di questo non c’è che da rallegrarsi di questi tempi. Aspettiamo volentieri gli altri quattro volumetti (purtroppo con quel neo…).
Fabio Rosini, L’origine del sublime (Le Operi Grandi. Il viaggio dal mediocre al sublime – 1), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2026, pp. 144, € 15,00, ISBN 9788892244078.






Io credo che l’unico scopo di un cristiano sia di prendersi cura dei fratelli in senso molto pratico e non teorico. Farlo è molto bello e arricchente. Non credo ci sia molto altro da dire se non che il sublime per Dio non è tanto la bellezza dei dipinti di Botticelli ma come per ogni padre/madre sono i propri figli. E come per ogni padre e madre è sublime trovare che sa amare i loro figli aiutandoli a sbocciare, lo stesso vale per Dio che trova sublime chi ama i suoi figli e che si impegna a per il loro bene. La bellezza ci salverà. Ma non la bellezza estetica ma la bellezza dell’amore che diventa sublime agli occhi di chi ha fede. Chi non vede il sublime nell’ accogliere i profughi, nel vestire gli ignudi, nel dar da mangiare agli affamati a mio parere non ama Dio. Io insegno gratuitamente l’italiano agli stranieri. So fare solo quello ma spero che questo li aiuti ad emanciparsi e ad essere felici. Perché anche loro come me ne hanno diritto ad una vita serena. Il sublime di Dio è fare il bene dei fratelli. E questo Maria l’ha capito subito.