Vincenzo Tangorra, tra economia ed etica

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La grave crisi economica che stiamo vivendo, se in primo luogo ha evidenziato la fragilità di un intero modello di sviluppo economico, necessariamente pone degli interrogativi nel cercare di definire il legame fra etica ed economia.

Ciò che necessita di una discussione critica sono le basi del nostro (occidentale) modello capitalistico di produzione della ricchezza: stiamo infatti assistendo alla crisi di un sistema basato su squilibri macroeconomici oramai insostenibili, su profonde e sempre più accentuate disuguaglianze sociali. Conduciamo un sistema di vita che si declina in un agire che spesso fa leva anche su un modello economico finanziario fine a se stesso, in cui viene espressa l’idea che vi sia o debba esserci una separazione tra le ragioni dell’economia e le ragioni dell’etica.

La concezione economica che predomina nella cultura odierna, che opera a vantaggio di dinamiche individuali, egoistiche e basate unicamente sulla massimizzazione dei profitti, ha sistematicamente rimosso il riferimento a parametri etici. Da qui la denuncia, costante nella dottrina sociale della Chiesa, verso un’economia ridotta a pura ricerca di profitto: «il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia», scrive papa Francesco nell’enciclica Laudato si’.

In questo contesto appare di notevole interesse riprendere in mano la lezione offerta dalla scuola economica classica cristiano-sociale, che ha prodotto, a partire dall’Ottocento, una ricca riflessione sul sostrato etico, per così dire, del fatto economico. In Italia, il nome più noto è senz’altro quello di Giuseppe Toniolo (1845-1918), che ispirò prima della Grande Guerra il mondo cattolico in ambito sociale. Qui si propone un testo di un autore meno noto, Vincenzo Tangorra (1866-1922), che fu il successore di Toniolo sulla cattedra di economia politica all’università di Pisa. Proprio in occasione dell’assunzione di questa cattedra, il 22 gennaio 1919, Tangorra pronuncia una vibrante Prolusione sul senso di una scuola cristiano-sociale di economia politica mettendola a confronto con la scuola classica.

Si tratta di un testo certamente datato, nel linguaggio e per l’orizzonte storico-culturale che abbraccia, ma nondimeno di profonda attualità. Tangorra invita infatti i giovani che lo ascoltano a considerare i fenomeni e le problematiche dell’economia alla luce di prospettive più ampie, tentando di mostrare come solo un tale approccio restituisce intelligibilità allo stesso fatto economico.

Vincenzo Tangorra, Economia ed etica, a cura di Giorgio Garonne Tangorra e Stefano Zamboni, Marcianum Press, Venezia 2023, 96 pp., 12 euro

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