
Martedì 21 aprile 2026, papa Leone XIV ha iniziato l’ultima tappa del suo viaggio apostolico in Africa mettendo piede in Guinea Equatoriale, un paese spesso descritto come uno dei più chiusi del continente.
Questo viaggio ricorda quello di Giovanni Paolo II nel 1982, accolto dallo stesso presidente Teodoro Obiang Nguema.
Infatti, di fronte a quest’ultimo, al potere da oltre quattro decenni, Leone XIV ha pronunciato un discorso misurato ma significativo al palazzo presidenziale. Senza adottare un tono frontale, ha tuttavia invitato le autorità a «mettersi al servizio del diritto e della giustizia», sottolineando l’importanza di un impegno sincero a favore del bene comune.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, il Papa ha denunciato le logiche di sfruttamento delle risorse naturali, in particolare petrolifere e minerarie, che spesso avvengono «in spregio al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli».
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Nel corso di questa prima giornata, il papae ha incontrato anche rappresentanti del mondo della cultura. Artisti, intellettuali e attori della vita culturale hanno discusso con lui del ruolo essenziale della cultura nella costruzione di una società più umana.
Leone XIV ha sottolineato che la cultura non è solo un’eredità da preservare, ma una forza viva capace di risvegliare le coscienze, promuovere la verità e rafforzare l’unità di un popolo. In un paese segnato da forti tensioni sociali, ha incoraggiato i creatori ad essere artefici di pace, voci profetiche capaci di denunciare le ingiustizie aprendo al contempo vie di speranza.
Questo intervento trova un’eco particolare in Guinea Equatoriale, dove le ricchezze petrolifere rappresentano una parte essenziale dell’economia, ma i cui benefici rimangono distribuiti in modo molto diseguale. Leone XIV ha evocato con gravità l’aggravarsi del divario tra una piccola minoranza privilegiata e la grande maggioranza della popolazione, richiamando implicitamente le sfide legate alla corruzione e alla giustizia sociale. Il suo appello non si limita a una critica, ma vuole essere un invito a costruire una società più equa, in cui le risorse vadano realmente a beneficio di tutti.
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Al di là degli incontri ufficiali, il papa ha compiuto anche gesti concreti, fedeli allo spirito del suo pontificato. La sua visita all’ospedale psichiatrico Jean-Pierre Olié di Malabo ha costituito un momento forte di questa giornata. Recandosi dai malati e dal personale sanitario, ha messo in luce una realtà spesso emarginata: quella delle persone vulnerabili, in particolare di coloro che soffrono di disturbi mentali. Questo gesto pastorale ricorda che la dignità umana non dipende né dalla condizione sociale né dalla salute, ma è inerente a ogni persona.
I responsabili della struttura hanno visto in questa visita un segnale forte, un appello a una maggiore attenzione verso coloro che sono spesso dimenticati. In un paese in cui le sfide sanitarie e sociali rimangono importanti, la presenza del Papa funge da incoraggiamento a sviluppare politiche più inclusive e umane.
Così, questa tappa in Guinea Equatoriale riassume bene lo spirito del viaggio di Leone XIV in Africa: un delicato equilibrio tra parola profetica e diplomazia, tra denuncia delle ingiustizie e vicinanza ai più fragili.
Invocando il diritto, la giustizia e la solidarietà, il papa non si rivolge solo ai governanti, ma all’intera società, invitata a diventare protagonista di un futuro più giusto e fraterno.
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