Chronicon – 8. Una giornata storta

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Il Chronicon parrocchiale spesso non ricorda solo eventi memorabili. Oggi devo scrivere una pagina “minore”, ma mi serve per sfogare il guazzabuglio di sentimenti cattivi che mi si sono appiccicati addosso. La giornata è partita col piede sbgaliato con la caldaia della chiesa che è andata in blocco. Me l’ha fatto notare subito la Lina con il suo solito tono di rimprovero come se fosse colpa mia. Già avevo dormito male e mi è venuto da risponderle peggio. Si sa poi che quando le cose possono andar male lo fanno sicuramente, e infatti la giornata è precipitata in un filotto di insuccessi. Ancora arrabbiato per la questione della caldaia ho di fatto sprecato l’ora di tempo che mi ero ritagliato per preparare la catechesi degli adulti della prossima settimana. Non un’idea, non un pensiero buono, non riuscivo neppure a trovare autori da cui scopiazzare onestamente… Ho girato a vuoto per un’ora, spulciando da un libro all’altro, ma senza concentrazione. Non è la prima volta che mi capita. Ho già poco tempo in cui pensare con una certa pacatezza, e non di rado mi scivola via in un attimo con l’impressione di uno spreco imperdonabile. Per il resto della mattinata non mi è stata lasciata molta via di scampo: tra qualche telefonata, il citofono che suonava di continuo, tante piccole rogne da niente, il tempo mi è scappato dalle mani. Sulla scorta della mattina buttata ho sprecato anche il dopo pranzo. Al posto di dire l’ora media ho cincischiato su internet alla ricerca delle ultime (inutili) notizie, e quando ho dovuto rispondere alle richieste del solito ex carcerato con l’esaurimento nervoso che chiedeva aiuto, l’ho trattato veramente male.

Alla fine sono state le cose che non ho scelto a raddrizzare la giornata. Alle 16 mi hanno chiamato per un’unzione dei malati. Ci sono andato malvolentieri perché diluviava, ma una volta entrato in casa la compostezza della fede delle persone presenti, l’affetto che si respirava, il clima raccolto di una sofferenza dignitosa mi hanno restituito alle cose davvero importanti. Sentivo di essere una presenza indegna, forse inadatta per i sentimenti che ancora mi portavo dentro. Ma quello che sentivo era poco importante. La cosa che davvero contava era che Dio provava a guarirmi dandomi l’opportunità di uscire da me stesso e di prendermi cura di altri. Ed è con questi sentimenti che sono tornato a celebrare la messa nel tardo pomeriggio. In giornate come queste sento più vere che mai le parole che recito con tutta l’assemblea: Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa. Ho celebrato e pregato così, con un senso di grande distanza che solo la parola di Dio poteva colmare. Terminata la messa percepivo di aver fatto la cosa giusta, e come tante volte nelle mie giornate, pensavo che sono le cose “oggettive” del ministero a tenermi a galla: un malato da visitare e una celebrazione ordinaria da presiedere in sincerità di cuore sono sufficienti per salvare un giorno dal nulla in cui sembrava sprofondare.

Non che questo abbia sistemato il resto della serata, perché la riunione con il gruppo liturgico è stata uno strazio, e piano piano è rimontata tutta la rabbia che si era sopita. Ora che è quasi notte scrivo queste righe e consegno a Dio tutta la mia amarezza e il mio dispiacere per aver sciupato un giorno che lui mi ha donato. E mi riaccoglie la parola che mi ha custodito durante l’eucaristia: “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori”. Chiedo che mi accompagni in questa notte e mi dia pace. Vorrei che fosse vera per me la frase di Paolo che reciterò a compieta: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira”. Mi piacerebbe tenermela addosso, come una buona medicina, come un balsamo per molte ferite.

don Giuseppe

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