
Foto di Larah Vidotto da Pixabay
…caminante, no hay camino,
se hace camino al andar…
…viandante, non c’è cammino,
il cammino si fa andando…
I versi di Caminante, un famoso componimento del poeta Antonio Machado (1875-1939), posti in esergo all’agile volumetto dalla copertina ambrata su cui sono raffigurate alcune persone (due donne, due uomini, una bambina, un bambino…) che camminano a piedi scalzi fra le dune di un deserto, danno piena risonanza al titolo che il vescovo di Verona, Domenico Pompili, ha scelto per la sua nuova lettera pastorale, Sulla via.
Un Dio che cammina
Il tema del cammino e dell’itineranza sostengono tutta la tramatura della riflessione, che si dipana dall’Introduzione (L’uomo che cammina) alla Conclusione (Con un bagaglio leggero), intrecciando ai fili biblici e teologici della Prima parte (Strada facendo), i fili del discernimento che ha sostenuto e seguito l’Assemblea diocesana dello scorso 16 maggio, presentati nella Seconda parte (Camminare insieme).
Il Dio biblico non è immobile – scrive il vescovo Domenico. Fin dai primi libri della Bibbia, noi incontriamo un Dio che si mette sulle nostre tracce, che ci cerca, ci accompagna e ci fa camminare; e, in Gesù, scopriamo il Dio che, nel farsi bambino, ha imparato a camminare, rivelando fin dall’inizio che la libertà ha bisogno di legami buoni e solidali, come ci racconta il luminoso dipinto di Van Gogh ispirato ai Primi passi di Millet: in un orto assolato, una bimbetta incerta, sostenuta amorevolmente della mamma, azzarda i suoi primi passi verso il papà che, chino a terra, lasciati gli attrezzi del lavoro, allarga le braccia verso di lei e la incoraggia a farsi avanti.
Il racconto dei tanti passi compiuti da Gesù, in cammino senza sosta per tutta la vita sulle strade d’Israele, si arricchisce di suggestioni artistiche, letterarie e filosofiche – un invito ad aprire il cuore alle infinite risonanze evangeliche che possono rendere più ricca e consapevole la nostra fede –, arrivando a proporre una vera e propria “teologia dei piedi”: i piedi nudi come segno di rispetto, ma anche di consapevolezza e di accettazione del proprio limite.
La “teologia dei piedi”
Toglierci i sandali – come Mosè davanti al roveto ardente –, entrare in contatto vivo con la terra, ci ricorda che noi siamo parte e apparteniamo ad una realtà più grande di noi, che non possiamo considerare come un oggetto da possedere e da sfruttare. Ma togliersi le scarpe significa anche che, quando ci avviciniamo al suolo santo rappresentato da una vita ferita, possiamo diventare capaci di deporre la fretta, umanizzare le regole, colmare la distanza protettiva.
La “teologia dei piedi” ci porta a riflettere sulla reciprocità del gesto del lavare i piedi ad altri e del farseli lavare, perché la fede cristiana sta in questi due gesti insieme; ma ci invita, anche, a pensare al rischio degli inciampi che si incontrano lungo il cammino: inciampi che possono svegliarci e risvegliarci, interrogando e mettendo in crisi le nostre marce troppo sicure; e inciampi che feriscono, che buttano a terra, che alzano soglie e chiudono porte.
Il gesto antico e sempre rinnovato del camminare ci aiuta a riscoprire il valore del tempo: tempo per gustare la bellezza della natura, tempo per rimanere in silenzio, tempo per ascoltarci nel profondo, tempo per stare insieme, perché camminare non è arrivare a una meta: è disporsi a fare attenzione a chi sta sulla nostra stessa strada, per ammirare insieme un paesaggio vivo.
La strada è il luogo degli incontri: come la strada di Emmaus, come la strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Ai crocicchi delle strade, non nel tempio, si trova la Sapienza, figura della saggezza del Verbo; ai crocicchi delle strade vengono recuperati i commensali che parteciperanno alla festa di nozze del figlio del re, sdegnata dagli invitati.
Quattro scelte essenziali
La seconda parte della Lettera pastorale presenta in modo ampio e articolato le quattro scelte essenziali, profonde e generatrici di reciprocità consegnate dall’Assemblea diocesana primaverile alla Chiesa veronese: la festa come esperienza spirituale; la formazione di una fede adulta; la prossimità alle persone fragili e la cura delle vite segnate dal limite; la sinodalità come stile di corresponsabilità che dà forma viva al “corpo” ecclesiale.
Una richiesta pressante si era levata, a maggio, dai tavoli dell’Assemblea: concretezza. Non una concretezza facile, che nasce dal fatto che qualcuno decide e molti eseguono, ma una concretezza che scaturisce da un percorso che le persone hanno attraversato insieme. Perciò, queste quattro strade individuano quattro percorsi attraverso cui la Chiesa di Verona vuole impegnarsi in modo concreto a trasformare le orme in passi condivisi.
A tale scopo, il testo della Lettera è accompagnato da uno Strumento di lavoro essenziale, di una decina di pagine, che vuole configurarsi come lo strato operativo della Lettera, pensato per l’aggiornamento e la verifica nei vicariati, nelle Unità pastorali e nelle comunità.
Due avvertenze preliminari, presenti anche nella Lettera, vengono ribadite nello Strumento di lavoro.
La prima riguarda il fatto che ogni comunità – mettendosi in ascolto della Parola e della realtà – è chiamata a tracciare nuovi cammini nella libertà di sperimentare e con il dovere di verificare.
La seconda, per nulla scontata, riguarda un criterio che attraversa tutte e quattro le strade, e che non ci è permesso dimenticare: l’attenzione alla presenza e al riconoscimento dei ruoli delle donne nelle nostre comunità.
La voce del vescovo Domenico risuona con chiarezza: Le donne non disegnano una quinta strada, parallela alle altre: camminano su tutte e quattro. Accade però che il loro passo sia appesantito da ostacoli che non vengono dal Vangelo. Chiedo che siano le comunità stesse ad assumere la questione dentro ciascuna delle quattro strade, perché è là che stiamo camminando, tutte e tutti insieme.
La Lettera pastorale è stata consegnata dal vescovo la sera di martedì 8 settembre, in occasione della celebrazione liturgica della Natività di Maria – la Madonna del Popolo tanto cara a Verona.
Le meditazioni bibliche della tradizionale novena in preparazione alla festa – che quest’anno aveva come tema I nomi di Maria. La storia della salvezza nel nome di una donna – sono state curate da otto teologhe: suor Grazia Papola (Figlia di Sion); Lucia Vantini (Donna); Cristina Simonelli (Stabat Mater); Lucia Di Palma (Arca della Nuova Alleanza); Silvia Tarantelli (Serva del Signore); Selene Zorzi (Madre del Signore); Lena Residori (Madre della Misericordia); suor Maria Giovanna Caprini (Chi è nostra madre?).
Un segno eloquente di “primi passi” concreti, sulla via di Gesù.





