Chi ha paura di Naval’ny?

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navalny

In memoria di Aleksej Anatolevič Naval’nyj

Prologo (immaginario, non troppo…)
Leningrado, 1962

C’è grande animazione sulla vicina Naberežnaja:[1] un tendone traballante calamita l’attenzione di frotte di ragazzini, alcuni impettiti nella loro nuova divisa dei pionieri con l’immancabile fazzoletto rosso al collo. Il piccolo Volodija[2] è tra questi. Spolvera frettolosamente l’uniforme, sopravvissuta a una zuffa con i compagni, e medita sulla lezione che la strada gli ha regalato: «se la rissa è inevitabile, colpisci per primo». Lo sguardo è attratto dalla scritta approssimativa che pende dal tendone: «Tre palle un rublo». Se colpisci tutti e tre i bersagli, puoi fare un secondo giro gratis, poi un altro ancora e così via fino al primo errore.

Volodija è eccitato e determinato, abile: mira e vince, più volte. Sotto i colpi infallibili delle palle cadono i «nemici del popolo» Kennedy, Adenauer, McMillan…e uno strano personaggio vestito di bianco davanti a un cupolone. Poi, ancora nemici, tanti nemici. Sindrome dell’accerchiamento, matura l’idea ossessiva di difendersi… Comincia con un corso di judo, nell’agognata attesa dell’uso delle armi al quale provvederà il servizio militare.

Leningrado 1975

Vladimir Vladimirovič si laurea in legge. È affascinato dall’ottimo maestro Anatolij Aleksandrovič Sobčak. Peccato che si tratti di un costituzionalista poco patriottico. Ha il torto di privilegiare l’arma della legge, evanescente, a quelle reali, concrete, affascinanti. I libri non servono a difenderti; le armi invece sono calde e vigorose, le puoi ammirare e accarezzare con voluttà, meglio della pelle di una femmina… Non perdono un colpo, ti appagano emotivamente, ti inebriano le narici con il profumo del sangue, te lo fanno pregustare al palato… No, la carriera universitaria non fa per lui, roba da debosciati, meglio qualcosa di più serio, di concreto, il KGB per esempio…

Sala del riposo, nella «reggia» di Gelendžik, sul Mar Nero, 16 febbraio 2024

Grandi specchi, ovunque, riflettono l’immagine dell’uomo-di-ghiaccio che si concede un tempo di relax. Un maxischermo occupa quasi un’intera parete e proietta una matrice di fotografie, volti di persone; assomiglia a un casellario di polizia. Colpisce, su molti volti, una X impressa a luce rossa, che lampeggia, intermittente, fastidiosa. Al centro della stanza, su un grande tronco mozzato, che evoca il Lobnoje mesto[3] sulla Piazza rossa, si notano un telefono cellulare viola, un artistico bicchiere e una bottiglia di vodka di marca Putinka Z–2022, che affiora da un contenitore del ghiaccio. Incuriosisce la presenza di un puntatore laser particolare, simile a un fucile di precisione, con un grilletto al posto di un banale pulsante.

L’uomo-di-ghiaccio passeggia rimirando la propria immagine negli specchi. Soprattutto accarezza con lo sguardo le sue scarpe speciali, con i tacchi alti, lucidissime, che richiamano quelle di Luigi XIII di Francia. Regalo di una famosa ditta di calzature di Vladimir, desiderosa di conquistare i favori del «capo» e consapevole di quanto sia importante la statura per i dittatori. Passeggia nervoso in attesa di qualcosa o qualcuno regalando a ogni specchio smorfie di compiacimento o di disappunto, senza minimamente tradire la leggendaria fissità dello sguardo che rende il suo volto impenetrabile.

A tratti gioca compulsivamente con il laser-fucile e punta a qualcuno dei volti sullo schermo. Nella sua mente affiora il ricordo, tenerissimo, delle sue vittorie infantili a «tre palle un rublo».

Squilla il cellulare viola. Il suo volto s’illumina: «Chi? Lui? Bravi ragazzi, ottimo lavoro! Portatemi il decreto di promozione per Valery Boyarinev!».[4]

Afferra il puntatore laser, prende accuratamente la mira, tira il grilletto… Una nuova X rossa lampeggia ora sul volto di Alekseij Anatolevič Naval’nyj, che si aggiunge ai molti già marchiati.[5]

Con un ghigno carico di disprezzo l’uomo-di-ghiaccio osserva ora l’esigua folla di volti non ancora liquidati e riflette: «Carne da mattatoio, ferma all’ultimo cancello! Farò riportare sulle foto anche le sbarre, perché sono già in nostre mani.[6] E fermeremo per sempre anche quegli ingrati, scappati all’estero, come Mihail Khodorovskij o Leonid Gozman. Non sarà un’impresa difficile: i ragazzi della FSB hanno pur fatto un ottimo lavoro in Spagna con quello sporco traditore di Maksim Kuzminov».[7]

Pregusta ancora il progressivo e inesorabile restringersi della rete attorno ai pesci che godono ancora di (apparente) libertà, come Dmitrij Muratov,[8] Marina Ovsjannikova e Aleksandr Archangel’skij,[9] Oleg Orlov[10] e molti altri.

Finalmente l’uomo-di-ghiaccio si rilassa, riempie e tracanna un bicchiere di vodka, poi un altro, un altro ancora. Le tradizioni russe vanno rispettate. «Chiamerò il mio amico Kirill; potrà celebrare una liturgia di ringraziamento. Un nuovo passo sulla strada della Grande Madre Russia è compiuto. Contro gli infedeli occidentali».

L’uomo-di-ghiaccio abbandona la stanza del riposo dopo un deferente inchino (sprizzante invidia) al gigantesco ritratto di Caterina II Alekseevna, sotto il quale si stende una carta geografica del XVIII secolo che mostra l’immensità del suo impero. Lo stesso, o più ancora, che turba e eccita i sonni di Vladimir Vladimirovič.

Chi ha paura di Naval’ny?

Che Vladimir Vladimirovič Putin abbia avuto, ed abbia, paura di Alekseij Anatolevič è di immediata evidenza. Come in un rito scaramantico evita persino di pronunciarne il nome, da vivo e da morto. E se la paura ha il sopravvento, il miglior antidoto, secondo il manuale di sopravvivenza sovietico, è annientare il nemico che l’ha provocata. Fatto.

Più difficile è individuarne le ragioni.

Proviamo in primo luogo a rileggere la biografia di questo «terribile nemico»,[11] che poteva essere l’unico vero competitore elettorale in queste elezioni-farsa.

Alekseij Anatolevič Naval’nyj nasce il 4 giugno 1976 a Butyn’ (regione di Mosca). Infanzia e giovinezza sono comuni a quelle di molti giovani russi: compie il curriculum di studi d’obbligo, si diploma, studia giurisprudenza dal 1993 al 1998 e lavora come avvocato per una società immobiliare. Si laurea poi in economia nel 2001. Nel 2009 soggiorna per un breve periodo con una borsa di studio all’Università di Yale.

È agnostico come la maggior parte dei suoi coetanei ma in età adulta conosce la fede.[12] Si sposa con Julija e diviene padre di due figli.

La sua svolta «politica» inizia nel 2000 con l’iscrizione al partito Jabloko, divenendone rapidamente uno dei leader. Esce dal partito nel 2007 ma non perde il suo ruolo politico e verso il 2010 diviene un simbolo dell’opposizione a Putin, che attacca soprattutto sul fronte della corruzione e sulla concezione monocratica del potere.

Fonda il Comitato per la difesa dei moscoviti, il movimento giovanile «DA! – Alternativa democratica» e la Fondazione anticorruzione (nel 2011), che definisce il partito di governo (Russia unita) come «un partito di ladri e delinquenti». Subisce inizialmente il fascino del nazionalismo e nel 2013 si candida a sindaco di Mosca con una campagna contro i migranti, raccogliendo un significativo 27% di voti. Abbandona successivamente queste idee e inizia a battersi per la democratizzazione del paese attaccando apertamente il cerchio magico del Cremlino e la sua endemica corruzione.

Nel 2013 inizia un processo a suo carico per appropriazione indebita che lo condanna a 5 anni con la condizionale. Nel 2014 finisce agli arresti domiciliari pur assumendo una posizione ambigua sulla conquista della Crimea da parte di Putin (che, almeno per un certo periodo, gli farà perdere le simpatie del popolo ucraino).

Le manifestazioni indette da lui riescono a mobilitare 120.000 persone. Verso il 2015 si sposta decisamente sul fronte liberale e nel dicembre 2016 si candida alle elezioni presidenziali del 2018 dichiarando di voler trasformare il regime presidenziale in parlamentare e far entrare la Russia nell’Unione Europea.

Nel giugno 2017 la Commissione elettorale boccia la sua candidatura a causa delle precedenti condanne e pubblica il documentario sulla corruzione del premier Dmitrij Medvedev, causando grandi manifestazioni di piazza in tutto il paese. Seguono numerosi arresti. Nel 2018 fonda il partito Russia del futuro e lancia lo Smart voting, secondo il quale le forze dell’opposizione dovrebbero concentrarsi su un unico candidato o partito, indipendentemente dalle differenze, allo scopo di battere Russia Unita. È un leader carismatico molto seguito dai giovani grazie ai suoi metodi comunicativi moderni (nel 2021 il suo canale YouTube raggiunge i 6 milioni di utenti).

Il suo folgorante cammino politico, pur tra molti arresti, viene stroncato dall’attentato col Novičok nell’agosto 2020, sul volo che da Tomsk lo riporta a Mosca. Salvato per miracolo, grazie a un medico che riesce a imporre un atterraggio di emergenza,[13] viene trasferito in Germania per le cure. Il 17 gennaio 2021 decide di tornare a Mosca pur sapendo che lo attende l’arresto. All’arrivo abbraccia per l’ultima volta la moglie Julija e viene ingoiato dal sistema carcerario russo.

La sua equipe lancia in rete un secondo documentario sulla corruzione dello stesso Putin legata anche al suo faraonico «palazzo segreto» sul Mar Nero. In detenzione, subisce tre nuovi processi (dichiarati «politici» e infondati da varie istanze internazionali) con accuse fantasiose che portano ad altrettante condanne: a due anni e mezzo nel febbraio 2021; a 9 anni nel marzo 2022; a ulteriori 19 anni per «estremismo» nell’agosto 2023. In dicembre si perdono le sue tracce, finché riappare nella colonia penale di massima sicurezza IK-3 Pokrov di Kharp, oltre il circolo polare, dove muore a 47 anni il 16 febbraio 2024, dopo quasi 300 giorni di cella d’isolamento punitivo.

Come può un uomo con questo curriculum, da tempo in catene, reso inoffensivo dal freddo della cella d’isolamento e dagli stenti, incutere tanto timore al potere autocratico di Putin? Fino al punto di eliminarlo fisicamente?

La risposta è all’interno del suo stesso curriculum. Alekseij Anatolevič Naval’ny appare una persona del tutto normale, un cittadino normale, che ama normalmente il suo popolo e la terra dov’è nato, fino al punto di tornare a essa pur sapendo che all’aeroporto lo attendono le manette. Un cittadino di normale cultura e istruzione, che cerca e ottiene un’occupazione normale, che subisce il fascino di alcune sirene giovanili (nazionalismo, paura dell’emigrato,…), ma che ad un certo punto della vita rivede criticamente e coraggiosamente le proprie posizioni (forse anche grazie alla bella avventura famigliare che lo rende sposo e padre felice e all’incontro con la fede) e sente il richiamo potente dell’onestà, del servizio alla sua gente, della lotta a un sistema di potere perverso e corrotto che oscura l’intelletto delle masse. E allora, come può, reagisce.

L’uomo-di-ghiaccio non è uno stupido, anzi! Fiuta subito il pericolo: sta proprio nella «normalità» di persone come Naval’ny. Chiunque può dunque essere un «Naval’ny». Guai se questo virus dovesse trovare imitatori: per lui, per i suoi autocrati, per gli oligarchi, per il sistema di potere che è riuscito a creare sarebbe la fine. Da uomo forgiato nei crogiuoli del KGB conosce la forza devastante dell’insopprimibile voce della coscienza, e del rischio che diventi un simbolo!

Non basta seppellire il soggetto in qualche luogo desolato e sconosciuto della Siberia per sterilizzare la sua forza vitale. Persino da morto potrebbe nuocere: cerca persino di ostacolare i funerali con ogni sorta di ricatti. Dopo averlo schiacciato come una fastidiosa cimice occorre distruggerne la memoria.

Ma nulla possono le sbarre e la brutalità degli sbirri se l’eco della sua voce sarà raccolto da uomini puri e forti, dentro e fuori da quella sconfinata prigione in cui la cricca putiniana sta brutalmente relegando il grande e vero popolo russo: «Non arrendetevi. Io non ho paura. Non abbiatene neanche voi».

Grazie, Alekseij Anatolevič!

Vecnaja Pamjat![14]

Lorenzo Fellin, ingegnere, è stato docente di Impianti elettrici all’Università di Padova.


[1] Argine. Strada che fiancheggia un fiume. A Leningrado (ora San Pietroburgo) è preceduta o seguita da un nome identificativo; ad esempio Naberežnaja Kutuzova.

[2] Vladimir Vladimirovič Putin è nato a Leningrado il 7 ottobre 1952.

[3] Lobnoje mesto. Una costruzione cilindrica piatta di una decina di metri, collocata sulla Piazza Rossa quasi di fronte alla Porta Spasskaja del Cremlino. Secondo la tradizione era utilizzata per i proclami dello zar e per le esecuzioni capitali.

[4] Valery Boyarinev, vice capo dell’autorità carceraria, sarebbe stato promosso colonnello generale del Ministero degli Affari Interni dopo la morte di Naval’ny.

[5] Figurano tra questi Sergheij Yusshenkov (politico, 2003), Paul Klebnikov (giornalista, 2004), Anna Politkovskaja (giornalista, 2006), Alexander Litvinenko (ex agente KGB, 2006), Anastasia Baburova (giornalista, 2009), Stanislav Markelov (avvocato, 2009), Boris Berezovsky (oligarca, 2013), Boris Nemtsov (politico, 2015), Mikhail Lesin (politico, 2015), Dan Rapoport (manager, 2022), Ravil Maganov (manager, 2022), Pavel Antov (politico e oligarca, 2022), Yevgeny Prigozhin (ex amico, capo della Wagner, 2023) e molti altri, inclusa una cinquantina di anonimi funzionari, suicidi sospetti, morti misteriose come quella del giovane medico di Naval’ny, Sergey Maximishin…

[6] Tra questi Vladimir Kara-Murza (giornalista, condanna a 25 anni, colonia di Omsk), Ivan Safronov (condanna a 22 anni, giornalista contro la guerra), Oleg Sencov (condanna a 20 anni, per aver chiesto la liberazione dei detenuti politici), Aleksej Gorinov (anziano consigliere comunale, invalido, condannato per aver proposto una manifestazione contro la guerra in Ucraina, colonia IK-2 Pokrov), Aleksandra Skočilenko (condanna a 7 anni, commessa, per aver sostituito i cartellini segnaprezzi con adesivi contro la guerra in Ucraina), Il’ja Jašin (condanna 8 anni e 6 mesi, deputato comunale, condannò l’eccidio di Bucha), Paul Whelan (condanna a 16 anni, ex marine), e altri arrestati o in attesa di processo come Alsa Kurmasheva, Evan Gershkovic, Oleg Naval’ny, Robert Romanov, Robert Shonov.

[7] Maksim Kuzminov, il disertore fuggito con il suo elicottero e rifugiato con falsa identità in Spagna, recentemente trovato morto per arma da fuoco.

[8] Premio Nobel per la pace 2021, direttore di Novaja Gazeta.

[9] Giornalisti.

[10] Fondatore di Memorial, recentemente condannato a 2,5 anni di reclusione.

[11] Molte informazioni sono tratte dagli ottimi lavori di Adriano e Marta Dell’Asta sulla rivista: La Nuova Europa, ed. La Casa di Matriona, numeri dal 2021 al 2024.

[12] Da convertito cristiano scriverà un singolare augurio pasquale «anche ai non ortodossi, ai non credenti e agli atei» il cui testo completo si può leggere grazie a un articolo di Adriano Dell’Asta su: La nuova Europa, il 18 febbraio 2024. Si riportano qui solo due passaggi: «Cristo è risorto, cristiani ortodossi! (…) Pensateci bene: è la festa della cosa più importante che ci sia. La festa dell’inevitabile trionfo del Bene sul male. La festa della speranza. La festa della fede in un futuro migliore. Contro che cosa si era battuto il Signore? Contro la menzogna, l’ipocrisia, la schiavitù, l’ingiustizia, l’usurpazione del potere da parte di delinquenti e ladri. Contro tutto quello che maggiormente ci disgusta, che ha disgustato molti prima di noi e disgusterà molti dopo di noi. E fu molto dura per Lui. Non aveva chi potesse sostenerlo, cose come i nostri meeting erano proibite, gli OMON lo tormentavano con le lance, i mass media erano sotto il controllo dei farisei, al potere c’erano dei furfanti con proprietà immobiliari all’estero (…)».

[13] Il medico morirà poco dopo per un misterioso infarto.

[14] Eterna memoria!

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