Cambiamenti climatici ed eventi estremi

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Il 18 aprile 2026, all’interno del Convegno di Studi “I mutamenti climatici – Gli effetti nel mantovano” promosso dall’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, la dottoressa Paola Mercogliano, che dirige la Divisione di modelli regionali e impatti geo-idrologici del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), ha presentato una relazione sul cambiamento in Italia.

La ricercatrice ha oltre 25 anni di esperienza nella modellistica atmosferica e climatica ed è inoltre specializzata nello sviluppo e nell’applicazione di modelli numerici ad alta risoluzione nelle previsioni meteorologiche e nella simulazione di scenari climatici a scala locale e urbana.

Il suo lavoro si concentra su eventi estremi e rischi geoidrologici, contribuendo in modo significativo alla valutazione e alla comprensione dei rischi legati al clima. È presidente della Società Italiana di Climatologia e docente di Meteorologia avanzata presso l’Università “Parthenope” di Napoli.

I tre messaggi chiave che la relatrice ha presentato sono i seguenti:

  • il clima sta cambiando anche in Italia e continuerà a cambiare nei prossimi decenni;
  • gli impatti sono rilevanti per i territori e per la società, soprattutto con eventi intensi/estremi;
  • adattarsi richiede conoscenza dei dati locali e collaborazione.

Smettiamo di pensare – questo l’appello della ricercatrice – al cambiamento climatico come ad un problema del futuro: il cambiamento climatico è già in atto, con impatti rilevanti; impatti non solo fisici, bensì incidenti anche sulla società, toccando particolarmente la sua parte più vulnerabile. La ricerca scientifica, grazie a dati, modelli e strumenti, può portare a soluzioni tali da ridurre gli impatti.

La prima evidenza che emerge dagli studi è che gli eventi estremi degli ultimi decenni stanno comportando gravi perdite economiche. Spesso pensiamo che il cambiamento climatico sia un problema ambientale, un problema da “climatologi”, mentre i danni economici che ne derivano sono anche e innanzi tutto un problema sociale: per cui, occuparsi di cambiamento climatico deve divenire un tema urgente dell’agenda politica.

Gli impatti sono così rilevanti che devono coinvolgere tutti: politici, amministratori locali, architetti, ingegneri, agronomi, veterinari, medici, psicologi… gente comune. Oggi si deve considerare impattante persino lo stress dovuto al vivere, per lunghi periodi, ad alte temperature, o quello che deriva dall’essere investiti da eventi estremi.

Nel periodo 1980-2023 in Europa si sono stimate perdite economiche determinate da eventi estremi collegabili al cambiamento climatico, pari a 738 miliardi €, il 22% delle quali nel solo triennio 2021-2023, con un trend in crescita. È necessario trovare al più presto dei rimedi.

Impatti pesanti

In un contesto come quello italiano – molto vulnerabile per motivi geomorfologici – gli eventi intensi possono determinare impatti pesanti. Un evento estremo è un evento raro rispetto all’andamento climatologico di una certa zona: una precipitazione intensa in un bosco non causa danni, ma se s’abbatte su una città, allora può causare impatti molto gravi, perché il suolo è stato reso in buona parte impermeabile. E un territorio non manutenuto è molto più esposto.

Oggi osserviamo che eventi, una volta rari in Italia, si presentano con sempre maggiore frequenza: questa è la prova che è in atto un cambiamento del clima. Nel periodo 1991-2020, sull’Italia, si è notata una crescita statisticamente significativa degli eventi estremi di pioggia, soprattutto tra novembre e il marzo successivo. A motivo di tale cambiamento, dovremmo, in qualche modo, risultare pronti – specie in alcuni contesti territoriali – a far fronte a piogge che ormai sono entrate nella norma.

Ma le piogge più intense rispetto al passato trovano spesso un contesto territoriale non pronto e vulnerabile: frane e alluvioni sono fortemente in crescita; e i comuni interessati da questo tipo di impatto sono sempre più. Per questo è richiesto un lavoro approfondito dei climatologi, insieme ai geologi e agli ingegneri che si occupano del territorio, per cercare di capire come porre rimedio ai disastri ambientali.

Le climate stripes (strisce climatiche) in figura esprimono visivamente come è aumentata la temperatura media annuale nella provincia di Mantova nel periodo 1961-2024 rispetto all’era pre-industriale. Statisticamente, se la temperatura media e il clima fossero stazionari, dovremmo trovare in qualche anno strisce blu (temperatura al di sotto della media) e in qualche anno rosse (al di sopra della media). In realtà, osserviamo un trend crescente di colore rosso che significa l’aumento di temperatura, con valori sempre sopra la media e sempre più elevati.

Perché ci interessiamo particolarmente delle città? Perché un clima estremo, con temperature più elevate, piogge più concentrate e venti più forti, va ad impattare particolarmente nei contesti urbani, in cui c’è un maggior numero di persone da proteggere insieme alle costruzioni. Oggi, per esempio, si parla molto di rifugi climatici, ossia di luoghi dove portare le persone meno difese durante le ondate di caldo intenso.

Durante l’estate si creano isole di calore urbano, favorite dalla vasta superficie impermeabile e alla scarsità di vegetazione, con notevoli concentrazioni delle emissioni inquinanti e climalteranti.

Nelle città la temperatura può risultare di 5°C o 6°C superiore rispetto alle aree limitrofe, mentre la concentrazione in atmosfera di CO2 e di altri gas climalteranti è in continuo aumento a causa delle attività antropiche.

Nei prossimi anni tale tendenza all’aumento termico sarà più o meno accentuata a seconda delle scelte che faremo come società sulle fonti di energia, sul tipo di alimentazione, sui trasporti e su tutte le attività umane.

Quali misure adottare

Ora, però, dobbiamo cercare di capire a cosa stiamo andando incontro e come possiamo metterci al riparo. L’unico strumento che abbiamo a disposizione è costituito da modelli climatici, che ci dicono che l’aumento dei gas climalteranti in atmosfera determinerà sui nostri territori ancora impatti importanti. Dunque, quando costruiamo, quando pianifichiamo i territori, quando legiferiamo ecc., dobbiamo ormai tener conto di questi modelli e del nuovo clima: non possiamo assolutamente ritenere che le cose siano ancora uguali al passato.

Il grafico è relativo alle temperature medie annuali registrate in Italia dal 1980 ad oggi, con proiezioni che arrivano sino al 2100, utilizzando, appunto, i modelli climatici: in rosso appare lo scenario peggiore, con un aumento termico, rispetto all’era pre-industriale, di quasi 5°C: è quello che si otterrà continuando ad emettere CO2 come si sta facendo tuttora, cioè continuando a bruciare pesantemente combustibili fossili (business as usual); differentemente – facendo riferimento alle politiche portate alle varie alle COP (Conference of the Parties) per ridurre la crescita di concentrazione dei gas climalteranti – si potrebbe osservare un aumento della temperatura più contenuto, tra 1,5°C e 2,5°C (grafici in blu e in verde). La temperatura è il “motore” del cambiamento climatico: quanto più essa aumenta, tanto più il clima cambia e, di conseguenza, incrementano gli eventi estremi.

Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), elaborato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) nel 2023, ha fissato le strategie che si dovrebbero adottare in Italia per combattere il cambiamento climatico, basandosi sulle evidenze emerse dai centri di ricerca specializzati nel settore.

Il PNACC prospetta in Italia nei prossimi anni un forte aumento di temperatura, soprattutto nel caso in cui si decida di non attivare una seria politica di transizione energetica. Sicuramente ci sarà una minor richiesta di energia per il riscaldamento degli ambienti, ma, insieme, una domanda di molto maggiore per il raffrescamento, e questo soprattutto a causa dell’aumento delle ondate di calore.

È previsto poi un significativo aumento degli incendi, soprattutto sugli Appennini e sulle Alpi. Anche se gli incendi sono essenzialmente di origine dolosa, il clima mutato li favorisce, con venti forti, siccità, aumenti di temperatura repentini. Un incendio può durare più giorni e provocare danni importanti.

Si stanno registrando incrementi notevoli del numero di episodi di siccità, in particolare nel Sud dell’Italia, incluse le isole; mentre al Nord si nota l’alternarsi di eventi di segno opposto, cioè di eventi estremi di pioggia alternati a lunghi periodi di siccità. Le zone costiere sono soggette a mareggiate intense e ad un innalzamento del livello del mare, con inondazioni di ampie aree: ciò incide sulle infrastrutture come sull’acquacultura e sul turismo.

Si registra, in Italia, un generale incremento dell’intensità della frequenza degli eventi estremi nelle precipitazioni, ma si nota anche una diminuzione delle precipitazioni complessive che potrà arrivare sino ad un 20% in meno nel 2050.

Prevedere i mutamenti

Su questi dati si devono basare quindi le politiche di adattamento, a partire dai livelli locali, con la verifica climatica DNSH (Do No Significant Harm): prima di realizzare un’opera si dovrebbe dimostrare che quello che si sta facendo sia compatibile col mutamento; per farlo, occorre prevedere come muterà il clima nel corso di almeno un secolo: tutti i tecnici – compresi quelli del settore sociale e sanitario – dovranno essere preparati sui modelli climatici per ridurre l’eventualità di trovarsi costantemente di fronte alle emergenze.

Ad esempio, l’indice di disagio termico ci dice quanti sono i giorni in un anno in cui il caldo e l’umidità fanno percepire una temperatura superiore a 45°C: si va verso un numero medio di 20 giorni all’anno in cui ci sarà un disagio termico importante, che ovviamente andrà a colpire particolarmente gli anziani, i bambini, le persone che hanno disturbi cardiovascolari.

Quindi – attenzione – non dobbiamo preoccuparci solo del clima in quanto tale, bensì delle conseguenze profonde, e, per farlo, dobbiamo mettere insieme tanti saperi e le comunità che abitano il territorio.

È indubbio poi che il cambiamento climatico in Italia vada ad incidere sul mondo economico, sulle infrastrutture, sull’agricoltura e il settore turistico. E farà aumentare le diseguaglianze e i disagi sociali, poiché non tutti siamo attrezzati allo stesso modo a fronteggiare il disagio.

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