
Il 17 giugno 2026 si è svolto, in modalità online, un incontro, promosso dalle Comunità Laudato si’, di conoscenza di Sloweb. Sloweb è un’associazione di promozione sociale (APS), con sede a Torino, fondata per promuovere l’uso responsabile degli strumenti informatici, del web e delle applicazioni Internet attraverso attività di informazione, educazione e lotta agli usi impropri da parte di organizzazioni di ogni natura.
Nell’incontro si è parlato di ecologia integrale e di etica digitale, del digitale sobrio, pulito e giusto e dei servizi web accessibili e sostenibili per scelte consapevoli.
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Luca Martinotti è co-fondatore di Slow Food e attuale responsabile dell’ufficio di presidenza di questa associazione, con l’incarico di portare avanti progettualità e relazioni in continua connessione con l’università.
Martinotti ha aperto l’incontro ricordando Carlo Petrini, da poco scomparso, che è stato il fondatore di Slow Food e promotore, insieme a mons. Domenico Pompili, delle Comunità Laudato Si’ che sono sorte a partire dal 2015, a seguito dell’omonima enciclica di papa Francesco.
Esistono forti tratti in comune tra Slow Food e Sloweb: entrambe vogliono evidenziare i meccanismi che determinano i consumi: nell’ambito del cibo la prima, e in quello della rete la seconda.
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Pietro Jarre, laureato in Geoingegneria Ambientale, ha svolto molti progetti per grandi infrastrutture e diretto società di consulenza in tutto il mondo. Da dieci anni si dedica con l’associazione Sloweb allo studio dell’impatto ambientale, sociale e economico delle tecnologie digitali.
Secondo Jarre, gli smartphone creano dipendenza, proponendoci app per qualsiasi cosa. Con Sloweb si vuole sviluppare il pensiero critico nell’uso delle tecnologie.
Piattaforme come Google usano i nostri dati per i loro scopi, creando l’illusione che il digitale significhi libertà, ma non è così. Il digitale oggi favorisce la concentrazione del potere e l’autocratismo, come avviene negli USA. Ci sono, però, associazioni come Sloweb che tutelano le persone e le famiglie proponendo un digitale sobrio, ecologico (consuma poco), pulito e giusto, cercando di ridurre le diseguaglianze.
Plastica, petrolio, metalli: 50 anni fa pensavamo che fossero essenziali per lo sviluppo, uno sviluppo senza limiti. Poi abbiamo capito l’essenzialità dell’ecologia che ci aiuta a realizzare un digitale veramente sostenibile.
Carlo Petrini, con Slow Food – da cui Sloweb ha preso le mosse – ha lottato perché prevalga un modello di vita buono per l’ambiente. A questo proposito, il movimento Sloweb porta a Terra Madre, Salone del Gusto 2026, a Torino, una nuova idea: integrare l’esperienza di Slow Food con quella di Sloweb per uno stile di vita più sobrio, pulito e giusto anche nell’uso del digitale.
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Norberto Patrignani, docente di Computer Ethics al Politecnico di Torino e di ICT & Società dell’Informazione alla Cattolica di Milano, ricopre importanti incarichi a livello nazionale e internazionale. Si occupa di impatto sociale dei computer ed etica informatica.
Patrignani ha ripreso il concetto di ecologia integrale della Laudato si’: considerare il nostro pianeta come un bene comune che abbiamo il compito di custodire. Oggi il digitale è la tecnologia del dominio, della guerra: un digitale pensato come “astrazione”, che nasconde l’estrazione dei dati e dei materiali; è la tecnologia che consuma enormi quantità di energia e di acqua; è il digitale che sostiene le nuove “religioni” che propagandano uno sviluppo senza limiti; è il digitale che incorpora il pensiero dominante. Purtroppo, oggi l’85% dell’elettronica diventa materiale di rifiuto e il digitale contribuisce per il 4% della quantità di CO2 riversata in atmosfera.
Sloweb sostiene invece l’ecologia integrale, in linea con la Laudato si’ di papa Francesco, con la Magnifica humanitas di papa Leone del 2026 e con l’AI Assisi Act del 2024, un manifesto deontologico interdisciplinare contenente linee-guida per un uso etico e trasparente dell’Intelligenza Artificiale.
Sloweb sostiene una tecnologia dotata di un codice etico che sia: “aperta”, con software libero, accessibile a tutti; “comunitaria”, cioè disponibile per le comunità che tutelano l’ambiente e le persone; “decentrata e inter-operabile”, per poter spostare dati da un ambiente all’altro.
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Mauro Munzi è responsabile del sistema informativo e della comunicazione del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione (CDTI) di Roma. Laureato in Filosofia e appassionato di Informatica, ha lavorato in Olivetti, dove si è occupato della sicurezza dei dati nei pc bancari e nella progettazione di terminali self-service. Nell’ultimo decennio si è concentrato sulla sanità digitale e sull’intelligenza artificiale.
Oggi l’AI esercita un controllo epistemico sulla produzione e sulla comprensione della realtà, impone i temi di discussione in modo positivo e negativo. Il soggetto economico-tecnologico è così potente da superare gli Stati e così forte da imporsi ad essi e alle persone. È in gioco la democrazia, condizionata dalla tecnologia.
Munzi ha notato, in questo contesto, il crescente interesse della Chiesa per l’AI, come dimostra la recente enciclica di papa Leone e l’AI Assisi Act. Oggi parlare di etica è difficile, ma la morale cattolica rappresenta una coscienza critica contro il paradigma tecnocratico e contro il funzionalismo che vede la persona asservita alla tecnologia e agli interessi economici. L’obiettivo è un digitale pulito e giusto.
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Maria Letizia Filippi è geologa esperta in cambiamenti climatici, sostenibilità e impatto del digitale. Ha lavorato come ricercatrice e consulente per studi di geo-ingegneria in Italia e all’estero. Dopo un master in Cambiamenti climatici: soluzioni di mitigazione e adattamento, si dedica alla formazione nelle scuole e nelle aziende. È vicepresidente di Sloweb per l’educazione digitale.
Filippi ha interagito proponendo una breve indagine sul numero di dispositivi (smartphone, tablet, pc, smart TV…) di ciascuno: emerge che ne abbiamo ben più di uno a testa. Nel mondo vi sono oltre 32 miliardi di dispositivi, cioè 4 per ogni persona. Che cosa si può fare?
La prima cosa è allungare la vita dei dispositivi, che, come si sa, necessitano di intere miniere per la fornitura dei materiali necessari per la costruzione. È poi è consigliabile cercare di acquistare device rigenerati, che sono ottenuti dagli scarti. Quindi, controllare i dati che accumuliamo ed eliminare quelli che non servono. Google acquisisce i nostri dati (testi, foto, video) anche attraverso le mail e il cloud. Meglio usare il wi-fi in casa per non appesantire troppo la rete che fa un ampio impiego dei cavi. Fare attenzione all’impatto sociale, ad esempio al modo in cui le Big Tech trattano i loro dipendenti. Utilizzare il Digital Collage, un laboratorio collaborativo e divertente della durata di 3 ore, il cui obiettivo è sensibilizzare e formare i partecipanti sulle problematiche ambientali legate al digitale: attraverso un’attività coinvolgente e stimolante, i partecipanti individuano azioni concrete per migliorare l’impatto sul pianeta e sulle persone, e hanno l’opportunità di discutere sia gli aspetti positivi sia i rischi che gli impatti del mondo digitale, troppo spesso ritenuto “immateriale”.
Il Digital Collage si basa su dati scientifici e sull’intelligenza collettiva. I partecipanti, in gruppi di 4-8 persone, “giocano” con delle carte che rappresentano il ciclo di vita degli apparecchi digitali e della rete che alimenta e sostiene Internet. Questa modalità pedagogica permette loro di comprendere gli impatti ambientali e sociali delle loro scelte digitali, alternando fasi di riflessione, discussione, creatività per assicurare la comprensione e la memorizzazione dei concetti chiave.
Il clima sta cambiando, il mondo del digitale anche: ci vuole consapevolezza, per difendersi, prepararsi, e adattarsi.
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Nicola Bonotto, vicepresidente di Sloweb per la sostenibilità digitale, da sempre impegnato nella diffusione del tema della sostenibilità digitale in Italia, coopera con realtà nazionali e internazionali che condividono lo stesso obiettivo.
Bonotto ha parlato dell’impatto ambientale ed energetico dei siti web e dell’hardware necessario per mantenerli in funzione. Bisogna ridurre il più possibile il consumo energetico, anche per prolungare la vita delle batterie e far durare al massimo i data center e i device: è una sfida contro l’obsolescenza programmata usata dalle case produttrici dei dispositivi.
Nel gestire un sito web si deve cercare di mettere solo i dati essenziali, riducendo soprattutto le immagini e i filmati. Le foto andrebbero periodicamente tolte dal dispositivo, magari salvandole prima su una memoria esterna (hard disk esterno o chiavetta USB). Non si deve archiviare tutto: moltissimi dati non vengono più usati, ma occupano spazio inutilmente. Anziché Whatsapp si può usare Signal che meglio assicura la privacy da parte di una società no profit.
In generale è bene staccarsi dalle Big Tech (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft). Questi colossi dell’informatica e dell’AI non vedono bene le normative europee sulle limitazioni nell’uso dell’AI, sulle limitazioni dei consumi nei data center, sul trattamento dei rifiuti informatici.
L’Unione Europea rappresenta il punto più avanzato al mondo per quanto concerne l’ecologia informatica: per questo viene attaccata dalle Big Tech che controllano i sistemi operativi più diffusi.





