Per i 90 anni di Sofia Gubaidulina

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Oggi, 24 ottobre, compie novant’anni la compositrice russa Sofia Gubaidulina, divenuta nota in tutto il mondo, specie dopo la caduta del muro di Berlino, per le sue opere musicali di ispirazione religiosa. Per una maggiore conoscenza in Italia, SettimanaNews le dedica la seguente intervista realizzata con l’aiuto di Chiara Bertoglio, musicologa, musicista e teologa: autrice, tra tanti altri, del volume Per sorella musica. San Francesco, il Cantico delle Creature e la musica del Novecento, Effatà Editrice 2014 – contenente saggi su Olivier Messiaen, Alfred Schnittke, Sofia A. Gubaidulina.

  •  Chiara, quando e come sei arrivata alla conoscenza e allo studio dell’opera di Sofia Gubaidulina?

Venti anni fa non nutrivo, francamente, una grande simpatia per la musica contemporanea. Conoscevo allora solo la musica contemporanea occidentale, sinché qualcuno mi ha educato a conoscere autori quali Alfred Schnittke, Giya Kancheli, Edison Denisov, Henryk Gorecki… e appunto Sofia Gubaidulina: tutti musicisti cresciuti oltre la ‘cortina di ferro’. Ho scoperto in questi una autenticità, una profondità e – dico pure – una bellezza che non avevo ancora incontrato negli autori occidentali loro coevi.

Al di là che abbiano dato il meglio di sé nell’ambito della musica di ispirazione religiosa – come nel caso appunto della Gubaidulina – questi autori dell’est hanno saputo trasmettere un ‘senso’ chiaramente percepibile nella loro musica, mentre negli autori occidentali contemporanei è altrimenti prevalsa la decostruzione del ‘senso’, sino all’assenza di ogni ricerca di ‘senso’ in musica.

Secondo me, quando manca la volontà di organizzare il materiale musicale secondo un senso compiuto intrinseco alla musica, la musica stessa perde di intelligibilità e quindi perde di significato.

Noto ora il paradosso di quanto è avvenuto negli anni del dopoguerra del secolo scorso: mentre nell’Europa che ancora conteneva una buona parte della cristianità, le avanguardie si sono mosse nel verso della decostruzione, oltre la ‘cortina’ – ovvero nelle regioni dell’ateismo di stato – il gruppo di compositori a cui ho accennato, ha cercato di conservare un ‘senso del tutto’ come il bene più prezioso.

Il contesto
  • In quale clima famigliare e culturale e con quale sensibilità è cresciuta la piccola Sofia Gubaidulina?

L’impero sovietico tendeva alla omologazione, ma naturalmente conteneva una grande varietà di tradizioni religiose e culturali. Sofia Gubaidulina è nata in una regione remota dell’URSS, in Tatarstan, nella quale c’era – e c’è tuttora – una presenza musulmana importante. Il nonno paterno era un imam. Il padre avrebbe dovuto quindi seguirne le orme, ma divenne ingegnere minerario.

Dalla piccola città di Cistopol – ove è nata Sofia – la famiglia si trasferì a Kazan, la capitale della regione: una città di grande interculturalità. Sicuramente la tradizione religiosa musulmana è stata respirata dalla piccola Sofia, sia in famiglia che nell’ambiente in cui è cresciuta. Sin da bambina – secondo le biografie ma del tutto credibilmente – ha manifestato un animo contemplativo: stava spesso in mezzo alla natura verde, immersa in una sorta di preghiera, benché una preghiera religiosamente ancora informe. Il suo percorso religioso-spirituale è avvenuto poi in maniera strettamente intrecciata al suo percorso musicale.

  • Come è giunta al cristianesimo e quindi al battesimo?

Il suo approdo al cristianesimo è avvenuto in due tappe. Nel ’45 era una bambina molto malata. La madre fece un voto: se la bimba fosse guarita l’avrebbe fatta battezzare nella Chiesa ortodossa. In effetti Sofia guarì e la madre la fece battezzare segretamente, in ragione dei rischi di una cerimonia in pubblico che avrebbe coinvolto il ruolo del padre.

Non so dire della validità di quel battesimo. Sicuramente, soltanto molti anni dopo – nel 1970 – la Gubaidulina adulta si è coraggiosamente decisa per il battesimo ortodosso in cerimonia pubblica. Mi sta a cuore evidenziare il ruolo che in tale scelta ha avuto un’altra importante musicista: Maria Yudina, straordinaria pianista, donna di grande spiritualità, figura che neppure Stalin, a suo tempo, era stato in grado di intimorire.

Il concetto di ‘religione’ cristiana posseduto dalla Gubaidulina contiene il significato latino del ‘legare’ – da cui anche il ‘legato’ in connotazione musicale – perché, per lei, c’è ‘qualcosa’ che tiene insieme – ossia che lega – il sé personale e l’assoluto, in un ‘tutto’. Probabilmente la sua formazione teologica non ha avuto nulla di strutturato. Sicuramente è stata nutrita dalla liturgia ortodossa che – da sé – possiede la facoltà di catechizzare. La poesia – quale la poesia di Anna Achmatova – deve aver avuto poi un ruolo di mediazione rispetto alle sue conoscenze religiose e alla sua religiosità.

Musica sotto il regime sovietico
  • Qual è stata la sua vita di musicista nel periodo sovietico?

Nel periodo sovietico la Gubaidulina non ha evidentemente avuto molta fortuna come musicista: di fatto ha patito la fame. Come noto, la proposta e l’esecuzione dei nuovi brani musicali avveniva sotto l’egida dell’organismo parastatale di diretta espressione del partito. Solo la musica che rispondeva ai ‘canoni’ estetici dettati da tale organismo poteva andare in esecuzione. La Gubaidulina ha sempre rifiutato al riguardo qualsiasi tipo di diktat e di compromesso.

Ciò evidentemente ha significato per lei l’impossibilità di farsi conoscere, di ottenere commissioni e di guadagnare. Solo con la musica da film ha potuto lavorare un poco, il che le ha consentito di campare. Pochissimi musicisti l’hanno apprezzata a quel tempo. Ma, tra questi, figure rilevanti come Dimitri Shostakovich in URSS e Gidon Kremer.

Dopo la ‘caduta del muro’ è iniziata per la Gubaidulina un’altra storia: in poco tempo è divenuta una delle icone più stimate della musica contemporanea, corteggiata da tutte le grandi orchestre del mondo. Da quel tempo – secondo la sua natura appartata -, uscita dalla Russia, vive in un villaggio in Germania. A novant’anni vive e lavora ancora lucidamente.

Per i paradossi della storia a cui ho accennato, oggi la sua produzione – orientata dalle commissioni – rischia di risultare meno libera e meno originale di un tempo.

  • Che cosa non veniva tollerato della sua musica?

I canoni sovietici chiedevano una musica per il popolo che trasmettesse la sensazione che tutto stava andando per il meglio. La musica della Gubaidulina – come presto dirò – non aveva affatto questa caratteristica. A ciò si aggiunga il tenore spiccatamente religioso dei suoi brani, a partire dai suoi titoli manifesti, quali, ad esempio, In croce: alla luce di questi elementi diventa immediata la comprensione della sua posizione in Unione Sovietica. Anche a lei e alle sue opere – come a molti altri musicisti e allo stesso Shostakovich – è stata attribuita l’etichetta di ‘formalismo’ in musica.

Dualismo
  • Vuoi entrare nelle caratteristiche della musica della Gubaidulina?  

La sua musica – similmente a quella degli autori richiamati all’inizio – è fortemente innervata dal ‘dualismo’, ovvero da forti contrapposizioni, tuttavia destinate alla conciliazione.  Già alcuni titoli ne danno espressione: ‘vivente e non vivente’, ‘chiaro e scuro’, ‘rumore e silenzio’. Il dualismo può collocarsi tra le tradizioni intensamente vissute da questa compositrice, tra l‘est e l’ovest del mondo, e quindi manifestarsi, sul piano strumentale, tra il solista e il gruppo di strumenti o l’orchestra; più in generale il dualismo si pone tra il dramma e la quiete e, in fondo, tra l’umano e il divino.

Nel suo stile musicale trovano una parte rilevante le percussioni, sia quale espressione di motivi etnici, sia quale eco della liturgia cristiana ortodossa: ascoltando questa musica, si può pensare infatti al suono delle campane delle chiese ortodosse – prima e dopo il servizio liturgico, durante il canto del Vangelo e il canto eucaristico – ma pure si può pensare, a mio avviso, all’uso dei turiboli metallici che di fatto scandiscono con un ritmo sonoro il canto liturgico ortodosso. Nello stile della Gubaidulina non si nota tuttavia – se non talvolta – l’andamento più sereno della coralità ortodossa, come, ad esempio, in un altro importante autore, quale Arvo Pärt.

  • Nei capitoli del tuo libro “Per sorella musica”, tu accenni alla femminilità della musica della Gubaidulina: puoi spiegare?

Lei stessa identifica nella femminilità una cifra distintiva della sua musica. Questo significa – anche per me che sono donna – la propensione a pensare e a ripensare le cose, ciò che nella musica diviene – o può diventare – un atteggiamento contemplativo di grande profondità. Peraltro, Sofia Gubaidulina non mostra alcuna ‘vergogna’ nel trattare in musica gli argomenti più delicati: anche questo mi sembra un carattere molto femminile.

Naturalmente i temi del dolore, della morte, della pietà, sono ben presenti nella sua musica come nella sua esperienza di vita, ma sempre in una chiave di risurrezione e quindi di speranza. Trovo in ciò ancora una nota di femminilità: trovo quella generatività – quella caratteristica del dare la vita – che è propria della femminilità e della maternità. Sofia è pure madre.

Tre composizioni
  • Si può dire che la sua musica sia di matrice cristiana ortodossa?

Direi che la sua ‘ortodossia’ è convinta. La sua musica lo testimonia. Ma è una ortodossia naturalmente cristiana e quindi aperta. Musicalmente è molto aperta alle influenze, ad esempio al Bach luterano, per quanto riguarda il passato, e al Messiaen cattolico, per la contemporaneità.

I suoi temi e i suoi titoli religiosi sono pertanto ben riconoscibili da parte di tutti i cristiani: In croce, Le ultime sette parole di Cristo sulla croce, Requiem-Risurrezione, la Passione secondo Giovanni: sono titoli e motivi molto ‘cattolici’ a cui la Gubaidulina ha lavorato imprimendo le caratteristiche ‘ortodosse’. Il Requiem è un canto di risurrezione più che di morte.

  • Vuoi presentare brevemente due brani: ‘In croce’ e ‘Le ultime sette parole di Cristo sulla croce’?

In questi brani la contemplazione del crocifisso è evidente, ma con una simbolica propria, direi molto russa. C’è in entrambi i brani – unicamente strumentali – il protagonismo del violoncello, uno strumento dal suono evidentemente molto caro alla Gubaidulina. Nella scelta di questo strumento c’è molto spazio per la gestualità: per la simbolica, appunto.

Il violoncello è da sé cruciforme, con la sua struttura verticale intersecata dal lungo arco orizzontale. Fisicamente il violoncello quasi ricopre il corpo del musicista che lo abbraccia: tra lo strumento e chi lo suona avviene una sorta di identificazione che, in questo modo, simbolicamente, rimanda alla croce e al Cristo.

Nel brano In croce (qui) il violoncello è affiancato – o, per certi versi, contrapposto – all’organo. Le sonorità del violoncello assumono sembianze molto simili alla voce umana.

Nel brano Le sette parole (qui) il violoncello si confronta con la fisarmonica o col bajan [la versione più piccola e più popolare della fisarmonica in Russia], strumento che la compositrice tratta come un piccolo organo dalle sonorità molto simili ad esso, utilizzando glissandi, ossia la produzione di suoni continui di note musicali, per evocare quegli assi orizzontale/verticale che evocano la croce.

La stessa autrice – accostando proprio questi strumenti – diceva di aver inteso il suono del violoncello come espressione del sistema nervoso degli esseri umani, mentre il suono della fisarmonica come manifestazione del loro respiro o sospiro: gli strumenti sono dunque simbolici di due sensibilità o dimensioni dell’essere umano, chiamate – in questa musica – a confrontarsi, a misurarsi drammaticamente, per trovare, specie infine, momenti di sintesi e di conciliazione pacificatrice.

Dove c’è l’orchestra – appostata ai due strumenti solisti -, come nelle Sette parole, questa assume un ruolo di fondo cosmico e trascendente che avvolge la condizione umana.

  • Vuoi dire pure del Cantico delle creature di San Francesco, le cui parole sono state musicate in un suo brano dalla Gubaidulina?

Anche in questo caso (qui) il violoncello è protagonista. Anche in questo caso abbiamo molta simbolicità. È una versione direi piuttosto drammatica del Cantico: c’è una presenza molto forte della sofferenza, del dolore e delle angosce delle creature, così come ci sono momenti assai solari di grande pace e serenità. A suo modo, penso che la Gubaidulina abbia voluto presentare la figura di San Francesco, naturalmente a rappresentazione e a beneficio della vita di tutti gli esseri umani.

L’ascolto
  • Qual è la tua reazione da ascoltatrice credente di questi brani, ancor prima che da musicologa?

Come ho detto, la Gubaidulina, sia pure con una certa difficoltà di ascolto, riesce a ‘raccontarmi’ qualcosa: non solo quando usa delle parole di cui conosciamo il senso, bensì in genere, anche senza parole, solo con la musica.

Attraverso le contrapposizioni di cui ho cercato di dire – attraverso polarità contraddittorie e dolorose – riesce a far affiorare in me un senso di speranza. Il ‘contenuto’ che io colgo è che nei momenti tragici della vita c’è comunque la percezione di un senso, di una direzione, di una consolazione profonda che posso chiamare, appunto, speranza. Questo mi sembra un piccolo Vangelo in musica.

  • Come consigli di accostare e di ascoltare questa musica per chi non la conosca o la voglia ‘capire’ meglio?

Innanzi tutto, consiglio la conoscenza, oltre ai brani di cui abbiamo un poco parlato, della Passione secondo Giovanni (qui): una vera e propria Pasqua ortodossa!

Direi poi che non si debba essere intimoriti dal primo ascolto. È una musica da ascoltare e da riascoltare più di una volta per poterne essere trasportati. Per ciò che ho detto circa la valenza simbolica, consiglio di vedere, oltre che di ascoltare, le esecuzioni: con l’uso della rete informatica questo è divenuto possibile e facile. Con questa intervista – pubblicata online – possiamo offrire qualche link. Vedere creare il suono aiuta a capire. L’ideale sarebbe poter ascoltare le esecuzioni dal vivo, ma non è molto probabile, in Italia.

Saperne di più – anche dal punto di vista storico – sicuramente aiuta. Spero che quel che ho detto possa un poco aiutare. In definitiva consiglio ed auspico un arricchente ascolto contemplativo della musica della Gubaidulina: questo è possibile!

  • Un’ultima cosa?

Naturalmente faccio e facciamo gli auguri a Sofia Gubaidulina per i suoi novant’anni di vita e di musica. Le siamo grati per il ‘senso’ profondamente ‘religioso’ che ha saputo conferire alla musica che ci ha regalato e continua a regalarci.

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