E i vescovi “in pensione”?

di: Francesco Strazzari

vescovi emeritiÈ l’interrogativo al quale cercano di rispondere il noto teologo Joseph Doré, arcivescovo emerito di Strasburgo, e Bernard Xibaut, storico di origine tedesca, già direttore del seminario maggiore di Strasburgo e poi cancelliere dell’arcidiocesi.

Il, libro edito da La Nuée Bleue di Strasburgo,[1] ha la prefazione dell’arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, Georges Pontier, per il quale viene affrontata una realtà nuova, mai fatta oggetto di una riflessione in se stessa, con una storia del tutto recente, che solleva domande.

29 racconti

Gli autori hanno chiesto a 29 vescovi emeriti francesi come vivono da vescovi emeriti, qual è la loro collocazione all’interno dell’episcopato, quali sono le attività alle quali si dedicano.

Sono racconti di notevole interesse perché scavano nella profondità di essere vescovo e nello sforzo di inventare una nuova maniera di continuare in modi diversi la missione episcopale. Emblematico l’interrogativo: Chi sono? Chi sono diventato?

 «L’anello episcopalescrive Pontier – ricevuto il giorno dell’ordinazione ricorda ogni mattina a chi lo mette al dito che è molto legato a un popolo al quale l’ordinazione l’ha unito. Questo dialogo intimo tra le realtà della vita dà alla riflessione teologica uno spessore umano legato al mistero dell’incarnazione che inscrive in noi e presso di noi la presenza del Signore e la sua azione di salvezza. Bisogna allora inventare un cammino nuovo, sul quale gli obblighi, tenendo conto della salute, avranno un posto inevitabile».

Un legame indissolubile

Il libro ha un grande merito: evidenziare i legami ecclesiali che segnano la vita dei vescovi: quello con la diocesi o le diocesi nelle quali si è prestato servizio, quello con il predecessore e il successore, quello con i preti, i diaconi, i religiosi e i fedeli membri di queste Chiese di cui sono stati pastori e per le quali restano ben più che responsabili che hanno terminato il loro mandato.

Riflessione aperta, quindi, perché – osservano gli autori – il vescovo emerito continua a far parte della Chiesa locale che ha diretto.

Al termine del loro studio, il fine teologo e l’esperto canonista sono del parere che né l’insegnamento del concilio, né le istruzioni di Paolo VI abbiano portato un chiarimento definitivo sul problema dell’appartenenza che il vescovo emerito mantiene nei confronti della diocesi che ha diretto. In questo senso, è emblematico l’atteggiamento coraggioso di un vescovo dell’Alsazia, mons. Weber, il quale rifiutò con forza la cura di una diocesi “titolare”, che sembrava volessero attribuirgli. È grazie a lui, nonostante le reticenze della curia romana, che i vescovi emeriti conservano oggi un legame con la loro Chiesa locale. In effetti, conferire una sede titolare (in partibus infidelium) a un vescovo dimissionario, vorrebbe dire trasferirlo in un’altra Chiesa.

Il vescovo emerito resta, in una certa maniera, vescovo della sua Chiesa locale. «Non si tratta – osservano gli autori – di interrompere radicalmente il servizio, ma di entrare in un nuovo modo di servire, più morbido, più discreto, più contemplativo».

Si augurano che il libro possa permettere ai vescovi emeriti, ai vescovi in attività e ai preti – come all’insieme della Chiesa – di scoprire la specificità di uno statuto che non vada di pari passo con i modelli della società civile, ma che sottolinei piuttosto un dato sacramentale della fede cristiana. Anche al di là del “pensionamento”, l’episcopato costituisce il grado primo e fondamentale del sacramento dell’ordine. Nessuna dimissione può indebolirlo o rimetterlo in questione.

Che hanno da dire i cento e oltre vescovi emeriti italiani?


[1] Evêques émérites. Dans l’Église d’aujourd’hui, quel rôle pour les retraités de l’épiscopat?, La Nuée Bleue/ Editions du Quotidien, Strasbourg 2017.

La riflessione sui vescovi emeriti si collega al dibattito sul prete condotto su queste pagine (Che cosa resta del prete? / 1; Che cosa resta del prete? / 2; Che cosa resta del prete? / 3; Crisi del prete. Si può fare diversamente?; La crisi del prete. Accettare “lo scarto”; Il sogno dei vescovi sul prete; Che prete sce dal seminario?).

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi