Piccola Betania: una casa per “preti spezzati”

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L’ha aperta nel 2019 il coraggioso Gérard Daucourt (1941), vescovo emerito di Nanterre (Francia), a Mesnil-Saint-Loup, villaggio rurale del dipartimento dell’Aube, a 25 chilometri a ovest della città di Troyes, nello spirito del beato Jean-Joseph Lataste, domenicano, e sotto la protezione di Nostra Signora della Santa Speranza. Casa e terreno sono stati dati dal vicino monastero dei monaci olivetani, fondato nel 1864 dal parroco Ernest André, che prese poi il nome di Emmanuel.

Lo scopo: la rigenerazione

La casa propone soggiorni di ressourcement (rigenerazione) ai preti e ai religiosi attraverso la vita comune, la preghiera, la partecipazione ai servizi e la cura dei luoghi.

È posta sotto la vigilanza pastorale del vescovo di Troyes, che affida la conduzione a un prete o a un vescovo emerito, il quale si avvale della collaborazione di laici, diaconi o preti e di un “consiglio della casa” di più membri, di cui fa parte un prete della diocesi di Troyes, delegato del vescovo, e di uno o una psichiatra.

La Piccola Betania è un’opera dell’Associazione Lataste, la cui sede è nel convento delle domenicane di Betania a Montferrand-le -Chateau. Gode all’interno dell’Associazione di una certa autonomia, soprattutto finanziaria, grazie a una convenzione sottoscritta tra il vescovo di Troyes, il presidente dell’Associazione Lataste e il superiore del monastero Nostra Signora della Santa Speranza.

La comunità dei monaci olivetani del monastero di Mesnil-Saint-Loup, vicino alla Piccola Betania, è coinvolta nel progetto, sia dal punto di vista morale sia spirituale e materiale, fin dalla sua nascita. Essa ha, infatti, acquistato, nel luglio 2019, una proprietà per l’avvio dell’opera e l’ha messa a disposizione dell’Associazione Lataste per aprire la Piccola Betania.

La casa può prendere in considerazione la domanda di accoglienza di ogni prete o religioso presentata dal proprio vescovo o dal suo superiore religioso, motivando il bisogno di “rigenerarsi”.

La domanda viene esaminata dal responsabile, il quale, se lo ritiene necessario, chiede il parere dei suoi collaboratori e dei membri del “consiglio della casa”. In caso di risposta positiva, viene stipulata una convenzione, da una parte, con il vescovo o superiore e, dall’altra parte, con il prete o religioso che ha chiesto di essere accolto.

Il prete o religioso viene accolto per un mese, terminato il quale, se si ritiene di procedere a un prolungamento, una valutazione sarà fatta dal responsabile con la persona interessata e con il suo vescovo o superiore, il quale dovrà esprimersi.

La discrezione

Chi viene accolto è invitato a una certa discrezione riguardo ad eventuali realtà dolorose o negative della sua vita o della vita degli altri membri della Piccola Betania, perché «per darsi a noi, Dio non guarda ciò che eravamo, gli interessa ciò che siamo» (beato Lataste).

Precisa mons. Daucourt: «Quando noi ci rivolgiamo a Lui, egli ci accoglie nella sua misericordia, ma non per lasciarci tali e quali siamo. Ci aiuta a dimenticare il passato e a protenderci in avanti, percorrendo i cammini della santità».

Il percorso di conversione va vissuto nel quotidiano, sia da parte di chi accoglie sia da chi è accolto. La quotidianità è il luogo di una comunione profonda, nella povertà e nella verità, e di un’autentica accoglienza reciproca, come si manifesta nella lavanda dei piedi, che viene praticata l’ultimo sabato del mese, rito di intensa commozione.

Ogni prete o religioso è accolto per rigenerarsi. È il solo motivo dell’accoglienza.

L’accompagnamento di un padre spirituale e quello di uno psicologo o psichiatra sono richiesti per ogni ospite della casa fin dall’inizio del secondo mese del suo soggiorno. Questi due accompagnamenti possono essere scelti dal prete o dal religioso.

Situazioni particolari

Nella domanda di accoglienza, il vescovo o il superiore religioso notificherà al responsabile della Piccola Betania, che informerà il vescovo di Troyes, tre informazioni molto importanti:

  • il motivo della necessità di una presa di distanza dal ministero finora svolto;
  • l’autorizzazione data o no di concelebrare l’eucaristia nella cappellina della casa;
  • le possibilità di uscite nel villaggio e all’esterno.

Riguardo ai preti o ai religiosi, spetta al vescovo o al superiore religioso indicare al responsabile della Piccola Betania di quale dipendenza si tratta e quali disposizioni particolari sono da prendere per aiutare il prete o religioso.

Abusi su minori o persone vulnerabili

Per coloro che si sono resi colpevoli di abusi su minori o su persone vulnerabili, sono stabilite queste norme:

  • Il prete o religioso non può uscire dalla Piccola Betania e dal villaggio.
  • Questa disposizione si applica anche se il prete o il religioso è stato oggetto di una sentenza di un tribunale ecclesiastico o se si trova nell’attesa di un pronunciamento canonico, anche se non vi è stato seguito a una denuncia eventualmente depositata contro di lui da parte civile.
  • Il vescovo o il superiore preciserà se il prete o religioso può o no concelebrare l’eucaristia nella cappella della Piccola Betania, sapendo che è privata e che i fedeli non vi sono ammessi se non in occasione di un’ora di adorazione eucaristica, ogni venerdì dalle 16.45 alle 17.45.

Nel caso di un prete, che ha lasciato il ministero o non ha più l’autorizzazione a esercitarlo, la casa comunica: se questa decisione è intervenuta a seguito di un abuso su minori o su persone vulnerabili, vale quanto detto sopra.

Tenuto conto della diversità delle situazioni, si cercherà inizialmente di conoscere le motivazioni profonde della domanda di accoglienza. Si dovrà soprattutto assicurarsi che il prete senza lo “statuto clericale” non cerchi di essere accolto per il solo motivo che non sa dove andare, ma che è veramente desideroso di vivere una “rinascita”, conducendo una vita fraterna di preghiera e di servizio con gli altri preti e religiosi e partecipando alle eucaristie secondo la sua situazione canonica.

In ogni caso, come gli altri che sono accolti, sarà ricevuto per un primo soggiorno di un mese rinnovabile secondo la valutazione che verrà fatta.

La vita nella Piccola Betania

L’orario nella Piccola Betania è il seguente: da lunedì a sabato: lodi alle 8.10, seguite dalla messa. Alle 9.30: servizi comunitari. Alle 12.15: pranzo, cui segue un tempo personale fino alle 15.00. Il martedì si tiene una riunione comunitaria. Il venerdì vi è l’adorazione eucaristica alle 16.45. Il giovedì alle 17.00 si riflette sul carisma del p. Lataste. Alle 18.00 si celebrano i vespri nel monastero degli olivetani. Alle 19.00 la cena. Non molto dissimile l’orario la domenica.

Finora una ventina tra preti e religiosi hanno trovato accoglienza nella Piccola Betania e le domande sono in forte aumento.

Una seconda Piccola Betania (Il roveto ardente) viene aperta a Piac, villaggio rurale a una decina di chilometri da Moissac, nel dipartimento della Garonna, diocesi di Montauban, proprietà delle Suore della Misericordia, la congregazione fondata da padre Lataste.

Il vescovo Gérard Daucourt, commentando l’edizione francese di Preti spezzati (EDB 2021), osserva: «È il grande mistero della comunione! È in esso che i “Preti spezzati” (Pretres en morceaux) e i preti contenti e perseveranti, i preti feriti e i preti che hanno ferito ma si sono consegnati alla giustizia e alla grazia della conversione, possono accogliere la misericordia per sé e offrirla agli altri. Per coloro che vivono questo mistero, la Chiesa, meno numerosa e più fragile, non sarà mai con la schiena al muro, difendendosi e proteggendosi. Sarà sempre la Chiesa al largo, entusiasta per le missioni più difficili, consolata e sostenuta dallo Spirito Santo».

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