Yemen: Videomessaggio di don Ángel Fernández Artime

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In merito alle tragiche vicende che hanno toccato le Congregazione Salesiana e le suore Missionarie della Carità nella giornata del 4 marzo, in Yemen, portiamo all’attenzione il video messaggio (con sottotitoli in italiano) del rettor maggiore, don Ángel Fernández Artime, in occasione della Settimana Santa, che desidera essere un invito alla unità, alla preghiera ed alla pace.

Miei cari fratelli salesiani, mie care sorelle e fratelli di tutta la Famiglia Salesiana nel mondo, cari giovani che vi trovare nei luoghi più diversi del mondo salesiano, vi mando il mio saluto sincero alle porte della Settimana Santa e della Pasqua. Il senso di questo mio appello è invitarvi tutti in qualunque luogo siate del mondo salesiano, a vivere un momento molto intenso di fede e di preghiera.

E il motivo è questo: è troppo forte il dolore cui siamo costretti ad assistere in tante parti del mondo, con così tante persone, di diverse religioni e confessioni, che soffrono un autentico martirio. Nella nostra Chiesa, un gran numero di uomini e donne cristiani, sono perseguitati per la loro fede in Gesù. Il dramma più recente, lo sappiamo bene, è avvenuto in Yemen, dove sono state uccise diverse persone: quattro suore Missionarie della Carità di Madre Teresa, che sono morte martiri; e gli altri laici e laiche, che hanno dato la vita per la loro fede, per il solo essere li, alla fine, martiri anch’essi, falciati da una violenza insensata.

Continuiamo a seguire con dolore e con grande apprensione, quello che sta accadendo al nostro fratello Tom, Salesiano di Don Bosco, che è scomparso e del quale non sappiamo più nulla. Desidero esprimere anche tutta la nostra vicinanza, e la nostra solidarietà alla sua famiglia mentre imploriamo dal Signore una pace profonda perché possa vivere questo momento confidando nel Signore Gesù.

Per questo, invito tutti a vivere un momento molto intenso di preghiera nella sera del Giovedì Santo, quando accompagneremo Gesù nel dolore e nella solitudine del Getsemani. Spero vivamente che tutta la nostra Famiglia Salesiana del mondo e i nostri giovani possano essere uniti, nei diverse luoghi e nelle diverse ore, in quest’unica preghiera: per la pace.

Ci uniamo a Papa Francesco, che continuamente invoca questa pace. Imploriamo la pace dal Signore e chiediamo l’infinita pace eterna per i martiri e la forza straordinaria del Risorto per tutti quelli che soffrono per tanto dolore e la persecuzione. E ricordiamo anche il nostro fratello Tom.

Grazie per l’accoglienza che darete a questa iniziativa e che il Signore vi benedica.

Un saluto di cuore,

Don Ángel Fernández Artime, X successore di Don Bosco


Stante la condizione di incertezza elevata delle informazioni sulla situazione del confratello Tom Uzhunnalil, conseguente la tragica vicenda del 4 marzo ad Aden, in Yemen, si segnalano alla vostra attenzione le recenti dichiarazioni di don Mathew Valarkot, portavoce dell’Ispettoria salesiana di India-Bangalore, e don Joseph Chinnaiyan, Vice-segretario generale della Conferenza Episcopale Cattolica Indiana (CBCI): 

“Siamo venuti a conoscenza di alcune notizie non verificabili e non confermate che circolano in questi giorni, soprattutto sui media elettronici, a proposito dello status e della condizione attuale di don Tom Uzhunnalil, rapito il 4 marzo ad Aden, Yemen, da uomini armati non identificati. Noi Salesiani non rispondiamo del loro contenuto o della loro autenticità”. È quanto ha dichiarato don Mathew Valarkot, portavoce dell’Ispettoria salesiana di India-Bangalore, a cui appartiene il sacerdote rapito.

“In tale contesto – prosegue la dichiarazione – ribadiamo che finora non ci è giunta da fonti credibili e autorevoli alcuna ulteriore informazione riguardo il luogo o la condizione attuali di don Tom. Perciò facciamo un sincero appello a tutti gli interessati a smettere di diffondere tali messaggi, non richiesti, fuorvianti e divulgatori di false indiscrezioni. Continuiamo intanto a pregare per don Tom, affinché il Signore lo protegga da ogni dolore e lo liberi dalle grinfie delle forze del male il prima possibile”.

Nei giorni scorsi don Valarkot aveva anche riportato all’agenzia UCAnews che “dobbiamo essere pazienti con il sistema”, ricordando che un gesuita indiano rapito da terroristi in Afghanistan è stato rilasciato dopo 9 mesi. 

Don Joseph Chinnaiyan, Vice-segretario generale della Conferenza Episcopale Cattolica Indiana (CBCI), intanto ha ribadito che la Chiesa indiana è in “contatto costante” con il governo indiano riguardo alla condizione di don Uzhunnalil e comunicato che il Ministero degli Esteri indiano “ci ha informati di aver intensificato gli sforzi per individuare il sacerdote”.

Ufficio Stampa
“Salesiani Don Bosco Italia”

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