Contro il populismo ecclesiastico

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populismo ecclesiastico

Premessa necessaria. “Guai!”, nel linguaggio biblico, non è una minaccia o un augurio di disgrazia; è un lamento, un pianto di dolore che esprime la partecipazione al lutto.

  1. GUAI A CHI INVOCA LA COMUNITÀ. La comunità generica (così come “la gggente”) non esiste. Esistono le persone, esistono quelle persone. I loro nomi sono noti a Dio e Dio le farà risorgere nell’ultimo giorno. Chi invoca un corpo collettivo adora un idolo fatto da mani d’uomo.
  2. GUAI A CHI DICE CHE LA VOCE DEL POPOLO È LA VOCE DI DIO. Dio ama il suo popolo, ma la voce del popolo non è la Sua voce. Non lo era ai piedi del Sinai, non lo era quando uccideva i profeti, non lo era nel momento del “Crucifige”. “Vox populi vox Dei” non è una citazione biblica e l’aggettivo “popolare” non giustifica nulla. Neppure la devozione.
  3. GUAI A CHI IGNORA I CARISMI. “Uno vale uno”? Tutti sono preziosi agli occhi di Dio, ma a uno è dato un servizio, a uno un altro. Non è vero che siamo intercambiabili. Se si manda in officina chi ha sempre fatto falegnameria, si disperdono tesori. Se mi affidate la preparazione dei fiori – ve lo assicuro – posso fare disastri.
  4. GUAI A CHI DISPREZZA I MAESTRI. La terra non è piatta: dare eguale dignità a sapienza e ignoranza va contro mezza dozzina di comandamenti. Il maestro che rinuncia a insegnare non è umile: nasconde il suo talento sottoterra. Chi pensa di saperne abbastanza commette peccato di superbia, anche se fosse la proverbiale vecchietta.
  5. GUAI A CHI PONE LA SUA FIDUCIA NELLE PROCEDURE. Non basta avere una buona idea per vederla realizzata. Disegnare schemi e imporre modelli (per selezionare il consiglio parrocchiale, per favorire la lettura della Bibbia, per ridare vitalità ad un’associazione) non è neppure il primo passo: il cammino non è ancora cominciato. Anche la velocità nell’inseguire i cambiamenti o la lentezza per riflettere sono solo procedure, e da sole non bastano.
  6. GUAI A CHI STA SUL DIVANO IN ATTESA DELLA MISERICORDIA. La misericordia è come il reddito di cittadinanza. Riceverla può essere il punto di partenza per una vita più piena e più libera, sotto lo sguardo di un Dio che ha sempre fiducia in noi e che, anche quando ci allontaniamo, attende il nostro ritorno a braccia aperte. Ma se, mentre ti senti in pace con Dio, lo zelo per la Sua casa non ti divora, fatti qualche domanda.
  7. GUAI A CHI TRASCURA IL DISCERNIMENTO. L’amministratore non è il padrone, ma chi sparge dovunque ciò che gli è stato affidato è davvero un cattivo custode. Non puoi donare ciò che non viene riconosciuto come dono, non puoi consegnare ciò che non è compreso da chi lo riceve. Ciò vale per tutti i sacramenti e per tutti i ministeri.
  8. GUAI A CHI RISPARMIA. A chi risparmia ciò che ha e a chi risparmia se stesso, riducendo e tagliando per paura che qualcuno chieda conto delle spese. Al contrario: il Regno sarà di chi avrà sperperato tutto per acquistarlo, il futuro sarà di chi l’avrà allevato e costruito giorno per giorno. Guai allora a chi si pensa che la Chiesa debba essere fondata su pochi maschi celibi e tanti ritagli di tempo.

Prima pubblicazione su Vita Trentina (12 gennaio 2020).

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