Quale governo per l’Italia?

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Per circa mezzo secolo la politica italiana fu vincolata e determinata dal fattore “K”, come veniva definito al tempo – il veto informale ma sostanziale di associare il partito comunista italiano, PCI, al governo.

In pratica il PCI non aveva la fiducia di Americani e della Santa Sede, i due grandi condizionamenti “esterni” all’Italia. Il fattore K era il riconoscimento concreto ma solo ufficioso di una verità semplice per tutti i governi del mondo, che non c’è solo il voto dei cittadini ad eleggere un governo nazionale, ma occorre anche un consenso internazionale.

Tale fattore K fu la salvezza del Paese perché permise un equilibrio politico interno intorno alla Democrazia Cristiana, DC, consentì lo sviluppo della nazione impedendole di finire in mano al Patto di Varsavia.

Analogie col passato

Oggi in Italia ci si confronta per certi versi con questioni analoghe. Circa il 40% degli italiani, secondo i sondaggi, sostiene Lega e Fratelli d’Italia.

Questi partiti però non hanno la fiducia di America, Santa Sede e UE, le tre entità estere che vincolano la politica italiana. Esse non hanno fiducia in sostanza della strisciante o palese propaganda anti europea e a volte razzista di suoi esponenti, di giornali e siti della loro galassia.

Per esempio gli attacchi personali contro Silvia Romano, la giovane cooperante rapita in Kenya, non hanno aiutato, ma hanno confermato tale sfiducia.

Tutta la vicenda è piena di ombre, il ruolo del governo è certo meno che stellare, ma sicuramente la ragazza è una innocente vittima prima dei suoi rapitori, gli estremisti musulmani di al Shabaab, e poi dei tentativi di strumentalizzazioni del governo italiano.

Attaccare lei, invece di fare le pulci al governo, protagonista di una gestione molto particolare di questa liberazione, è sconcertante.

Da qui la differenza sostanziale con il mezzo secolo democristiano. Il PCI pur cosciente delle difficoltà di andare al governo, per decenni fece un’opposizione dura ma molto seria, cercò di imporre una cultura alternativa importante a certo pensiero cattolico-liberale dominante. Anche sotto la pressione di quella sfida, la DC fu spinta a governare al meglio il paese.

Viceversa, un’opposizione chiassosa, scombussolata e culturalmente molto debole legittima un governo con un comportamento speculare, e il paese nel suo complesso si sfarina. Cioè, se oggi Lega e Fratelli d’Italia avessero la fiducia dei maggiori partner stranieri, respingessero certi attacchi scomposti e razzisti, se proponessero come un’alternativa seria, essi sarebbero già al potere.

Fluttuazioni

Infatti il governo semplicemente ha smesso di esistere. Per tre mesi ha annunciato e cambiato misure ogni due giorni seminando panico e confusione quando avrebbe solo dovuto essere chiaro e onesto delle difficoltà; ha proclamato manovre di fantastiliardi riuscendo a immettere poco e niente nell’economia reale; ha fatto propaganda becera alla Cina quando Washington (garante del debito e della sicurezza italiana) sta andando alla guerra fredda con Pechino; è apparentemente inciampato nella fossa dei leoni di una nuova trattativa stato-mafia; quindi è scivolato sulla propaganda per l’estremismo musulmano.

Un decimo sarebbe bastato a farlo cadere in altri tempi. Ciò non è accaduto semplicemente perché non c’è un’opposizione affidabile.

Ora la quantità e la qualità degli errori paiono tali da spingere i maggiorenti esteri, che si curano principalmente della posizione italiana nel mondo, di scambiare questo governo con un altro che almeno su due cose dia garanzie – smettere di essere scioccamente filo cinese e filo estremista musulmano.

Ma all’estero non sono concentrati sull’Italia, mentre il paese scivola verso un crack economico, registrando per il 2020 forse il 10% del Pil in meno.

È la palude che Stefano Folli denuncia su Repubblica scrivendo che il premier “Conte sopravvive senza consolidarsi. Ma il Paese affonda”, quando avrebbe invece bisogno di un grande slancio.

In ciò emergono due necessità una di breve e una di lungo periodo.

Rinsaldare e rinnovare

Nel breve ci vorrebbe un momento di pausa emergenziale, un governo tecnico-politico che metta in sicurezza l’economia, raddrizzi la politica estera e imposti delle guide istituzionali e elettorali per il futuro, traghettando il paese fino alle prossime elezioni politiche e presidenziali. Nel lungo periodo occorrerebbe avviare una riforma culturale e istituzionale profonda che inserisca davvero l’Italia nel mondo del futuro.

In questo frangente sarebbe fondamentale che le forze sane di tutta la maggioranza e anche di tutta l’opposizione trovassero la capacità di distanziarsi da tanto “sciocchismo” dominante. Altrimenti del paese resteranno solo macerie e enormi problemi internazionali la cui soluzione passerà come un rullo compressore sul quel poco che rimarrebbe dell’Italia.

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3 Commenti

  1. Giampaolo Centofanti blog 15 maggio 2020
  2. Geri Pelli 13 maggio 2020
  3. Sergio Corazzini 13 maggio 2020

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