Quinto, non uccidere

di: Vinicio Albanesi

Non uccidere

Fino a poco tempo fa sembrava un comandamento ovvio: non uccidere, infatti, indica il livello minimo del rispetto di chi è accanto. Qualche eccezione – anche grave – era fatta per le guerre, distinguendole tra giuste e ingiuste e per gli omicidi volontari.

L’uccisione di persone era prevista per fenomeni gravissimi: rapine, vendette, prostituzione, killer professionisti, mafia…, fenomeni eccezionali che destavano dolore e sgomento.

Negli ultimi decenni la situazione è cambiata. Episodi di morti violente sembrano far parte della normalità. Donne uccise, figli piccoli fatti morire, suicidi, piraterie della strada, droga e alcolismo, clochard, malattie diffuse, inquinamenti.

Difficile capire le ragioni di tali “nuovi” fenomeni. Alla base sembra che la vita umana sia meno preziosa. Forse il clima ristretto dei nostri villaggi, la scarsa mobilità, il controllo sociale della famiglia, le comunicazioni ridotte all’osso impedivano l’espandersi di “libertà” che, mal gestite, provocano effetti disastrosi.

Colpisce il fatto che, spesso, alla radice di una grave violenza, i motivi scatenanti siano di lieve entità, per cui non c’è un rapporto proporzionale tra cause ed effetti.

In famiglia

È stata istituita recentemente dall’ONU la “Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Nel 2019 è stata celebrata il 25 novembre.

Il rapporto delle Nazioni Unite per l’anno 2017 fa venire i brividi:

* 1 donna su 3 subisce violenza fisica o sessuale durante la propria vita, più frequentemente da un partner intimo.

* In tutto il mondo, quasi 750 milioni di donne e ragazze sono state sposate prima del loro 18° compleanno; mentre 200 milioni di donne e ragazze hanno subìto mutilazioni genitali femminili (MGF).

* Nel 2017 1 donna su 2 è stata uccisa dai propri partner o familiari; mentre solo 1 uomo su 20 è stato ucciso in circostanze simili.

* Il 71% di tutte le vittime della tratta di esseri umani nel mondo sono donne e 3 su 4 di loro – le ragazze in particolare – sono sfruttate sessualmente.

In Italia ogni 15 minuti una donna subisce atti di violenza, senza distinzione di latitudine. Maltrattamenti, atti di stalking, violenze sessuali, percosse, nel 60% dei casi sono commessi dall’ex partner. Le donne uccise per il 67% dei casi sono straniere; per altre forme di violenza, le vittime italiane sono l’80%. Una su due lascia figli piccoli e nel 18% dei casi l’autore si toglie la vita. Nel 2018 in Italia sono state uccise 142 donne.

Il numero degli omicidi volontari, nel tempo, sono diminuiti, quelli in famiglia sono aumentati. Infatti tra luglio 2018 e agosto 2019 gli omicidi volontari sono scesi da 371 a 319.

Solo dieci anni prima, gli omicidi erano molti di più. Erano infatti 611 gli omicidi volontari nel 2008, 586 nel 2009, 526 nel 2010, 550 nel 2011, 528 nel 2012, 502 nel 2013, 475 nel 2014, 469 nel 2015 e 400 nel 2016.

Nel 1990 erano stati addirittura 1.794, nel 1991 1.938, nel 1992 1.476. Numeri superiori fino a cinque volte quelli attuali.

Morti sul lavoro, per droga, per povertà, per incidenti stradali…

I dati annuali del 2018 dicono che sono morte sul lavoro 1.133 persone, in aumento rispetto al 2016 e al 2017. L’anno 2019 non si prospetta migliore. L’unica consolazione è data dal minor numero dei morti degli anni ’70 e ’80: i dati erano peggiori, intorno ai 1.500 all’anno. All’epoca del risveglio economico, la media era di 3/4.000 vittime ogni anno. Nel 1963, anno peggiore delle serie storiche dell’Italia repubblicana, le vittime furono addirittura 4.644, cioè quasi 13 al giorno.

Gli infortuni sul lavoro sono passati dal milione e mezzo degli anni ’60 ai seicentomila degli ultimi anni.

Nel 2017 sono morte per droga 294 persone, in aumento rispetto al 2016 (+9,7). La spesa stimata per cannabis è intorno ai 4,4 miliardi di euro l’anno. La cannabis risulta essere utilizzata almeno una volta nella vita e, per oltre la metà dei consumatori, l’età di iniziazione è intorno ai 15-16 anni.

Solo a Roma si stima che siano 8.000 le persone senza tetto, a fronte di 4/5.000 posti disponibili di accoglienza. Nel 2015 le stime ISTAT parlavano di 50.000 persone in Italia senza un alloggio stabile.

Il 4% della popolazione totale in Europa vive in case inadeguate. Il 7,8% non è in grado di mantenere una temperatura adeguata nelle proprie abitazioni. Almeno 700 mila persone dormono in strada o nei rifugi di emergenza in Europa ogni notte, con un aumento del 70% dal 2009.

Dal 1° gennaio al 30 giugno 2019, gli incidenti stradali sono stati 82.048 (in media, 453 al giorno: 19 ogni ora) e hanno causato 1.505 morti (8 al giorno: 1 ogni 3 ore) e 113.765 feriti (628 al giorno: 26 ogni ora).

Numeri tristi

È triste aver dovuto elencare morti e disagi di parte delle nostre popolazioni. La difficoltà maggiore è nel constatare che il benessere non ha impedito le disuguaglianze, con l’aggravarsi dei peccati contro il quinto comandamento.

Le responsabilità sono a volte personali, a volte collettive. Si assiste – qui la contraddizione – tra un benessere sempre crescente della maggioranza di popolazione e il degrado, la fatica, la morte di una parte significativa di chi rimane ai margini.

Con una duplice matrice: materiale e culturale. Materiale, perché la vita del benessere è diventata onerosa. Per vivere dignitosamente occorre aver risorse sufficienti. Non si vive di poco: dall’altra parte, alla povertà fisica si aggiunge sempre una povertà culturale e sociale: Territori marginali, pericolosi, poveri, invivibili, dove la violenza richiama violenza.

Guerre e fame

Allargando l’orizzonte al mondo, le tragedie umane sono ancora più terribili. Le guerre conosciute e sconosciute: tra il 2017 e il 2018 circa 193.000 persone sono morte in Africa, Asia e Medio Oriente, a causa di conflitti a fuoco di diversa natura.

La fame nel mondo è ancor più grave. I dati ufficiali parlano di milioni di persone: circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o per cause ad essa correlate. I dati sono migliorati rispetto alle 35.000 persone di dieci anni fa o le 41.000 di venti anni fa.

Tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d’età. Oggi, il 10% dei bambini che vivono in paesi in via di sviluppo muore prima di aver compiuto cinque anni. Anche in questo caso, il dato è migliorato rispetto al 28% di cinquanta anni fa.

Carestia e guerre causano solo il 10% dei decessi per fame. La maggior parte dei decessi per fame sono causati da malnutrizione cronica. I nuclei familiari non riescono ad ottenere cibo sufficiente. Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo soffrano per fame e malnutrizione, circa 100 volte il numero di persone che effettivamente muoiono di fame ogni anno.

Qualcuno obietta che le morti per guerra e per fame non sono procurate direttamente da singole persone: è vero però che i paesi benestanti producono e vendono armi e depauperano costantemente i paesi in via di sviluppo di materie prime e coltivazioni.

Vogliatevi bene

Al quinto comandamento “non uccidere”, si contrappone il “vogliatevi bene” del Vangelo: un invito diretto a tutta l’umanità, perché non può essere rivolto solo ai propri cari o ai propri concittadini, ma coinvolge il genere umano. Distinguere le responsabilità personali da quelle collettive non va bene: «Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro» (Dt 4,39) e il Salmo racconta che «dell’amore del Signore è piena la terra», perché «Egli ama la giustizia e il diritto» (Sal 33 (32), 5).

Né può placare le coscienze la distinzione tra la religiosità dell’anima e le responsabilità sociali derivanti dall’agire nella propria vita. Assumendo la natura umana, il Cristo ha coinvolto nel progetto di Dio ogni essere vivente della storia umana. La creazione tutta è opera di Dio: in tale opera non può esistere violenza. Prima che un dovere religioso è un impegno di convivenza umana che significa rispetto, aiuto reciproco, convivenza pacifica.

Vinicio Albanesi: I Comandamenti

Decimo, non desiderare la roba d’altri.

Nono, non desiderare la donna d’altri.

Ottavo, non dire falsa testimonianza.

Settimo, non rubare.

Sesto, non commettere atti impuri.

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2 Commenti

  1. Vito Romaniello 8 febbraio 2020
  2. Claudio Bargna 8 febbraio 2020

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