
«La decarbonizzazione è un atto di giustizia, di amore per i poveri e di speranza per le generazioni future come ci ha indicato Papa Francesco. Questo impegno esprime anche la nostra solidarietà con coloro che subiscono le conseguenze di conflitti spesso alimentati dalla dipendenza dai combustibili fossili, un tema affrontato più volte anche da Papa Leone XIV che ha chiesto di porre rimedio al fatto che la “nostra terra sta cadendo in rovina”». Sono parole del card. Augusto Paolo Lojudice con le quali, lo scorso 18 novembre 2025, in occasione della COP30 di Belém (Brasile), ha annunciato il disinvestimento dai combustibili fossili della arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza. Su questa scelta importante e profetica, segno concreto di amore per il creato e di solidarietà con coloro che soffrono per gli effetti del degrado ambientale (la dipendenza dai combustibili fossili alimenta non solo l’inquinamento, ma anche conflitti e disuguaglianze globali), il card. Lojudice ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
- Eminenza, (don Paolo, se posso permettermi), quando, in quali circostanze e, soprattutto, perché − per quai ragioni morali di fondo − ha deciso, con la sua Chiesa, il disinvestimento dai “fossili”?
Abbiamo preso questo impegno per testimoniare che la fede deve illuminare ogni aspetto della vita, incluso il modo in cui ci prendiamo cura della nostra casa comune. Dio ci ha dato la possibilità di vivere su questa Terra meravigliosa, ma ci chiede anche di esserne responsabili e noi non possiamo girarci dall’altra parte o, peggio ancora, sacrificarla sull’altare del denaro. È il momento delle prese di responsabilità, e nelle diocesi che mi sono state affidate abbiamo dunque scelto di fare la nostra parte, per quanto piccola possa essere.
- Il Magistero di Papa Francesco, l’Enciclica Laudato si’, l’Appello del Movimento Laudato si’, la risposta dei Movimenti laicali – specie dedicati alla formazione dei giovani cristiani –, quale parte hanno avuto anche nella Sua decisione personale?
Papa Francesco ci ha indicato, nella sua estrema concretezza, che la decarbonizzazione è un atto di giustizia, di amore per i poveri e di speranza per le generazioni future. È stato un messaggio forte, che il mondo ha recepito subito e mi sembra anche in maniera positiva. Se ci crediamo, però, dobbiamo anche agire di conseguenza: è quello che abbiamo provato a fare.
- Eminenza, lei ha evidenziato – con le parole di Papa Francesco ed ora di Papa Leone – i legami che sussistono tra povertà e guerre per la detenzione delle risorse fossili, tra economie ingiuste e finanza della industria delle armi: c’è dunque un legame tra disinvestimento dai fossili e dall’industria delle armi?
Certamente, e il nostro impegno esprime anche la nostra solidarietà con coloro che subiscono le conseguenze di conflitti spesso alimentati dalla dipendenza dai combustibili fossili, un tema affrontato più volte anche da papa Leone XIV che ha chiesto di porre rimedio al fatto che la «nostra terra sta cadendo in rovina».
- La Sua Diocesi – Lei in persona – è nota per l’accoglienza riservata a famiglie e a bambini, anche provenienti da zone di guerra. Pensa che il disinvestimento sia un segnale forte che la Chiesa può dare per una «pace disarmata e disarmante» e insieme «pulita»?
Penso che la Chiesa debba fare tutto quello che è in suo potere fare per invertire questa narrazione che ci circonda che tende a normalizzare le guerre, i conflitti e le divisioni. Questo può essere un ulteriore tassello da aggiungere, perché la pace non deve essere soltanto raggiunta, ma poi anche mantenuta, e un pianeta più sano e pulito crea certamente meno divisioni e attriti tra le popolazioni che lo vivono.
- Il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia «chiede» che «le Chiese locali sostengano iniziative per il disinvestimento dagli istituti di credito coinvolti nella produzione, nel commercio di armi e per il bando al possesso e all’utilizzo di arsenali nucleari e per l’obiezione di coscienza professionale di chi rifiuta di mettere le proprie competenze al servizio della produzione e del commercio di armi». Ci aiuta a comprendere questo appello sinodale? Quali concrete applicazioni lei auspica?
Riprendendo ciò che dicevo prima, questo appello rientra nel tentativo di fare tutto il possibile per opporsi alla guerra e promuovere la pace. Certamente sappiamo che non basta predicarla, ma è necessario anche agire in maniera concreta e laddove ci si renda conto che con determinate azioni o iniziative si finisce per finanziare chi specula sulla morte e sul dolore, ritengo più che giusto fare un passo indietro e dire che a certe condizioni non si può collaborare.
- Ritiene che gli appelli al disinvestimento – sia dai fossili che dalle armi – possano e debbano procedere insieme radicandosi nella Chiesa italiana, nelle Chiese locali, nelle Chiese tutte? Questa è parte della richiesta di coerenza che viene soprattutto dai giovani?
Sono certamente due facce della stessa medaglia e sì, sono soprattutto i giovani a chiederci un impegno su questi fronti, perché d’altronde è a loro che lasceremo questo mondo. Oggi, purtroppo, sappiamo che come Chiesa facciamo più fatica che in passato a intercettare le nuove generazioni e dialogare con loro, ma questi temi ritengo possano essere un buon terreno comune per ascoltarli e farci ascoltare.
- «Non c’è aspetto della vita – individuale e comunitaria – che sfugga alla morale cristiana», come Lei ha sostenuto: gli argomenti che Lei ha qui trattato sono dunque ben compresi?
Mi sembra di sì. Sento sempre grande attenzione alle tematiche ecologiche e di conservazione del Creato, tra i fedeli certamente ma direi anche più in generale. È importante questo, perché un vero cambiamento a lungo termine può avvenire soltanto remando tutti nella stessa direzione, consapevoli che, come sempre accade, troveremo chi non è d’accordo con noi, ma questo fa parte di tutte le questioni che affrontiamo nella vita, come cristiani e non solo.






Quindi la Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza deteneva pacchetti azionari di compagnie petrolifere?
La scelta di vendere quali conseguenze ha avuto sui conti della Diocesi? (plusvalenze/minusvalenze)
Sono andato sul sito della Diocesi ma non ho trovato nessun documento di informazione finanziaria (bilanci, rendiconti, inventari ecc.).
Forse ho cercato male, potreste per favore dirmi dove reperire le informazioni?
Senza i numeri l’intervista pubblicata rimane, con il dovuto rispetto, soltanto la manifestazione di un’idea disincarnata.