
Suor Maria Cristina Tibaldo, vicentina, è Carmelitana minore della Carità. È tra le cinque suore di diverse congregazioni che attualmente vivono a Lampedusa e fanno parte del progetto dell’Unione italiana superiore generali (UISG) per accogliere i migranti durante gli sbarchi al molo Favarolo. Proseguiamo la pubblicazione di alcune delle sue lettere da Lampedusa.
Lampedusa 11 novembre 2024 (S. Martino di Tours)
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
Dal Salmo 23 (che abbiamo pregato questa mattina)
Signore, io so che Tu hai creato il mondo e tutti i suoi abitanti. Oggi più di sempre voglio credere con tutta me stessa che Tu sai da dove vengono e dove vanno tutti quelli che sono sbarcati in questi giorni. E sai anche da dove venivano quelli che non ce l’hanno fatta.
Voglio credere che Tu sai anche dove andranno i siriani che sono sbarcati ieri pomeriggio. Uno sbarco annunciato e altri due successivi del cui arrivo nessuno sapeva nulla. Voglio davvero credere che Tu hai la situazione in mano.
Quella bambina… (ma non solo per il fatto di essere una bambina, ma perché Tu l’hai creata e vive solo grazie a Te!). È stata la prima a venire verso di noi, e il poliziotto – forse preso alla sprovvista – ha chiesto se non fosse accompagnata, ma nessuno di noi che eravamo lì poteva saperlo.
Dopo pochissimo tempo, uno due tre… erano sei bambini, molto piccoli, accompagnati da una donna molto giovane, forse la mamma, vestita col burqa. Nel poco tempo che è rimasta sul molo, lei non faceva che salutarmi, forse per il fatto che anch’io avevo il velo, o forse perché un giorno ci ri-incontreremo e allora sarà lei a riconoscermi, perché io ieri di lei vedevo solo i suoi occhi!
I bambini erano intoccabili, da quanto erano spaventati, sofferenti, apatici. E poi tanti altri adolescenti (e non): noi abbiamo saputo che arrivavano dalla Siria, ma tu sai anche dove andranno, voglio credere che per tutti -ma proprio tutti- ci sarà un posto per vivere in pace, dove nessuno affogherà nella disperazione dei campi di respingimento.
La settimana scorsa abbiamo avuto delle visite. Una ragazza giovane e bella (tutti i giovani sono belli, se non altro per il fatto di essere giovani!) è venuta per conoscerci e per parlarci dell’associazione di cui fa parte: «Memoria Mediterranea» (Mem.Med). Ci ha raccontato le cose belle che fanno (belle, seppur nella tragedia): aiutare le famiglie nella ricerca dei familiari dispersi nel Mediterraneo, riconoscere i corpi dei migranti deceduti, dare loro una degna sepoltura, a volte rimpatriarli (purtroppo poche volte, a causa del costo molto alto). Ci ha chiesto di scriverle, se veniamo in contatto con informazioni che possono essere utili.
È venuto a trovarci anche il Vicario Generale della Diocesi di Agrigento, don Giuseppe Cumbo, con il quale abbiamo potuto parlare delle cose belle e meno belle che vediamo e che sperimentiamo, e anche lui ci ha detto una cosa molto bella. Era accompagnato da un giovane prete indiano, che per ora si fermerà un mese nella nostra parrocchia. Con lui in visita anche una suora e due sacerdoti orionini.
Infine, ha passato quasi una settimana con noi anche sr. Antonietta Papa, coordinatrice di questo progetto intercongregazionale di Lampedusa, desiderosa di aprire qualcosa anche a Palermo, un punto dove le persone migranti si possano fermare, magari per imparare l’italiano. Ne parlerà all’UISG (Unione Internazionale delle Superiore Generali) e poi si vedrà.
Intanto, io ho cominciato a sognare i giovani che parteciperanno a questo nuovo progetto… perché è soprattutto ai giovani (a partire da quelli di Castelnovo Monti) che vorrei dire: «Quando qualcuno fa qualcosa gratuitamente, diventa BELLO!». E perché nessun telegiornale vi parlerà della sensibilità e degli occhi belli dei giovani che ho incontrato in questo periodo. Come sui barconi sono riuniti in tanti di tante nazionalità diverse, anche qui al molo Favarolo ci sono tanti giovani di tante Italie diverse: Sud, Nord, Est, Ovest.
Ma ancora più bello è che tra i volontari ci sono anche giovani provenienti da tutto il mondo, che anni fa arrivarono a loro volta nei barconi e che oggi qui prestano i loro occhi e le loro mani… chi più di loro può capire i nuovi arrivati?
Una grande lezione di umanità per noi, che con il nostro attuale sistema di vita diventiamo sempre più disumani, indifferenti e aggressivi (fa star male sentire di tanti atti di violenza anche estremi, ad un’età sempre più bassa). Un’ulteriore conferma che ci salveremo, anche solo fisicamente, solo se ci prenderemo cura gli uni degli altri.





