A chi compete la predicazione?

di:

predicazione

Molto in punta di piedi vorrei prendere la parola sul tema del recente comunicato del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, che ribadisce come laiche e laici non possano essere chiamati a tenere l’omelia durante la santa messa. Non pretendo di avanzare argomentazioni di formalità teologica, ma soltanto (!) di suggerire alcune considerazioni di taglio teologale. La materia, infatti, non mi pare sia «de fide definita».

La pronuncia del Dicastero vaticano e le puntualizzazioni di illustri liturgisti rischiano di focalizzarsi sul dito indice, trascurando la luna che si staglia nel cielo d’estate. Mi si potrebbe obiettare che vado «fuori tema»… Vero. Ma lo faccio intenzionalmente.

La questione – a mio parere – non è tanto quella di stabilire a chi competa tenere l’omelia, quanto piuttosto quale sia la qualità di quest’ultima durante le celebrazioni eucaristiche.

Ecco soltanto un po’ alla rinfusa alcuni spunti provocatori.

(a) Noi comuni fedeli abbiamo anzitutto bisogno di omelie profonde e illuminanti: che a predicare siano Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, o Dionigi Tettamanzi, o Bruno Maggioni, o Maria Luisa Rigato poco importa. Quello che serve è una predicazione aperta sul mistero di Dio, rivelato in Gesù di Nazaret.

(b) Qualora un’intera omelia funebre fosse dedicata per fare memoria e per lodare la figura di un cardinale di Santa Romana Chiesa, sarebbe davvero inevitabile? Io obietto: anche no.

A mio avviso, un’omelia dev’essere in modo prevalente un commento spirituale alla Parola di Dio appena proclamata, senza distogliere l’attenzione da quel centro. Punto e basta.

(c) Qualora durante le esequie di un’assai discussa figura della politica nazionale venisse completamente omesso ogni riferimento al Vangelo, facendo soltanto alla fine un fugace cenno a Dio (senza ricorrere mai al nome di Gesù Cristo), quella sarebbe da considerarsi – a buon diritto – una omelia? Chiedo per un amico…

(d) Confesso con qualche imbarazzo: a me, non chierico, è capitato qualche volta – su richiesta di chi presiedeva l’eucaristia – di pronunciare l’omelia. In quei casi, con timore e tremore, ho sempre cercato di limitarmi a una breve (!) ripresa spirituale delle letture e del Vangelo. Ricordo una volta, durante una vacanza, che un cardinale mi chiese di tenere l’omelia in occasione dell’anniversario dell’ordinazione presbiterale di C.M. Martini. Per quattro o cinque minuti feci puntualmente un’esegesi spirituale delle letture del giorno, soffermandomi soprattutto sul Vangelo; poi, in meno di sessanta secondi, ricordai brevemente la figura del grande gesuita (che mai mi avrebbe perdonato di mancare all’adagio gregoriano: et prospera formidando declinare).

(e) Quand’ero in Germania (Baden-Württemberg), nel 1994-95, non era raro che la predicazione domenicale fosse affidata a Pastoralreferentinnen, e la cosa non era ritenuta affatto scandalosa. Quando chiesi lumi in proposito al prof. Peter Hünermann, questi richiamò l’episodio dei vescovi della Numidia che si appellarono all’autorità di Roma per censurare il comportamento del presbitero Agostino. Questi, pur non essendo vescovo, era solito predicare. Si domandava il docente di Tubinga: l’obiezione mossa all’Ipponate riguardava soltanto la legittimità giuridica o liturgica, oppure non entrava forse in gioco anche una certa invidia dei vescovi locali nei confronti dell’abilità e dell’eloquenza del predicatore?

(f) Infine, so bene che mi attirerò il disappunto dei liturgisti. Essi ritengono, con motivazioni sacrosante, che il famigerato «foglietto» dovrebbe essere bandito durante la celebrazione eucaristica, perché l’ascolto, nell’orizzonte dell’actuosa participatio, non dovrebbe consentire alcuna distrazione attraverso una lettura silenziosa da un supporto scritto.

Io, però, a nome dei poveri fedeli, ribatto che, di fronte a omelie presbiterali che talvolta partono per la tangente… l’unico rifugio – per evitare agli ascoltatori di distrarsi o di pensare ad altro – è consentire loro di rileggere e meditare, consapevolmente, devotamente e attivamente, il passo evangelico appena ascoltato. Mi permetto perfino di proporre che si mantenga nelle nostre liturgie l’uso del foglietto – che, in linea di principio, dovrebbe essere superato – come forma di autodifesa nei confronti di patologie purtroppo assai frequenti (anche a motivo di una lettura scialba, asettica o «a macchinetta» da parte dei lettori).

In fondo, prima ancora di discutere chi abbia il diritto di predicare, dovremmo forse interrogarci su che cosa significhi davvero predicare cristianamente. Perché una predicazione mediocre resta mediocre indipendentemente dall’ordinazione di chi la pronuncia; una predicazione che apre davvero alla Parola di Dio, invece, è sempre un dono per la Chiesa. E, per concludere, non prendiamoci mai troppo sul serio. Prendiamo davvero sul serio soltanto Gesù e il suo Vangelo. Tutto il resto – comprese le nostre dispute canoniche – merita sempre di essere considerato con un bel po’ di umorismo e un pizzico di lievità.

Print Friendly, PDF & Email

2 Commenti

  1. Fabio Cittadini 8 luglio 2026
  2. Giovanni Polidori 8 luglio 2026

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto