Chiesa greco-cattolica ucraina: essere padre, essere prete

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Ministero fra Oriente e Occidente latino. In una intervista al Nederlands Dagblad (15 luglio) l’arcivescovo di Bruxelles, mons. Luc Terlinden, ha riaperto la riflessione sui “viri probati” affermando: «Per me i sacerdoti sposati sarebbero un arricchimento per la Chiesa» e ha richiamato positivamente la prassi delle Chiese d’Oriente: «In Occidente non sempre abbiamo il dovuto rispetto per la tradizione orientale, che è anche cattolica». Il tema è già emerso molte volte anche nel recente Sinodo a Roma. Particolarmente chiaro è stato un altro vescovo belga, mons. Johan Bonny vescovo di Anversa, che in una lettera pastorale del marzo scorso scriveva: «In ogni discussione sinodale (diocesana) tra i fedeli emerge la questione dell’ordinazione presbiterale degli uomini sposati insieme a quelli celibi. Su questa questione il consenso è pressoché unanime in tutte le componenti del popolo di Dio, soprattutto tra i più fedeli e devoti» e si proponeva di poter ordinare presbiteri sposati in diocesi entro il 2028.
Risulta utile ai lettori riprendere un’intervista che Madeleine Spendier ha fatto a un prete sposato della Chiesa greco-cattolica ucraina operante in Germania, Andrii Vytivskyi. Figlio di un prete sposato e fratello di altri due candidati al presbiterato, racconta della propria vocazione, del servizio ecclesiale e dell’esperienza familiare. L’intervista è apparsa su Katholisch.de il 20 luglio.

Andrii Vytivskyi è nato in Ucraina e vive in Germania dal 2018. Figlio di un sacerdote della Chiesa greco-cattolica ucraina, vive con la moglie e il figlio a Monaco di Baviera.

Inizialmente ha prestato servizio come cappellano per gli ucraini nella diocesi di Münster e, recentemente, ha assunto un incarico presso l’arcidiocesi di Monaco e Freising, da cui riceve lo stipendio. Come cappellano, lavora presso la cattedrale dell’esarcato ucraino a Monaco, che comprende parrocchie in Germania e Scandinavia.

Fra celibato e matrimonio

– Lei è un sacerdote cattolico e sposato. Qual è la sua opinione sul celibato dei suoi confratelli sacerdoti?

Un sacerdote che vive celibe dà una potente testimonianza della sua fede. Il celibato ha una lunga tradizione e un profondo valore spirituale nella Chiesa cattolica. Io vivo secondo il rito bizantino. Ciò significa che, nella mia Chiesa cattolica orientale, che è in comunione con Roma, il celibato è volontario e sono possibili sia il celibato sia il matrimonio. Trovo arricchente che questa scelta esista nella nostra tradizione.

Io provengo da una famiglia di sacerdoti. Mio padre è sacerdote e i miei due fratelli si stanno preparando al sacerdozio da uomini sposati. Per noi, quindi, non è strano che un sacerdote sia sposato. Allo stesso tempo, durante la mia formazione sacerdotale, ho incontrato uomini che non hanno potuto proseguire il loro cammino verso il sacerdozio a causa delle norme sul celibato in vigore (nel periodo formativo).

– Quando ha dovuto decidere se voleva vivere da sacerdote con una famiglia o nel celibato?

Nella nostra diocesi, un candidato al sacerdozio deve decidere prima dell’ordinazione diaconale se desidera sposarsi o vivere in celibato. Ad esempio, io ho sposato mia moglie circa tre anni prima della mia ordinazione diaconale. Ho poi svolto il servizio diaconale solo per pochi mesi prima di essere ordinato sacerdote, in modo da poter entrare nel ministero nella diocesi di Münster prima possibile.

Ma il percorso può essere diverso per ogni candidato. Pertanto, le ordinazioni nella nostra diocesi spesso non vengono pianificate con anni di anticipo. La nostra Chiesa tiene conto delle circostanze personali e del cammino spirituale individuale di ciascun candidato.

– Com’è nata l’idea per te e i tuoi due fratelli di diventare sacerdoti?

Credo che la vocazione venga da Dio e sia al di là del nostro “controllo”. Tuttavia, è importante che ci siano buoni modelli di riferimento. Per me e i miei fratelli, mio padre è un modello di riferimento ancora oggi.

Mio padre è sacerdote in Ucraina e lì è molto attivo. Ha più di 60 anni e potrebbe quindi partire e venire in Germania. Ma non vuole, perché preferisce stare con la sua comunità. Viaggiava molto, perché la nostra Chiesa era stata bandita dopo le persecuzioni politiche nell’ex Unione Sovietica. Quando fu di nuovo permessa, mio padre contribuì alla ricostruzione. Poi fu decano e servì molte parrocchie come parroco. Viaggiava molto e spesso non era a casa. Ciononostante, è sempre stato un modello per noi grazie alla sua forza di fede e al suo amore per Gesù. Mia madre non si è mai lamentata dei tanti viaggi di mio padre. Ha sempre valorizzato l’importanza del servizio che svolgeva per la Chiesa, per le persone e, allo stesso tempo, per la nostra famiglia.

La mia vocazione sacerdotale con lei

– Hai desiderato avere una tua famiglia come quella che hai vissuto con tuo padre?

Credo che la decisione di avere una famiglia sia una vocazione tanto quanto la decisione di vivere una vita celibe. Sapevo, fin da quando ho conosciuto mia moglie, di voler vivere la mia vocazione sacerdotale con lei. Io e mia moglie ci siamo conosciuti a scuola in Ucraina, quindi ci conosciamo da molto tempo. Ciononostante, ho dovuto aspettare a lungo prima di poterla sposare.

Durante il periodo in seminario in Ucraina e al collegio di Roma, non era possibile. Solo dopo questa preparazione al sacerdozio, e quando vivevo già in Germania, dopo il corso di lingua a Eichstätt, abbiamo finalmente potuto sposarci. Anche mia moglie si è trasferita in Germania in quel periodo.

– Perché non ti sei sposato prima, durante il tuo percorso di studi in seminario?

Le regole in seminario sono molto rigide. Ad esempio, si può tornare a casa dalla famiglia solo una volta al mese o durante le festività. In seminario avevo solo un’ora libera al giorno, o tre ore nei fine-settimana, per rilassarmi e fare una passeggiata. Il seminario ha una routine quotidiana rigorosamente regolamentata, molto simile a quella di un monastero. Non sarebbe adatto a chi fosse già sposato.

Il periodo in seminario è pensato per essere un tempo di riflessione consapevole sulla propria decisione e vocazione. Non per caso non viene semplicemente definito formazione o studi, bensì “corso di formazione”. Per me era chiaro che volevo vivere come sacerdote con una famiglia, non in celibato.

– Come sacerdote sposato, non puoi più diventare vescovo…

Esatto. Secondo la nostra tradizione ortodossa orientale, di stampo greco-cattolico, solo un monaco o un sacerdote celibe può diventare vescovo. Quindi, un sacerdote sposato non può diventarlo. Non ho, quindi, questa possibilità. Ma questo non mi rattrista.

Un vescovo e un sacerdote hanno compiti diversi, ma ugualmente importanti, al servizio della Chiesa e del popolo. In questo modo, posso svolgere il mio servizio nella Chiesa ed essere, al tempo stesso, grato di poter essere attivo con la mia famiglia. Io e mia moglie siamo diventati genitori da poco di un figlio. Essere padre è una grande esperienza.

Compatibilità fra ministero e famiglia

– Ti sembra difficile, in quanto sacerdote, dover essere presente in parrocchia e in famiglia allo stesso tempo?

No, la famiglia non lacera il mio cuore di sacerdote, ma piuttosto mi arricchisce. Ho vissuto la stessa esperienza con i miei genitori. Mia madre era catechista, mio padre era parroco, e noi figli siamo sempre stati coinvolti nella parrocchia e siamo cresciuti nella fede grazie a loro.

Molti sacerdoti sposati nelle nostre parrocchie hanno famiglie che fanno parte della comunità. Le mogli cantano nel coro, danno una mano agli eventi, i figli sono ministranti e partecipano alle attività giovanili.

Inoltre, le mogli dei sacerdoti godono spesso di un livello di fiducia speciale all’interno della parrocchia. Soprattutto su questioni che riguardano principalmente le donne e che non sono così facili da discutere con un sacerdote. Sono preziose confidenti per molte.

I miei genitori hanno avuto tre figli maschi, e tutti e tre siamo andati in seminario. È davvero rimarchevole. Anche il mio figlio più piccolo viene in chiesa con me ogni domenica; lì si sente a casa. Dice sempre che vuole venire in chiesa. La mia famiglia è sempre con me. Questo mi rende felice. A mio avviso, avere una propria famiglia non significa minore affezione alla Chiesa. Spesso significa un diverso modo di esercitare la responsabilità, maggior pazienza e un amore vissuto concretamente nella vita di tutti i giorni.

– Come sacerdote, sarebbe più difficile divorziare in futuro…

Nella tradizione cattolica il divorzio non è consentito a nessuna coppia sposata. Ma per un sacerdote sposato è ancora più difficile. Conosco sacerdoti sposati che, purtroppo, vivono separati dalle loro mogli. Questo è difficile per tutta la famiglia e per la parrocchia. A questi sacerdoti non è permesso risposarsi, nemmeno se la moglie è morta.

– C’è scarsità di sacerdoti nella Chiesa greco-cattolica ucraina?

Finora non abbiamo riscontrato una significativa carenza di sacerdoti nella Chiesa greco-cattolica ucraina. Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare nei prossimi anni. Dopotutto, gli sviluppi sociali influenzano tutte le Chiese.

Non credo, però, che la questione cruciale sia se un sacerdote sia sposato o celibe. Ciò che conta di più è che sia spiritualmente maturo, che serva Dio e l’umanità e che viva la sua fede in modo autentico. Allo stesso tempo, come Chiesa, dovremmo chiederci come possiamo promuovere le vocazioni oggi e raggiungere i giovani.

Forse la diversità delle tradizioni cattoliche può contribuire ad apprendere gli uni dagli altri e ad arricchirci a vicenda. In definitiva, ogni vocazione autentica nasce da una relazione viva con Dio e dalla volontà di servire gli altri.

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