
L’arcivescovo di Rijecka Uzinić durante l’edizione 2025 degli Incontri Teologici del Mediterraneo
Da Fiume, oggi Rijeka dei Croati, giunge felice e improvvisa, come un acquazzone in una torrida giornata d’agosto, una «Pioggia di Pace» (Peaceful Rain). Così si intitola il manifesto che oggi viene lanciato dalla Diocesi di Fiume, con l’invito alle aggregazioni sociali, alle istituzioni e ai cittadini a stringere un’alleanza di pace. destinata a promuovere, a difendere e a custodire la pace (cf. SettimanaNews).
Per primi ne godranno, certamente, i sopravvissuti e i discendenti di prima e seconda generazione dei fiumani che, fra il 1947 e i primi anni Cinquanta, hanno abbandonato la loro città per non farsi schiacciare dall’oppressivo regime comunista del maresciallo Tito, presidente della Repubblica Popolare Federativa di Jugoslavia, sotto la cui sovranità il diktat del trattato di pace li aveva costretti. Sono stati, infatti, gli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia, non più colpevoli di tutti gli altri, a pagare per tutti il prezzo che il trattato di pace ha imposto all’Italia per l’invasione fascista della Jugoslavia del 1941.
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La «Pioggia di Pace» è una iniziativa dell’arcivescovo di Fiume Mate Uzinić, un pastore sensibile alla drammatica memoria storica dei fiumani italiani sparsi per il mondo. Fu motivo di grande emozione, nel giubileo del 2025, il suo gesto di far passare da Pisa i cinque pullman di pellegrini al ritorno da Roma, per venerare la tomba dell’ultimo vescovo italiano di Fiume, Ugo Camozzo che, lasciata Fiume nel 1947, era diventato arcivescovo di Pisa.
È ancora viva, infatti, la «città nuvola» di Fiume, la città dei quarantamila fiumani italiani sopravvissuti, con i loro discendenti di prima e seconda generazione, che fra il 1947 e i primi anni Cinquanta si sono fatti esuli in tutti e quattro i continenti e che coltivano ancora un appassionato senso di appartenenza.
L’iniziativa nasce nell’ambito degli Incontri Teologici Mediterranei di Laurana dove, sulla riva occidentale del golfo del Carnaro, a Ovest di Fiume, si riuniscono ogni anno, per iniziativa della diocesi, esperti delle religioni e teologi cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani e buddhisti. Nell’ultimo di questi incontri, avvenuto dal 12 al 18 luglio 2026, si è riflettuto sul tema: Profetizzare la pace circondati dal rumore della guerra: costruire la pace nell’epoca del militarismo e ne è venuta l’idea del lancio del manifesto «Pioggia di pace».
La data prescelta è quella del 27 ottobre, a quarant’anni dallo storico incontro interreligioso e della Preghiera per la pace di Assisi del 1986.
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Se è significativa la data, non lo è di meno il luogo: Fiume, la città perennemente contesa dagli uni e dagli altri e, ciò nonostante costantemente arroccata in difesa della sua singolarità.
«Territorium separatum», secondo la volontà di Maria Teresa, dell’impero austroungarico, amministrato dal Regno di Ungheria, città destinata dopo la Prima Guerra mondiale ad autogovernarsi e, dopo l’avventura dannunziana, e i tre anni di autogoverno con uno statuto di autonomia, annessa all’Italia.
Sarà un colpo di mano dei fascisti fiumani e triestini nel marzo 1922 a rovesciare il governo autonomista di Riccardo Zanella. Sarà poi, al di là del pur diffuso e maggioritario senso di italianità dei fiumani, la propaganda fascista ad esasperarne l’italianità. È significativo che nelle elezioni del 1921 per l’Assemblea Costituente dello Stato Libero di Fiume il partito degli autonomisti di Zanella avesse raggiunto la brillante maggioranza del 64%. Nel 1924 è stato soprattutto un gioco di geopolitica internazionale a determinarne l’annessione all’Italia.
Che da Fiume, una città dalla storia così agitata e complessa, venga oggi l’invito, a chiunque vorrà accoglierlo, di stringere un’alleanza a promozione, difesa e custodia della pace è evento di grande significato.
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L’alleanza che il manifesto propone consiste nell’assunzione comune, da parte di chi vi aderisce, di dieci impegni, formulati solennemente in prima persona plurale: «Ci impegniamo a …»:
– a pregare Dio con perseveranza e fermezza per la pace e il disarmo nel mondo;
– a condannare ogni violenza e ogni guerra, comprese quelle presuntamente preventive e falsamente difensive;
– a evitare la violenza verbale, compresa quella digitale;
– a creare relazioni con persone di diverse appartenenze religiose, culturali e visioni del mondo;
– a valutare in modo autocritico tanto la nostra storia di sofferenza quanto il nostro passato di peccato e a giudicarli con gli occhi di chi ha sofferto.
– a sostenere i migranti, appoggiando il diritto di ciascuno a rimanere nel proprio Paese e a vivere in condizioni degne della persona umana, e aiutando l’integrazione dei migranti;
– a lavorare nelle nostre comunità e società per la pace e la giustizia, per la tutela della natura e di tutto il creato di Dio;
– a sostenere una distribuzione più giusta dei beni materiali, a gestire responsabilmente il nostro denaro e a prestare attenzione a chi sosteniamo con i nostri acquisti, investimenti e tasse;
– a vivere un’opera profetica di pace e a offrire così un esempio alle generazioni che verranno dopo di noi;
– a celebrare ogni anno il 4 febbraio, la Giornata internazionale della fratellanza umana istituita dalle Nazioni Unite.
Iniziato felicemente con un’invocazione a Dio, il manifesto si conclude invocando da Dio la sua benedizione sui propositi espressi e la sua misericordia sul mondo intero, infondendovi la giustizia e la pace.





