Urbino: ISSR nell’università statale

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Il Professor Andrea Aguti è il neodirettore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Italo Mancini” della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Qui presenta le caratteristiche dell’Istituto. L’intervista è curata da Giordano Cavallari.

  • Caro Professore, un ISSR nell’università statale di Urbino: quale peculiarità?

La peculiarità dell’ISSR di Urbino consiste proprio nell’essere l’unico incardinato in un’università statale italiana. Gli altri ISSR sono per lo più collegati, con modalità diverse, alle Facoltà teologiche, che, com’è noto, in Italia, non sono statali.

Si tratta di un unicum reso possibile dal fatto che, fino al 2006, l’Università di Urbino è stata “libera”, cioè pubblica, ma non statale. Questo ha dato ai suoi fondatori uno spazio di manovra istituzionale che altrimenti non sarebbe stato disponibile. Con la statalizzazione, il ruolo e la funzione svolti dall’ISSR sono continuati a essere ufficialmente riconosciuti dall’Ateneo urbinate, determinando la sua attuale condizione.

  • Può ricostruire in breve la “storia” dell’Istituto, richiamando le prestigiose figure di Italo Mancini e di Carlo Bo?

Carlo Bo e Italo Mancini sono stati gli artefici della nascita dell’ISSR di Urbino, la cui proposta di costituzione risale al 1967, in accordo con l’allora arcivescovo di Urbino, monsignor Anacleto Cazzaniga. La comune intenzione di Bo e Mancini, il primo, Rettore dell’Università di Urbino per oltre cinquant’anni, il secondo, filosofo, teologo e uno dei suoi docenti più qualificati e conosciuti a livello nazionale e internazionale, era quella di superare l’ostracismo nei confronti degli studi teologici e religiosi nell’università italiana, promuovendo una realtà accademica che unisse l’obiettivo di una rigorosa ricerca teologico-religiosa a quello della formazione dei docenti di religione nelle scuole.

Bo e Mancini erano profondamente convinti che lo studio della teologia e delle scienze religiose fosse una componente essenziale per dare un senso compiuto al concetto di universitas e uno strumento indispensabile per una valida formazione intellettuale e culturale.

Come sempre accade, gli inizi non furono facili. Dalla proposta di costituzione all’avvio ci vollero due anni per l’approvazione dello Statuto e dei regolamenti, e soltanto dal 1974 l’Istituto avviò la sua attività che, dopo una breve battuta d’arresto, riprese con pieno slancio nel 1979. Italo Mancini, che ne fu il primo direttore, creò attorno all’ISSR una fitta rete di relazioni accademiche e umane che, negli anni successivi, ha consentito la sua fioritura e la sua affermazione nel contesto nazionale.

Nel 1987 l’ISSR ha ricevuto dalla Conferenza Episcopale Italiana l’autorizzazione a rilasciare un Diploma in scienze religiose che, per l’indirizzo pedagogico-didattico, era valido anche come titolo di qualificazione professionale per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, ai sensi dell’intesa concordataria.

Dopo la scomparsa di Mancini, nel 1993, la direzione è stata assunta dal suo allievo Piergiorgio Grassi, che ha consolidato ed esteso le attività dell’ISSR, avviando una proficua collaborazione editoriale con l’Editrice Morcelliana e inaugurando la serie dei seminari di “Hermeneutica”, l’annuario di filosofia e teologia fondato da Mancini nel 1981, che arriva fino a oggi. Con il pensionamento di Piergiorgio Grassi nel 2015, la direzione è stata assunta da un altro allievo di seconda generazione di Mancini, Marco Cangiotti, che ha guidato l’Istituto fino a ottobre 2026, rafforzando la presenza istituzionale dell’ISSR nell’Ateneo urbinate.

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  • Attualmente su quale intesa Chiesa-Istituzione si reggono gli studi teologici nell’Università di Urbino?

La Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede, oggi Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha concesso nel 2009 il riconoscimento del Corso Biennale di specializzazione dell’Istituto e del Diploma che vi si consegue. Tale riconoscimento è fondato e normato da un’apposita convenzione tra l’Arcidiocesi di Urbino e l’Università.

Gli arcivescovi che si sono succeduti dopo monsignor Cazzaniga, cioè le S.E.R. Donato Bianchi, Francesco Marinelli, Giovanni Tani, e oggi S. E. R. Sandro Salvucci, hanno sempre accompagnato e sostenuto, con convinzione e al tempo stesso con discrezione, le attività dell’ISSR, garantendo una costante interlocuzione con la Conferenza Episcopale Italiana e l’attuale Dicastero.

  • Quale titolo si consegue attraverso l’ISSR di Urbino?

Al termine del ciclo di studi biennale si consegue il Diploma di Alta Specializzazione in Scienze Religiose che, per la Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede e per l’attuale Dicastero, equivale alla Licenza in Scienze religiose.

  • Quali i titoli di accesso?

Sono titoli di ammissione al Corso il Diploma triennale (Baccalaureato) in Scienze religiose o in Teologia (Nuovo Ordinamento), così come la Licenza in Teologia conseguita presso una Facoltà Teologica Pontificia.

Una delle peculiarità dell’ISSR urbinate è che possono essere ammessi al Corso anche coloro che sono in possesso delle lauree (civili o ecclesiastiche) in Filosofia, Lettere, Storia, Scienze dell’educazione e della formazione, Filologia moderna, Filologia, Letterature e Storia dell’antichità, Scienze delle religioni, Scienze filosofiche, Scienze storiche, Scienze pedagogiche, Scienze della formazione primaria. Tali laureati debbono, tuttavia, colmare preliminarmente alcuni debiti formativi in materie biblico-teologiche.

  • Come il titolo può essere speso in ambito accademico-professionale, solo nell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica o anche per altro? Può avvenire un impegno pastorale nelle diocesi?

Il Diploma di Alta Specializzazione in Scienze Religiose con indirizzo pedagogico-didattico, rilasciato dall’ISSR di Urbino – diploma che, per l’ordinamento italiano, non costituisce grado accademico – è un titolo valido per l’insegnamento della Religione nelle scuole, pubbliche o paritarie, di ogni ordine e grado. Attualmente è attivo unicamente l’indirizzo pedagogico-didattico.

Tuttavia, per coloro che desiderano integrare e approfondire la propria formazione, è possibile richiedere l’iscrizione a singole attività formative a scelta del candidato attivate all’interno del Corso stesso. L’approfondimento culturale che queste ultime offrono può essere uno strumento utile, e perfino indispensabile, per chi, come laico, è impegnato sul piano pastorale.

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  • Il corpo docente dell’Istituto com’è formato?

I docenti vengono nominati, attraverso l’affidamento di un incarico per lo svolgimento di attività di insegnamento, dal Direttore dell’Istituto, d’intesa con l’Ordinario dell’Arcidiocesi di Urbino, secondo i Regolamenti previsti dall’Ateneo urbinate.

L’ISSR urbinate si distingue per annoverare tra i suoi docenti molti professori universitari che sono riconosciuti specialisti a livello nazionale e internazionale nei loro ambiti di ricerca e di insegnamento.

  • Lei personalmente quali corsi tiene?

L’insegnamento che tengo da molti anni è quello di Filosofia della Religione. Per me, che sono stato un allievo di ultima generazione di Italo Mancini, insegnare la disciplina di studi che, più di tutte, ha contraddistinto l’opera e il pensiero del mio maestro è particolare motivo di orgoglio.

  • Le caratteristiche proprie del piano di studi quali sono?

L’ISSR urbinate è sorto con l’obiettivo di promuovere lo studio della teologia nel contesto culturale contemporaneo. Questo significa non solo inserire lo studio della teologia nel quadro delle altre scienze religiose, ma anche orientare la riflessione teologica verso le sfide culturali che caratterizzano il nostro tempo. Fra queste c’è sicuramente quella della pluralità religiosa e confessionale, che connota un mondo globalizzato e una società che, in Italia come altrove, si avvia a diventare multiculturale.

Il piano di studi dell’ISSR mira a offrire agli studenti e alle studentesse chiavi interpretative per decifrare la complessità culturale del presente, ma anche una solida preparazione teologico-religiosa che consenta di orientarsi in essa. La ricognizione fenomenologica è un passo preliminare necessario, che tuttavia non può sostituire una riflessione volta a un discernimento critico e a un’assunzione di responsabilità intellettuale e pratica.

  • Quale impegno è richiesto?

Le lezioni del Corso di Alta Specializzazione in Scienze Religiose di Urbino si svolgono da ottobre a maggio, il venerdì pomeriggio e il sabato mattina e pomeriggio. Un terzo delle lezioni si svolge in modalità online sincrona su piattaforma informatica riservata agli studenti iscritti, mentre due terzi delle lezioni si svolgono in presenza, presso le aule di Palazzo Petrangolini. Il Regolamento del Corso prevede l’obbligo di frequenza dei due terzi delle lezioni di ciascun insegnamento.

  • Quali sono i costi da sostenere?

La quota del contributo di iscrizione per gli studenti ordinari è di € 850,00 l’anno, ripartita in due rate (€ 450 all’atto di iscrizione e € 400 entro il 31 marzo). Sono previsti gli stessi importi anche per il secondo anno e per gli eventuali anni fuori corso.

Ogni anno, l’ISSR “I. Mancini”, in collaborazione con il Consiglio di Amministrazione del Patrimonio del Collegio Raffaello e del Legato Albani, bandisce un concorso relativo all’assegnazione di borse di studio, riservate esclusivamente agli iscritti al primo e al secondo anno, a parziale copertura del contributo di iscrizione al Corso biennale di Alta Specializzazione in Scienze Religiose.

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  • Chi sono gli studenti? Quali profili?

Gli studenti sono laici che appartengono, mediamente, alla generazione dei cosiddetti giovani adulti, per lo più di nazionalità italiana. Provengono da un precedente percorso accademico in scienze religiose o in altre discipline riconosciute come qualificanti per l’accesso al Corso, e hanno la finalità di conseguire il Diploma di Alta Specializzazione in Scienze Religiose, che consente l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, pubbliche o paritarie, di ogni ordine e grado.

  • Quali altri servizi collaterali offre l’Istituto?

Accanto al Corso, l’ISSR sviluppa una serie di iniziative culturali, come l’organizzazione dell’annuale convegno di “Hermeneutica” e di seminari di approfondimento tematico durante l’anno accademico, che non sono rivolti esclusivamente agli studenti e alle studentesse del Corso.

Grazie al contributo della Fondazione Petrangolini, l’ISSR bandisce ogni anno un Premio Nazionale di Filosofia della religione, dedicato a tesi di dottorato in questa disciplina meritevoli di pubblicazione.

Da quest’anno, inoltre, l’ISSR ha avviato un “Corso di Formazione/Aggiornamento per Insegnanti di Religione Cattolica in servizio (IdRC)”. Il Corso ha l’obiettivo di far confrontare gli IdRC con alcune rilevanti questioni di interesse culturale e sociale per l’insegnamento della religione cattolica, offrire agli IdRC una riflessione pedagogico-didattica che li aiuti a progettare e vivere le prassi di insegnamento ed apprendimento scolastiche, e stimolare negli IdRC più sensibili un cammino di ricerca e approfondimento su alcune tematiche di interesse specificamente filosofico e teologico.

Per quanto riguarda l’ospitalità, Urbino offre molte soluzioni (foresterie universitarie, hotel e residence a tariffe convenzionate, istituti religiosi) che consentono di contenere i costi della permanenza in città.

  • Sta avvertendo – come un po’ ovunque – una crisi delle iscrizioni?

La realtà italiana è, come sempre, molto differenziata, e accanto a ISSR che vedono ancora un buon numero di iscrizioni, ve ne sono altri che, come il nostro, hanno registrato negli ultimi anni una crisi consistente. Si tratta di un fenomeno dalle cause diverse, che occorre valutare caso per caso.

Nel nostro caso, una causa è data dall’offerta esclusiva di un Biennio di specializzazione che non ha alle spalle un percorso triennale che costituisca il bacino di utenza. La collocazione in una cittadina molto bella, ma difficile da raggiungere, come Urbino, è un’altra. Più in generale, l’aumento dei costi da sostenere per la frequenza di un corso universitario individua un’altra causa rilevante.

Tuttavia, se non andiamo soltanto alla ricerca di cause, ma anche di ragioni, dovremmo forse riflettere sul fatto che la professione di insegnante negli ultimi decenni è risultata sempre meno attraente, sia per motivi economici, sia per motivi legati alla perdita di prestigio sociale e di autorità della figura dell’insegnante. In questo contesto, la figura dell’insegnante di religione cattolica risulta ancora più vulnerabile. Naturalmente, i momenti di crisi sono anche quelli di opportunità, e questo potrebbe portare a riscoprire quell’elemento “vocazionale” che è fondamentale per il mestiere dell’insegnante in generale e per quello di religione in particolare.

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  • Quali sorti vede – o auspica – per lo studio della teologia in Italia?

Viviamo in tempi difficili che scoraggiano dal fare previsioni a lungo termine anche per quanto riguarda lo studio della teologia. Il mio auspicio è che la teologia italiana riguadagni la consapevolezza di essere una forma di sapere, ovvero di scienza, capace di dialogare realmente con le altre e di mettersi seriamente in gioco in questo dialogo. Per farlo bisogna superare atteggiamenti di superiorità o di inferiorità, che sono sterili, e la tentazione di una certa autoreferenzialità, soprattutto sul piano linguistico, che è un modo per sfuggire al confronto intellettuale.

Personalmente sono convinto che proprio in un tempo in cui la forma di razionalità strumentale sembra dominare la scena accademica e pubblica, vi sia un grande bisogno di riarticolare una forma diversa di razionalità, quella orientata ai valori e a fini propriamente umani, a cui il sapere teologico, nel corso dei secoli, ha dato un contributo fondamentale.

Questo compito la teologia può svolgerlo anche in modo critico: un grande teologo del Novecento, Karl Barth, molto amato da Italo Mancini, sosteneva che la teologia sta in università per lanciare “un segnale di allarme” nei confronti di tutte quelle forme di sapere che sono soddisfatte di sé e tendono a divenire totalizzanti. La presenza della teologia nell’Università, come nel caso dell’ISSR urbinate, può significare anche questo.

  • La C.E.I., secondo Lei, dovrebbe cambiare qualcosa?

Credo che la Conferenza Episcopale Italiana sia impegnata a discernere “i segni dei tempi” e a valutare tutte le opportunità che si presentano, promuovendo, se necessari, i dovuti cambiamenti. Per quanto riguarda l’insegnamento della religione cattolica, c’è un dibattito che va avanti da decenni sulla sua natura, funzione e scopo, nel quale vengono avanzate soluzioni diverse e non sempre compatibili.

Si tratta di una materia delicata che rifugge le semplificazioni e dovrebbe evitare le contrapposizioni ideologiche, così come la semplice riproposizione di soluzioni adottate in altri paesi europei al contesto italiano, che è peculiare sotto molti aspetti. Per fare solo un esempio: il carattere confessionale dell’IRC, che sembra il suo limite più evidente, può trasformarsi in un’opportunità se l’alternativa proposta fosse un insegnamento puramente storico-religioso, che non sarebbe esente dal rischio del nozionismo e da quello di veicolare, sotto il velo dell’apparente neutralità, pregiudizi ideologici.

È bene che il dibattito si sviluppi, ma bisognerà capire meglio gli effetti del calo demografico nei prossimi anni, l’impatto religioso-culturale dell’immigrazione, la portata delle trasformazioni che investiranno il settore educativo pubblico, per avere un quadro più definito che consenta di operare la scelta più saggia.

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