Il Giordano: fiume della vita

di:

ravasi

L’enciclopedico esegeta, card, Gianfranco Ravasi, pubblica la seconda edizione del suo fortunato libro sul fiume Giordano (11993, Edizioni Paoline).

A p. 8 l’autore espone una cartina delle città e dei siti storici menzionati nel libro in riferimento al fiume.

François-René de Chateaubriand, scrittore francese, evoca e canta il Giordano nel diario del suo Itinerario da Parigi a Gerusalemme come approdo del suo cammino spirituale. «Di questo fiume che si ramifica in entrambi i Testamenti, che irrora il terreno desolato della storia, che nasce dal cielo dell’Hermon e feconda anche l’inferno del Mar Morto, di questo fiume che ha purificato peccatori, bagnato malati e battezzato il Figlio di Dio noi ora vogliamo tracciare la biografia – scrive Ravasi –. Perché il Giordano è quasi una persona, una creatura vivente con una sua storia, con un volto mutevole, con una nascita e una morte e una esistenza tortuosa» (p. 10).

Nell’arco di trionfo a Roma esso è rappresentato come un anziano, adagiato su una lettiga, appoggiato a un’urna e sostenuto da tre soldati. «Il mosaico del disco centrale della cupola di San Giovanni in Fonte a Ravenna (V secolo) può compendiare una scena raffigurata decine e decine di volte nell’arte cristiana: mentre Gesù viene battezzato, il Giordano si personalizza, ergendosi a lato, come spettatore stupito, in forma umana» (ivi). In attesa di valicarlo nel battesimo della morte (cf. Mc 10,35-40), lo cantiamo come attendevano i neri d’America elevando lo “spiritual” You gotta cross the river: «Devi attraversare il Giordano quando tu morrai. Mi hanno detto che il fiume è stretto e profondo. Al di là della riva c’è il Signore che aspetta e dice: “Il tempo è già passato”. Oh, il Giordano, il fiume Giordano!» (p. 11).

Un fiume che bagna la Bibbia

Nella prima parte del suo lavoro, Ravasi descrive il Giordano come un fiume che bagna tutta la Bibbia (pp. 17-92). Dopo aver accennato all’enigma del nome (pp. 17-20), egli scrive di un fiume che scorre nei due Testamenti (pp. 21-66) e scorre nei secoli cristiani (pp. 67-92).

Il Giordano viene menzionato 188 volte nell’Antico Testamento (più nove volte nei libri deuterocanonici) e 15 volte nel Nuovo Testamento (solo nei Vangeli).

Il Giordano è un fiume che scorre nei due Testamenti. Viene menzionato in antichissimi testi egiziani del 1900 a.C. e nella stele di Ramses II del XIII sec. a.C. Abramo lo attraversa nel suo viaggio dalla Mesopotamia, Israele vi passa attraverso nel suo esodo dalla schiavitù in Egitto alla libertà della terra della promessa. Il profeta Elia lo divide in due e lo passa all’asciutto nel momento in cui trasmette il suo incarico al discepolo Eliseo. Due tribù e mezzo abitano «al di là del Giordano», espressione che torna spesso come indicazione di confine ma anche di qualcosa che va lasciato dietro di sé, da abbandonare. Guerre e battaglie vi si susseguirono fino ai Maccabei. Celeberrima è la scena del battesimo di Gesù al Giordano, in fila con i peccatori. È una scena di rivelazione, che lo mostra quale Figlio di Dio e Messia inviato a liberare l’umanità dal peccato. Il Giordano diventa la frontiera nel cammino verso la terra e la città della speranza ultima.

Lenigma del nome

Il nome «Giordano» è un enigma. Secondo Filone, esso significa «discesa» (dalla radice ebraica yrd), che rimanda al fluire delle acque. Nell’antichità lo si considerava nel suo discendere tortuoso verso la fossa del Mar Morto, una corrente che si inabissa nel suo grembo sterile. I cristiani applicarono il senso della «discesa» all’Incarnazione del Verbo. Flavio Giuseppe spezza in due la parola e da j eo r, «fiume» e dan, la località da cui ha origine una delle tre sorgenti che generano il fiume lo interpreta come «il fiume di Dan». Il Talmud integra le spiegazioni, parlando del «fiume che discenda da Dan».

Citato negli antichi testi egizi, il Giordano è conosciuto nel mondo greco. Esistono vari “Giordani”. Omero parla di «Iardano», un fiume che scorre nell’Elide e un altro che fluisce a Creta. Nella lingua iranica antica esiste il vocabolo jardanus che significa «fiume annuale», cioè con acqua perenne. In bielorusso il fiume Rodano è detto Jerdan, proprio come il Giordano.

Ravasi conclude: «Forse dobbiamo riconoscere che il nome del fiume più ebraico e biblico non è né ebraico né biblico. Probabilmente è un nome comune di origine mediterranea antica, destinato a indicare genericamente un corso d’acqua ma il cui vero senso ci è ignoto. Il Giordano – che oggi gli arabi chiamano el-Urdunn (Giordano) ma anche esh-Sheriah el-Kebirah, “il Grande Abbeveratoio” dei greggi, della terra e degli uomini – è quasi un fiume universale anche nel nome» (p. 19).

Lo scrittore Luigi Santucci scrive che «il Giordano è, sì, il fiume della Palestina; ma è anche un fiume per così dire assoluto, disarticolato dalla geografia. Esso scorre nella mappa extraterrena della salvezza. Come il Letè e l’Eunoè del dantesco Purgatorio, deputati a darci insieme oblio e memoria. Poco conterà, allora, se Cristo ebbe il battesimo in quest’ansa o altrove. Nella sua metafisicità il Giordano è dunque onnipresente a sé stesso in ogni dove, tutte le sue gocce o sassi o ligustri si equivalgono: com’è della sacra particola, che in ciascun frammento contiene tutto il Cristo. Fiume, dicevo, metafisico. Archetipo e simbolo. Ma insieme m’è parso vero il contrario. Del Giordano ho colto cioè una meravigliosa ambivalenza, che ne fa riapparire la geograficità, il suo giusto abitare la propria terra» (p. 20). «Il Giordano e i fiumi più noti della terra hanno in comune l’acqua e forse alcuni radicali valori simbolici di vita, di purificazione, di fecondità. Ma il Giordano è un fiume unico. Ed è alla Bibbia che deve questa sua unicità – annota Ravasi –» (ivi).

Il Giordano è un fiume irrilevante, ma scorre nei secoli cristiani, bagnando le antiche pagine cristiane e anche l’arte cristiana. Dopo un percorso tortuoso di 251 chilometri, dal nord della Galilea si inabissa nel Mar Morto, dove evapora a tonnellate. Non è navigabile e vien sfruttato intensamente per l’irrigazione agricola. Il suo percorso infossato segna il confine tra Giordania e Israele, spesso in tensione fra loro.

Nella Bibbia, il capo di stato maggiore siriano Naaman lo disprezza, ponendolo a confronto con i fiumi di Abana e Parpar fiumi di Damasco. Ma la sua importanza non si ritrova nell’idrografia, ma nella storia sacra. In esso avviene l’avvenimento straordinario dell’incontro tra Dio e l’uomo, che segna la svolta decisiva della storia.

Nell’apocrifo Vita di Adamo, egli si reca da pellegrino penitente sulle sue rive. In piedi su una pietra, immerso nelle acque, inizia un digiuno di 40 giorni e 40 notti invocando la clemenza di Dio. Il cedimento di Eva nel suo digiuno nel Tigri, rende infruttuoso il digiuno di Adamo, e li fa ripiombare entrambi sotto il giudizio divino. Gesù è il nuovo e perfetto Adamo.

Il Giordano nell’Antico Testamento

Il Giordano appare per la prima volta nella spartizione della terra fra Abramo e il nipote Lot. La fitta vegetazione che circonda il fiume ne fa un serpente verde che striscia nel terreno giallastro e arido del deserto di Giuda. Giobbe pensa che nelle sue acque vi navighi il mostruoso behemot. Giacobbe riattraversa il Giordano carico di beni, dopo essere partito solo con un bastone. La salma di Giacobbe lo riattraverserà tornando dall’Egitto.

Il Giordano è alle soglie della terra promessa. Nelle steppe di Moab, presso il Giordano, vengono rivolti gli ultimi discorsi di Mosè al popolo di Israele. Egli vede il pericolo di cadere nell’idolatria e, con passione, invoca Dio di poterlo attraversare, ma non lo potrà fare. Morirà al comando di YHWH, sul monte Nebo, sulla vetta del Pisga. Israele dovrà porre le maledizioni sul monte Ebal e le benedizioni sul monte Garizim. Davanti al Giordano, Israele ascolta il codice deuteronomico, che guiderà la vita religiosa e sociale nella terra di Canaan. Il Tempio comincia a balenare col suo profilo luminoso.

Davanti a Giosuè il Giordano si spezza in due, permettendo un passaggio all’asciutto, come nel Mare delle Canne al momento dell’esodo. Giosuè vi fa togliere dodici pietre, quante sono le tribù di Israele, per erigere un cerchio al di là del fiume (Galgala significa «cerchio di pietre»). La tradizione cristiana vi vede la posizione dei risorti con Gesù.

Il Giordano è il secondo grembo da cui nasce il popolo di Israele e, nel pensiero cristiano, diventerà l’immagine del battesimo. Nel Sal 144 il fiume diventa un attore personificato della storia della salvezza: «Che hai, Giordano, per volgerti indietro?». Smottamenti che hanno bloccato il Giordano sono avvenuti nella storia, ma questa volta è un segno del compimento della liberazione esodica. Le tribù di Ruben e di Gad, con metà di quella di Manasse, resteranno a est del Giordano. Ai guadi del Giordano il giudice Gedeone riporterà una inaspettata vittoria, con soli 300 uomini. Il giudice Iefte libera dagli ammoniti, ma sacrifica la sua figlia, la prima persona che gli viene incontro dopo la vittoria. 42.000 efraimiti furono uccisi da Iefte al Giordano per la loro pronuncia sbagliata del nome scibbolet, «spiga di frumento».

Ai tempi di Saul, alcuni israeliti trovarono rifugio oltre il Giordano, come anche per Davide esso divenne amaro, perché fu attraversato da Uria, che lui farà uccidere per avere la sua bella moglie Betsabea. Davide attraversa il Giordano per sfuggire al figlio ribelle Assalonne. Menzionato nel censimento di Davide, il Giordano è ricordato una unica volta per il regno di Salomone come luogo dove furono fusi gli utensili per il tempio.

Il Giordano vide la salita al cielo di Elia sul cocchio, dopo essersi riparato al fiume Cherit «al di là del Giordano» e dopo aver trasmesso il suo ministero al discepolo Eliseo. Il Giordano diventa asciutto al loro passaggio a est e al ritorno di Eliseo a ovest. Si rinnova il prodigio dell’esodo. Per comando di Eliseo, nel Giordano viene guarito dalla lebbra il capo di stato maggiore dell’esercito siriano Naaman.

Nelle guerre aramee, il Giordano divenne luogo di recupero di un ingente bottino, diventando una frontiera del cielo, un segno di speranza. La luce messianica sarà intravista da Isaia regnare su tutte le nazioni (cf. Is 8,22-23).

La stupenda elegia del Sal 37 canta la nostalgia struggente dell’esiliato che ricorda i salici del Giordano, posti a confronto con quelli di Babilonia. Il Giordano assiste a momenti gloriosi della rivoluzione dei Maccabei. Spesso essi sconfinano a est del fiume, in Galaad, per trovarvi riparo o improvvisare azioni di disturbo. Gionata riportò una grande vittoria sul generale Bacchide (cf. 1Mac 9,43-49).

Il Giordano è cantato anche con una poesia, l’intensa lirica del Sal 42-43, erroneamente spezzato in due. Insieme al Sal 137 è l’altro passo dove il Giordano è citato come un preciso orizzonte geografico diverso da Gerusalemme. L’orante cerca acqua viva, trova solo terra secca.

Il Sal 62, canto di un probabile esiliato levita in Galilea, sente le cataratte delle sorgenti del Giordano come massa d’acqua che gli piomba addosso e lo annichilisce. Senza la propria comunità, le acque sono per lui simbolo dell’angoscia interiore, velenose e fonte di morte. Ma la grandezza del Giordano – annota Ravasi – si scopre solo gettando in esso la luce di Dio e la sua storia di salvezza. Da acque mortifere, il Giordano diventa emblema dell’acqua che disseta per la vita e la sua vera meta non è il Mar Morto, ma Sion e il tempio del Signore.

Il Giordano nel Nuovo Testamento

Nel NT il Giordano diventa il luogo simbolo della salvezza. Scrive l’autore: «Diventa quasi una parabola della salvezza, è il fiume che simboleggia l’intera esistenza cristiana che scaturisce dal battesimo, come dirà sant’Ambrogio in una sua illuminante intuizione: “Ubique enim nunc Christus, ubique Iordan est”, “dovunque c’è ora il Cristo, là c’è il Giordano” (Sermo XXXVIII, 2)» (p. 50). Il Giordano assume nuovamente i lineamenti di una persona, il volto di Cristo.

Il filo azzurro della presenza del Giordano nel NT inizia con la comparsa di Giovanni il battezzatore e con il battesimo di Gesù, già menzionato sopra. Compare in una enigmatica «Betania» oltre il Giordano, che alcuni codici chiamano «Betabara». Il Battista sceglie il corso inferiore del fiume per il suo rito di purificazione. Lì avviene la rivelazione di Gesù come Figlio di Dio e Messia. Viene menzionata la profezia di Isaia, la preghiera di Gesù, il dialogo con Giovanni Battista esitante, la presenza delle folle con i farisei, i pubblicani e i militari.

Gv 1 e 3 non descrive il battesimo, ma il Battista indica Gesù come l’Agnello, il Servo di Dio (talya ha i due significati). Sono titoli che rimandano all’agnello pasquale e al misterioso servo di YHWH del profeta Isaia. Al Giordano «con la stessa parola presenterebbe due volti del Cristo, agnello della liberazione piena di Dio e servo sofferente, consacrato alla salvezza dell’uomo attraverso la sua passione, morte e glorificazione» (p. 54). Giovanni Battista è l’amico dello Sposo che esulta alla voce dello Sposo. La figura giuridica dell’«amico dello sposo» indica quel personaggio che, durante il fidanzamento e le trattative matrimoniali, teneva i contatti tra i futuri sposi. Era un fiduciario che passava liberamente da casa a casa e, terminato il matrimonio, la sua funzione decadeva.

Di Giovanni si dice che battezzava a Ennon, «le sorgenti», da alcuni identificate con l’oasi di Ain Far’ah a sud di Bet-She’an. Attualmente si identifica il luogo del battesimo molto più a sud. I francescani lo situano a ovest del fiume, la ricerca più recente immediatamente a est.

Il Vangelo di Matteo e quello di Marco citano il dialogo fra l’esitante Battista e Gesù, il quale chiede che si compia ogni giustizia, la volontà del Padre. Il dialogo ha ricevuto una sacra rappresentazione in Francia nel XVI secolo. «Battezzare te, che vieni a salvare tutti noi?», si canta.

Dopo il dialogo, avviene una «visione interpretativa», in cui la colomba simboleggia lo Spirito Santo che si posa su Gesù, consacrandolo per la sua missione profetica definitiva. Essa rappresenta anche l’Israele messianico, perfetto, la comunità ecclesiale fedele.

La voce divina dichiara, invece, che Gesù è il Figlio di Dio, il Servo di YHWH sofferente, il re-messia, il figlio di Davide annunciato dai profeti. Gesù è Cristo, Messia, Re, Servo, Profeta, Figlio di Dio.

Battesimo e tentazioni

In questa luce, il Giordano diventa anche il fiume dei cristiani figli adottivi di Dio, consacrati nel battesimo re, sacerdoti e profeti. Già attorno al 400 san Girolamo aveva incontrato molti catecumeni che si facevano battezzare nel Giordano. Il pellegrino di Piacenza, Antonino, ricorda la presenza di molte «laure», conventi anche femminili. In molte Chiese orientali l’acqua del battistero viene chiamato «Giordano».

Allontanatosi dal Giordano, Gesù fu condotto nel deserto, che la tradizione cristiana ha identificato con Gebel Qarantal, il monte delle Tentazioni, da cui si può godere il panorama della piana di Gerico, il Giordano e la Transgiordania.

Il Giordano fa da sfondo anche alla prima predicazione di Gesù sul lago di Tiberiade, che ha come emissario sempre il Giordano. La luce messianica della parola di Gesù si irradia su tutto il territorio palestinese, a compimento della profezia di Is 8,23–9,1 (cf. Mt 4,13-16).

Gesù attraversò varie volte il Giordano nei suoi viaggi nei territori transgiordanici (Mt 19,1 e par Mc 10,1). Anche Giovanni, in un’altra occasione, ci ricorda che Gesù «ritornò di là del Giordano nel luogo ove prima Giovanni battezzava e là si fermò… E in quel luogo molti credettero in lui» (10,40.42).

Non mancavano dei guadi per passare facilmente e la mappa di Madaba disegna nel VI secolo anche dei traghetti che univano le due sponde.

Con la notizia della traversata di Gesù, il Giordano esce dalle pagine della Bibbia ma continua a scorrere nelle acque della tradizione cristiana. La liturgia bizantina canta il fatto che nel Giordano, «“si lava il Sole Cristo”. Questa stessa liturgia – scrive Ravasi – nel mattutino dell’Epifania canta un bellissimo dialogo col Giordano cristiano: Giordano, coshai visto per turbarti così fortemente? Ho visto lInvisibile nudo e sono stato scosso da un fremito. E il testo continua poi evocando le emozioni e le reazioni che quell’ingresso di Cristo nelle acque del Giordano ha generato. Come, infatti, non fremere e non cedere davanti a Lui? Gli angeli fremettero alla sua vista, il cielo impazzì, la terra tremò, il mare ritornò indietro con tutti gli esseri visibili e invisibili. Il Cristo è apparso nel Giordano per santificare tutte le acque!» (pp. 65-66).

Di seguito diamo solo alcune indicazioni sommarie del resto del contenuto del libro di Ravasi.

Il Giordano nei secoli cristiani

Il c. III della Prima Parte è dedicato al Giordano come fiume che scorre nei secoli cristiani (pp. 67-92), scorrendo nelle antiche pagine cristiane (pp. 67-76) e nell’arte cristiana (pp. 77-92).

Il Giordano nelle antiche pagine cristiane

Lo Pseudo-Matteo ricorda l’adorazione dei leoni di fronte a Gesù di otto anni, in una caverna adiacente al Giordano. Cirillo di Gerusalemme nella sua III Catechesi mistagogica, una solenne omelia battesimale, dichiarava: «Principio del mondo è l’acqua, principio dei vangeli è il Giordano» (cit. a p. 69). Giustino affermava che, col battesimo di Cristo nel Giordano, tutte le acque sono state consacrate e possono diventare un lavacro efficace dei peccati dell’uomo.

Ma è soprattutto con i grandi scrittori cristiani che il Giordano diventa il luminoso segno della nuova vita donata agli uomini dal Cristo.

Per Origene, maestro dell’allegoria, il Giordano è uno dei più alti simboli battesimali. Diventando catecumeni si attraversa il Mar Rosso, col battesimo si attraversa il Giordano. Con Elia si apre anche un altro orizzonte allegorico, quello dell’immortalità: chi ha varcato il Giordano battesimale entra nella terra promessa del cielo e dopo la morte è assunto in Dio.

Gregorio di Nissa raccoglie attorno al Giordano elementi mitici di origine greca e motivi di ispirazione gnostica, rielaborandoli e purificandoli. La sua idea fondamentale è di tipo cosmico. Egli parte dai quattro fiumi dell’Eden, il Pishon, il Ghihon, il Tigri e l’Eufrate, descritti in Genesi 2,10-14. Essi escono fuori dall’Eden perdendo così la loro santità e freschezza: sono, quindi, simbolo della vita carnale e peccatrice che si allontana dalla sorgente della grazia per disperdersi nelle lande desolate del mondo e del vizio. Il Giordano, invece, va controcorrente, scorre verso l’Eden, cioè verso la vita divina offerta dal Cristo immerso nelle sue acque, rigenerando l’umanità desolata, riconducendola dal vizio alla vita santa. Il Giordano, che non ha le sue sorgenti in un punto topografico della Palestina ma in ogni fonte battesimale perché sgorga dal costato del Cristo crocifisso, avvolge nel suo reticolo benefico tutte le terre del mondo, santifica tutte le acque e raccoglie nel suo grembo tutti gli uomini rigenerati nello Spirito Santo per ricondurli a Dio nella perenne gioia paradisiaca.

La liturgia

Nella liturgia anche il Giordano bagna con le sue acque tutte le chiese col fonte battesimale e percorre tutte le liturgie coi riti battesimali e soprattutto con la festa del Battesimo del Signore.

A gennaio le chiese ortodosse e orientali celebrano la festa della «Santa Teofania del nostro Signore Gesù Cristo». Si tratta di quella solennità che noi chiamiamo l’Epifania e che celebriamo il 6 gennaio. Essa è superiore allo stesso Natale e ha al centro una grandiosa commemorazione del battesimo del Signore al Giordano. Con una preghiera composta da Sofronio, patriarca di Gerusalemme morto nel 638 si invoca la «benedizione del Giordano» sulle acque del fonte battesimale.

Ravasi cita poi alcuni testi impiegati nella grande «Vigilia», in cui c’è anche un dialogo fra i fedeli e il fiume. «Nei flutti del Giordano – si professa – il Signore, re dei secoli, coperto di gloria, crea il nuovo Adamo dalle ceneri di colui che si era lasciato corrompere e spezza la testa dei draghi che vi si erano accovacciati» (p. 76). Il male è vinto, la redenzione è offerta a tutti.

Larte cristiana

Il Giordano ha bagnato anche larte cristiana. «Alle migliaia di pagine della letteratura cristiana – annota l’autore – possiamo far subentrare le migliaia di immagini che, in affreschi, sarcofaghi, bassorilievi, cofanetti, avori, mosaici, miniature, sigilli, tele, sculture hanno raffigurato questo fiume, spesso solo sognato e mai fisicamente visto dai rispettivi pittori o scultori. Un Giordano che non è fatto soltanto di chiare e fresche e dolci acque e di riposanti sponde colme di verde, ma un Giordano che diventa una vera e propria persona, attenta al grande evento del battesimo di Cristo o, come ha fatto Raffaello nelle Logge Vaticane (1514-1518), spettatrice del passaggio degli ebrei» (pp. 77-78). Il Giordano è quasi sempre rappresentato in rapporto all’evento del battesimo di Gesù: massa orizzontale striata, molteplici spruzzi vaporizzanti attorno al Cristo, cascata verticale d’acqua dal V sec. in poi.

L’arte rinascimentale creerà ambienti lussureggianti, con prati smaltati, seguendo motivi «teologici» (Perugino, Bellini, Tiepolo ecc.). L’Oriente introduce motivi aneddotici e narrativi e, in Cappadocia, il fiume diventa uno gnomo caricaturale a forma conica che si rotola attorno alla sua urna e al battesimo di Gesù.

Ravasi descrive la cripta di Lucina nelle catacombe di san Callisto (II sec.) e i due battisteri di Ravenna (San Giovanni in Fonte o Battistero Neomiano e quello «degli ariani»). A Roma si trova splendido il mosaico absidale della chiesa dei Santi Cosma e Damiano (526-530) e l’abside di santa Prassede (IX sec.) con un Cristo più rigido e freddo. Nel pannello eburneo del seggio di Massimiano a Ravenna (VI secolo) il Giordano è col busto curvo sulla sua urna dalla quale sgorga l’acqua che alimenta il fiume in cui Gesù bagna i piedi.

Numerose le miniature degli “evangeliari” e dei “sacramentari”.

A Padova brilla la scena del battesimo di Gesù dipinto da Giotto tra il 1303 e il 1306. A Castiglione Olona (VA), nei pressi dell’antica collegiata, sorge il battistero affrescato da Masolino da Panicale nel 1435. La tela di Piero della Francesca si unisce a quella dipinta dal Verrocchio e da Leonardo nel 1475.

«E infine – conclude Ravasi la sua corsa «artistica» – non potevamo escludere Venezia, nella quale ci rechiamo per scegliere uno dei cinquantasei dipinti che il Tintoretto ha preparato tra il 1564 e il 1587 per la Scuola di San Rocco. Il battesimo di Gesù è percorso qui da brividi oscuri e da dense fosforescenze, mentre il Giordano si popola di alghe, di vegetazione fluviale, di vasti orizzonti» (p. 85).

Un fiume che bagna tutta la Terra Santa

La Seconda Parte dell’opera (pp. 93-250) è dedicata alla descrizione della vita fisica del Giordano, in riferimento alle varie età dell’uomo.

Il Giordano bagna tutta la Terra Santa. Ravasi parte descrivendo il corso tortuoso del fiume dalla sua nascita alle falde del monte Hermon, alle grotte del dio Pan, fino al suo morire nel Mar Morto. Nei vari passaggi si richiama la presenza di siti e luoghi storici dell’AT o che hanno visto l’attività di Gesù, la vita delle comunità cristiane e la voce della tradizione cristiana. Non mancano ricchissime informazioni di natura storica, geografica, letteraria e di attualità.

Iniziando la descrizione della vita fisica del Giordano, Ravasi ricorda il viaggio in direzione nord, verso le grotte del dio Pan, luogo della nascita. Ci si dirige verso il Golan, nel mondo dei drusi.

Due viaggi: la giovinezza e la sua crescita

L’autore parla di due viaggi.

Nel primo viaggio egli descrive dapprima la giovinezza del Giordano, menzionando i suoi primi «vassalli» – menzionati anche nella Bibbia –, il lago scomparso di Hule e la sua primavera, per terminare con il ricordo di una maledizione e di otto beatitudini. Sono pronunciate tutte nel triangolo evangelico della parte settentrionale del lago di Genesaret, comprendente Cafarnao, Corazin e Betsaida. Il tradizionale sito del Monte delle Beatitudini offre una vista spettacolare sul lago e le sue sponde, fino a spingersi all’altopiano della attuale Giordania.

Viene poi narrata la crescita del Giordano. Dopo il prosciugato lago di Hule, il fiume si immette nel grande lago di Tiberiade, «senza mescolarsi». «“Non meravigliarti – annota Ravasi citando la tradizione giudaica – il Giordano entra nelle acque del lago di Tiberiade e non si mescola: è un miracolo!”. Leggiamo questa sorprendente annotazione in un commento rabbinico in cento capitoli al libro della Genesi (Bereshit Rabbà IV, 5), composto nel VI secolo d.C. Questa fantasiosa tesi è sostenuta per affermare l’intoccabilità sacrale delle acque del Giordano. Possiamo, perciò, considerare il lago di Tiberiade come una grande sala entro cui il fiume celebra le sue nozze con la Terra Santa» (p. 122).

Si descrivono poi le navigazioni di Gesù sul lago, dapprima in viaggio sulla riva orientale, verso Cafarnao, e poi sulla riva occidentale, verso Tiberiade.

Il secondo viaggio è descritto in due tempi. Dapprima, si considera il fiume in rapporto con Israele. Ravasi menziona di seguito i siti biblici che si incontrano esplorando il territorio così come si presenta oggi, insieme a notazioni geografiche, storiche e letterarie. Si citano pagine di autori che parlano di un viaggio fino alle porte del paradiso terrestre (Talmud, accennando alla pianura attorno a Bet Shean), passando non lontano da Gerico – la città più antica del mondo –, per poi essere «inghiottito da un lago appestato» (René de Chateaubriand), il Mar Morto.

Il secondo tempo del secondo viaggio prende in considerazione il Giordano nel suo rapporto con la Giordania. Parlando degli scavi compiuti dal Pontificio Istituto Biblico a Teleilat Ghassul (V-IV millennio a.C.), nei pressi del Mar Morto, menziona la sorpresa degli archeologi nel trovarsi di fonte a uno strano cavallo-tigre con gli occhiali.

Lo studioso ricorda poi una misteriosa lotta notturna lungo il Fiume Blu, quella sostenuta da Giacobbe allo Yabbok, un affluente di sinistra del Giordano. Menziona quindi Pella, la città-rifugio dei primi cristiani, e descrive la sua esperienza di una notte in una tenda beduina, dove si addensano memorie riguardanti la figura del pastore, di Gesù pastore per eccellenza, ben inserito nel territorio fertile del Galaad. Viene descritto lo Jarmuk, altro importante affluente del Giordano e gli eventi ad esso collegati.

Il viaggio termina a Gadara, un’unica città sotto due bandiere. Era «un centro che comprendeva due componenti: una sorgente termale e una splendida città, Gadara. Il dramma della guerra arabo-israeliana ha fatto sì che, paradossalmente, due bandiere sventolino ora sulle due parti: quella giordana sulla città e quella della stella di Davide sulle sorgenti» (p. 204).

Ravasi descrive, dapprima, le «rovine della città ellenistica che si affaccia sulla riva meridionale dello Jarmuk col nome arabo attuale di Umm-Qays, a 364 metri d’altezza, 572 sul lago di Tiberiade, la cui costa meridionale dista solo 6 km in linea d’aria» (p. 204). Conclude poi le sue note con la descrizione delle sontuose fonti termali, frequentate tutt’oggi dagli israeliani nei giorni di venerdì e sabato.

Il sepolcro del Giordano

Ogni vita ha una sua conclusione, anche quella del nostro “personaggio” Giordano. Il suo sepolcro è il Mar Morto. Ravasi menziona 392 metri di profondità sotto il livello del mare delle sue coste, mentre il letto sottostante raggiunge i meno 433 metri. Misura 70 km in lunghezza e 17 in larghezza, per un totale di circa 800 kmq, oggi in forte diminuzione. «La Lingua» ormai spezza in due il mare, congiungendo le due rive. La forte evaporazione lo costringe a un’eterna agonia.

Il sepolcro ha ricevuto otto nomi, in parte biblici: Mare dell’Araba, Mare Orientale, Mare Salato (epoca greco-romana), Lago Asfaltide (Flavio Giuseppe), Lago Puzzolente (epoca araba), Mare di Sodoma (Talmud), Lago di Lot (denominazione araba), Mar Morto (per primi lo nominarono così Tacito e Pausania).

Prima del suo inabissarsi nel Mar Morto, nella parte giordana del fiume si trova il «Parco del Battesimo di Gesù» voluto dal re giordano.

Nei dintorni del Mar Morto, sul versante occidentale, si trova il sito “monastico” di Qumran, dove, nella primavera del 1947, in una grotta furono trovati importantissimi rotoli col testo biblico praticamente identico a quello contenuto nel più antico codice fino ad allora conosciuto, del 900 d.C. Altre grotte rivelarono immensi tesori di testi biblici e della tradizione degli abitanti del sito, sigillati prima dell’arrivo dei romani nel 68 d.C.

Per ordine di YHWH, Mosè salì sul monte Nebo, di fronte al Giordano, dal lato orientale. Dt 32,48-52; 34,1-7 ricorda la sua obbedienza a Dio, fino alla morte, senza poter entrare nella terra promessa.

Poco più a sud, sempre sulla sponda giordana, si trova la fortezza di Macheronte (Machaerus), dove gli archeologi rinvennero il doppio triclinio (degli uomini e delle donne) a cui accenna il Vangelo. Lì fu decisa la tragica sorte di Giovanni Battista, la morte per decapitazione (cf. Mc 6,17-29, che rimanda alle accuse di natura etica da lui rivolte a Erode Antipa; Flavio Giuseppe sostiene, invece, che la sua morte fu decisa per un motivo politico, per eliminare un possibile fonte di insurrezione).

Per laddio al Giordano, Ravasi chiama a raccolta una folta schiera di testimonianze letterarie di varie tradizioni, tutte esaltanti la natura particolare di questo fiume. Come chiusa, egli sceglie le parole di Cesare Angelini, critico, saggista, scrittore ma soprattutto sacerdote pavese, morto quasi come un patriarca a novant’anni nel 1976.

Sono parole piane e serene che concludono il volume, descrizione della vita di un fiume, ma in realtà una piccola enciclopedia, una vera e propria guida biblica e storica alla Terra Santa bagnata dal suo tortuoso fluire. 251 chilometri ricchi di storia e di fede. Il fiume della vita.

  • GIANFRANCO RAVASI, Il fiume della vita. Il Giordano fra i due Testamenti (La Bibbia e le parole), Edizioni Terra Santa, Milano 2023, pp. 256, € 18,00, ISBN 9791254711682.
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