
A Madrid, tra la folla strabordante della domenica del Corpus Domini (valutata in 1,2 milioni di persone) c’erano senz’altro tantissimi fedeli, anzi erano la maggioranza. Come la sera prima, sicuramente, tra i giovani radunati per la veglia in «Plaza de Lima» erano tutti, o quasi, alla ricerca della strada indicata dal Vangelo.
E Leone XIV in Spagna non ha mandato a dire qual è il messaggio, il punto centrale del Vangelo. Rispondendo alle domande dei giovani – secondo lo schema ormai consolidato del dialogo, che tanto rende la partecipazione diretta e immediata – il papa ha indicato la strada.
«Voglio affidare a tutti voi una missione: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro. Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia, in ogni tempo. Coltivando quest’impegno, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Sul loro esempio, siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità. È questa, carissimi giovani, la virtù che più di tutte cambia la storia. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con amore! Grazie».
Mica poco. Domenica, nell’omelia della Messa per il Corpus Domini, festa che in Spagna è molto sentita e partecipata e che prevede una grande processione – anche qui in Plaza de Cibeles, con il papa –, Leone XIV ha gettato un ponte tra passato, presente e futuro. Ha ricordato che la festa non è «un ricordo nostalgico», una sorta di monumento del passato. L’Eucaristia è il centro vivo e palpitante del messaggio di Gesù al mondo, sempre.
«Ecco pertanto una consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune».
***
Ma il messaggio religioso non basta ancora. E infatti, ripetendo lo schema consolidato dei viaggi papali, anche questo è iniziato con l’incontro con il Corpo Diplomatico e le autorità civili. La libertà religiosa e di coscienza va sempre tutelata, ha sottolineato il papa. Un messaggio forte e chiaro per tutta l’Europa, per l’Occidente, per il mondo intero. E per essere ancora più chiaro ha proseguito notando che:
«Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza. Eppure, da queste notti oscure, uomini e donne fedeli alla verità sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano. È dalla loro libertà che impariamo a essere liberi. La Chiesa cattolica è a servizio di questa sete del cuore umano. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica sostenuta da una moltitudine di martiri e santi, ed è pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace».
Il papa non si è fermato qui. Ha voluto essere più chiaro.
«Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle. Le nuove tecnologie sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte. D’altra parte, il bene può resistere e comunicarsi».
Ma per farlo, per realizzare tale compito, è necessario l’impegno di chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, attraverso investimenti mirati sulla formazione e sull’educazione a tutti i livelli, a favore delle comunità locali, sulla società civile in generale come «vivaio di partecipazione e mediazione culturale».
E proseguendo la riflessione, ha unito l’esperienza di ieri ad oggi, in modo dinamico, come troppo spesso dimenticano quanti privilegiano «le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità». Invece la storia racconta una realtà diversa.
«La presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata. Durante quel periodo non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei. Nella scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, esperti appartenenti alle tre religioni collaborarono alla traduzione del ricco patrimonio arabo, greco ed ebraico, contribuendo alla diffusione di testi come, tra gli altri, quelli dei filosofi Averroè (1126-1198) e Maimonide (1138-1204). In particolare, città come Cordoba e Toledo divennero luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi. Ma questa è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza».
***
Il tema è stato poi ripreso, in forma più classica nel discorso tenuto al Parlamento lunedì 8 giugno in mattinata, dove il pontefice ha elencato i princìpi della visione morale cattolica: la difesa della vita umana, il bene comune, la difesa della famiglia e, soprattutto, di un’Europa capace di portare una visione di pace. È la coniugazione dei princìpi classici con il tema della pace uno degli aspetti innovativi dell’impostazione di Leone XIV.
«Come ricorda il motto dell’Unione Europea, “In varietate concordia”, la vera unità non uniforma, ma rende coesi nella diversità, facendo delle culture, delle sensibilità e delle tradizioni occasione di arricchimento reciproco».
Nello stesso discorso ai membri del Parlamento ha aggiunto:
«A livello internazionale, la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale. Ogni guerra costituisce, in ultima analisi, una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare e anche di quella coscienza comune dell’umanità che riconosce legami di giustizia tra le nazioni. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Per questo motivo, è preoccupante che, in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra».
I giornali spagnoli hanno dato rilievo al tema degli abusi – molto sentito in Spagna – evidenziando l’incontro con le vittime e l’appello ai vescovi a «cambiamenti reali» nel nome di una politica di «pacificazione» interna. Il gruppo delle vittime, dal canto suo, ha chiesto una «risposta più efficace» della Chiesa. Più prosaicamente il quotidiano conservatore ABC ha titolato oggi che «Il Papa ha ricordato alle Cortes (il Parlamento spagnolo – ndr) che la dignità umana precede la politica. Molti hanno applaudito; pochi si sono sentiti chiamati in causa».
Prossime tappe del viaggio: Barcellona (9 giugno), Montserrat (10 giugno), le Isole Canarie (11-12 giugno). Rientro del papa in Vaticano è previsto per venerdì 12 giugno in serata.





