A scuola di fraternità /20

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francesco

Prosegue la rubrica «Opzione Francesco», firmata dal teologo Armando Matteo per la rivista Vita Pastorale. Per gentile concessione del direttore, don Antonio Sciortino, la rubrica viene interamente ripresa e pubblicata in digitale su Settimana News.

Il terzo decisivo elemento della pastorale dell’amicizia riguarda la costruzione di parrocchie che siano davvero casa e scuola di fraternità. Se una cosa è infatti chiara, per l’Opzione Francesco, è quella per la quale il cristianesimo futuro della gioia sarà possibile solo se sarà anche un cristianesimo della fraternità.

Egolatria

Non è un caso, del resto, che è immediato rintracciare in tanti paragrafi di Evangelii gaudium il portentoso collegamento tra gioia e fraternità, partendo proprio dal riconoscimento che il principale ostacolo e nemico della gioia del Vangelo, della gioia che nasce e rinasce in ogni incontro con Gesù, è l’individualismo diffuso e triste che oggi domina nella società del commercio infinito e che porta a ciò che alcuni hanno semplicemente definito come «la morte del prossimo», prima porta verso un deserto della fraternità potenzialmente senza fine.

In numerosi luoghi del nostro pianeta, infatti, si pensa e si vive come se gli altri semplicemente non ci fossero; si pensa e si vive come se la propria umanità non avesse reale bisogno del prossimo per il proprio compimento.

Il risultato complessivo di tale crescente individualismo è il farsi spazio in mezzo a noi di una cultura fatta di egolatria che produce tristezza, vuoto interiore e isolamento; cultura che è poi all’origine di quelle terribili ingiustizie sociali denunciate da papa Francesco.

La vera guarigione

A tutto questo disastroso individualismo l’unica reazione possibile, secondo l’Opzione Francesco, è una nuova scommessa sulla fraternità, nella società e nella Chiesa: «Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono» (EG, 93).

Per questo la pastorale dell’amicizia dovrà sempre più sollecitare tutti i credenti a raggiungere già al loro interno una forma di autentica e vivente fraternità. Questo comporterà un loro sincero impegno a trasformare i luoghi del proprio convenire in luoghi dell’accoglienza, dello scambio, della parola condivisa.

Non c’è più spazio per comunità cristiane vissute quali stazioni di servizio del sacro o club elettivi di anime sedotte da questo o quel leader carismatico. È, piuttosto, il tempo di comunità cristiane che siano sempre di più spazi autentici di comunione, di condivisione, di partecipazione, di comunicazione, di ospitalità reciproca, nel segno dell’amore e del riconoscimento della pari dignità di ognuno e di ognuna, scoprendo in ciascuno e in ciascuna la presenza di Dio.

In questa comunità di credenti, sempre di più casa e scuola di vera fraternità, si colloca l’appello di papa Francesco ai credenti di abitare le periferie e di fare comunione con coloro che le abitano. I più poveri di fraternità sono semplicemente i più poveri di ogni società.

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Un commento

  1. Fabio Cittadini 8 novembre 2023

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