
Da ragazzo, rispetto a coloro che sottolineavano il ruolo delle donne nelle vicende storiche, pur se nell’ombra, mi veniva da pensare che sarebbe stato inverosimile il contrario: come escludere completamente mezza umanità dalla storia? Ecco, per secoli e millenni la condizione femminile è riassumibile in due parole: ombra, appunto, e margine. E il romanzo di Ombretta Costanzo (L’Antenata, Editore Mannarino, Brescia 2026, pp. 211, euro 13) narra eventi e drammi che percorrono i secoli, a iniziare dal Cinquecento, secondo una prospettiva soprattutto femminile.
L’antenata è Beatrice, a suo modo una strega, che conosce le erbe ed è consapevole della propria sensualità, esito, tuttavia, di un susseguirsi di violenze e abusi. «Nelle sue fughe dalla casa dove viveva controllata dalla domestica del priore, aveva conosciuto una herbaria che le aveva insegnato a distinguere le erbe buone da quelle cattive, a fare pozioni e a usare i veleni.
Era andata con lei e con altre compagne nella notte magica di San Giovanni a raccogliere l’iperico e la ruta, l’artemisia e la verbena. La donna le aveva insegnato i riti e le liturgie per purificare e potenziare le essenze, bruciare le radici, fare infusi, usare con cognizione la belladonna, una pianta potentissima che poteva essere mortale. Grazie alla sua maestra ora sapeva estrarre il veleno dal mughetto, dall’oleandro, sapeva produrre essenze dai fiori. Era una fonte di conoscenza quella herbaria, viveva da sola al limite del bosco dove allevava alcune grandi falene, oltre al baco da seta, cosa rara per quei tempi.
La donna, dopo che era rimasta vedova di un uomo feroce che la maltrattava e la obbligava a prostituirsi, non aveva più accettato maschi nella sua vita, e sussurrava che il suo compagno era il demonio. Si chiamava Giovanna, veniva dalla Val Camonica. Da generazioni aveva lasciato con la famiglia i boschi del Tonale, famosi per le pratiche di stregoneria e i sabba, per sfuggire ai processi intentati contro le streghe» (pp. 7-8). E fu proprio Giovanna a proporre a Beatrice il Sacer nigrum: Satana, a detta di Giovanna, era affascinato da Beatrice e ne avrebbe fatto la sua regina, purché ella uccidesse un uomo consacrato e che non avesse mai conosciuto sessualmente donna.
E qui, invece di un omicidio, alcune fra le più belle righe del romanzo descrivono e quasi fanno rivivere la nascita di un intenso legame d’amore: quello tra la stessa Beatrice e Antonio, un giovane parroco, prudente ammiratore di Giordano Bruno, inizialmente la vittima designata da lei. Ella, in realtà, lo conosceva già, furtivamente, e ne era attratta. Il religioso resiste a lungo al tentativo di sedurlo. Ecco, quasi impercettibilmente l’autrice rende la metamorfosi di un’idea di morte in un sentimento vivissimo, passando per il gioco delle parti della seduzione. Poi, però, la morte torna prepotente: il cranio di Antonio viene martoriato mentre egli prova a difendere la sua amante e Gelso, un bimbo che la coppia aveva come adottato.
E il “romanzo familiare”, attraverso le generazioni, prosegue con altre figure femminili, tutte al loro modo semplici e, al tempo stesso, un po’ enigmatiche.
Che dire, poniamo, della vicenda di Nereide, di sua cugina Dora e di Edoardo, ragazzo dalla bellezza folgorante? Una sorta di triangolo sentimentale, percorso dalla magia e dalla lettura delle “carte”.
Poniamoci di nuovo in ascolto di parte del dialogo tra Umberto, uno psichiatra fresco di specializzazione, e Beatrice: «“Tu sei stata ricoverata perché hai ucciso una delle tue nipoti, l’altra è stata salvata dal figlio di tua sorella, cioè tuo nipote e genero, perché l’hai fatto?”. “Ho tentato di concentrare il potere su Dora, ma il destino ha scelto Nora. Per lei ho dato alle acque di Milano in sacrificio la vittima più preziosa, la sua gemella, perché è in questa vita che riuscirà a vendicare la sofferenza di tutte le donne della nostra famiglia, così chiuderà il ciclo delle reincarnazioni e libererà Milano dalla maledizione. Oggi scopro che c’è anche Perla, molto potente, che si è sostanziata nel bene senza prendere forma di corpo, nascondendo anche a me la sua esistenza. Fino a ora non era stato necessario che si manifestasse, ma adesso che Nora ha ricevuto la casa in eredità e Satana è intervenuto per aiutarti a separare le nostre fotografie liberando il Sacer nigrum, deve intervenire”» (p. 176).
Insomma, come tutti i miei maestri dicevano, talora vi sono più storia, scienza, filosofia, teologia in un romanzo che in cento trattati specialistici. Ma, soprattutto, ne L’Antenata vengono quasi dipinte l’indigenza e le credenze, la vita e la morte, l’amore e la violenza.
- Ombretta Costanzo, L’Antenata, Editore Mannarino, Brescia 2026, pp. 211, euro 13.





