Russia e Ucraina: dalla «Grande menzogna» a oggi

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La prima mossa fu la «Grande menzogna» escogitata da Stalin, e a cui l’Occidente volle credere. Il genocidio per fame dei contadini ucraini nell’Urss degli anni trenta – almeno cinque milioni di morti, quasi la metà bambini, privati del cibo con le requisizioni – venne fatta passare all’estero per una calamità naturale di cui le autorità comuniste non sarebbero state responsabili. Assicuratasi l’impunità e la disattenzione del mondo, il Cremlino procedette sistematicamente dal 1930 e durante i tre anni seguenti a eliminare la nazione ucraina, abbattendone le colonne portanti: intellettuali, sacerdoti e contadini che si rifiutavano di entrare nelle fattorie collettive.

Un libro denuncia

Il silenzio continuò ad avvolgere lo Holodomor (…) fino a quando uno storico inglese di nome Robert Conquest pubblicò nel 1986 «Raccolto di dolore, collettivizzazione sovietica e carestia terroristica», un libro che spezzò il cerchio delle omertà con un atto di accusa contro i responsabili. Oggi quel volume è ripubblicato dalla Rizzoli (…), mantenendo la carica di sconvolgente denuncia, persino accresciuta dalla contemporanea, e per molti versi simile, invasione messa in atto dall’esercito di Mosca sulle medesime terre.

Constatando le similitudini tra passato e presente, è possibile comprendere le premesse storiche e le motivazioni attuali di quanto sta avvenendo. Agli occhi di Stalin, l’esistenza stessa della nazione ucraina costituiva una minaccia per la stabilità e legittimità della Russia bolscevica, che prevedeva secondo il dettato di Lenin il superamento delle nazionalità interne e la diffusione all’estero della ideologia marxista-leninista. (…)

Lo sradicamento della nazione ucraina diventava così una sacra missione che tutto giustificava: rastrellamenti, fucilazioni, torture, deportazioni, interventi dell’esercito contro chi osava ribellarsi. (…)

La differenza

A rendere ancor più impressionante il parallelo, c’è un aspetto della ideologia marxista-leninista che sconfina nel razzismo: l’idea cioè che esista una «essenza di classe», cioè che i rapporti economici determinino le coscienze degli individui, sicché nessun cambiamento o pentimento successivo può mai redimere i «nemici del popolo», inclusi i familiari dei «kulaki» e i loro discendenti. I «kulaki» appunto, cioè i contadini «ricchi» in quanto proprietari di una mucca o di un calesse, furono inventati dalla propaganda comunista come nemici, meritevoli di estinzione.

Nella guerra d’invasione, oggi attuata dal Cremlino, non è difficile ritrovare la medesima propaganda leninista che definisce i resistenti «degenerati», «drogati», «neonazisti» e servi del capitalismo occidentale. Leggendo Conquest, distruzioni e deportazioni, arruolamento di criminali, riscrittura della storia recente, inviti alla delazione nei territori occupati e decimazione della popolazione civile richiamano il presente, e paiono confondersi con esso.

Ma c’è una differenza. La «Grande menzogna» degli anni trenta poté contare su connivenza e disinteresse occidentale, nel quadro dell’equilibrio del terrore determinato dalla guerra fredda e dagli accordi economici con l’URSS. Oggi abbiamo tutti la possibilità di valutare e giudicare quanto sta avvenendo.

Dario Fertilio, giornalista e scrittore, insegna Teorie e tecniche della comunicazione alla Università degli Studi di Milano. L’articolo è pubblicato integralmente su VPlus, 25 marzo 2023.

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