
Il 10 marzo 2026, la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato un Rapporto sulla «partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa», nell’ambito della progressiva pubblicazione dei lavori dei gruppi di studio e delle commissioni.
Il rapporto proviene dal Gruppo di Studio 5, istituito a seguito della prima assemblea generale del Sinodo sulla sinodalità. Il lavoro del gruppo durante la seconda assemblea generale del Sinodo, tenutasi nell’ottobre 2024, è stato oggetto di notevoli controversie, in particolare perché affrontava la questione delle donne diacono.
La questione delle donne diacono, tuttavia, non è presente nel rapporto pubblicato il 10 marzo. Anzi, come annunciato lo scorso ottobre, la questione è stata deferita a una commissione di studio pontificia sulle donne diacono, costituita nel 2020 e ora riattivata.
Il rapporto del gruppo di studio ne dà atto e afferma che «le conclusioni di questo studio sono state pubblicate il 4 dicembre 2025 in una lettera del cardinale Giuseppe Petrocchi, presidente della Commissione».
Molti media hanno riportato la pubblicazione di quella lettera (distribuita esclusivamente in italiano) come quella che hanno definito una «decisione» sulle donne diacono. Il cardinale Petrocchi non è stato disponibile a rispondere alle domande in quel momento.
In realtà, nella lettera di Petrocchi non vi era alcuna «decisione». La commissione era stata istituita per studiare la questione delle donne diacono, non per decidere alcunché al riguardo; e le conclusioni riportate nella lettera del cardinale Petrocchi sono notevolmente più complesse di una semplice decisione a favore o contro le donne diacono.
La pubblicazione della relazione del Gruppo di studio 5 rappresenta un’occasione opportuna per ricordare che il documento finale del Sinodo, adottato da papa Francesco come suo magistero, affermava che «la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta e occorre proseguire il discernimento a riguardo». L’indisponibilità della lettera di Petrocchi in lingue diverse dall’italiano ha limitato la possibilità di tale discernimento.
Sintesi della relazione della Commissione di studio su donne e diaconato
Una delle ragioni per cui la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale rimane aperta, ovviamente, è che la Chiesa non ha mai promulgato una dottrina che vieti specificamente l’ordinazione delle donne come diaconi. Di fatto, la Chiesa non ha mai pubblicato un documento che affronti esplicitamente la questione.
Nella Chiesa cattolica, la questione è in discussione da mezzo secolo. Nel 1973, alcuni membri della Commissione di papa Paolo VI sul ruolo delle donne nella società e nella Chiesa tentarono, senza successo, di farla prendere in esame. Nei decenni successivi, la Commissione Teologica Internazionale compì alcuni tentativi per affrontare la questione, con scarso successo a causa della riluttanza del Vaticano ad affrontarla. Alla fine, nel 2002, la sesta Commissione Teologica Internazionale stabilì che la questione spettava al magistero. Né papa Giovanni Paolo II né il suo successore, papa Benedetto XVI, hanno portato avanti la questione. Poi, nel 2016, a tre anni dall’inizio del suo pontificato, papa Francesco ha riaperto la discussione.
Anche le Chiese ortodosse orientali hanno mostrato segni di un rinnovamento della loro antica tradizione di ordinare le donne al diaconato. Ad esempio, il reverendissimo Seraphim (Kykkotis), metropolita dell’Arcidiocesi dello Zimbabwe nell’Africa orientale, che fa parte del Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria e di tutta l’Africa, il 4 maggio 2024 ha ordinato diacono una donna sposata di nome Angelique Phoebe, utilizzando la stessa liturgia greco-ortodossa che impiega per i diaconi maschi.
Le due commissioni di papa Francesco
Papa Francesco ha istituito due commissioni sulle donne diacono, una nel 2016 e l’altra nel 2020. La prima è stata istituita su richiesta dell’Unione Internazionale delle Superiori Generali (UISG), un gruppo ecclesiale composto dalle responsabili degli istituti di religiose. Ho fatto parte della prima commissione, che si è riunita quattro volte tra il 2016 e il 2018.
Nel maggio 2019, papa Francesco ha consegnato una parte della relazione della prima commissione alla leadership dell’UISG. Ha detto che potevano farne ciò che desideravano e che aveva altri documenti che avrebbero potuto richiedere. L’UISG non ha né pubblicato quanto ricevuto né richiesto il resto del lavoro della prima commissione.
Subito dopo il Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019, Francesco ha dichiarato che avrebbe riconvocato quella prima commissione, aggiungendovi alcuni membri. Tuttavia, nell’aprile 2020, ha nominato una nuova commissione composta da dieci membri. I resoconti delle riunioni ordinarie della seconda commissione (13-21 settembre 2021 e 11-16 luglio 2022) rimangono inediti.
Ai partecipanti al Sinodo sulla sinodalità, convocato nell’ottobre 2021, è stato detto fin dall’inizio e in ogni occasione che non avrebbero discusso questioni dottrinali. Entrambe le sessioni sinodali, della durata di un mese, includevano la questione delle donne diacono nei propri documenti di lavoro, affermando che la questione era — ed è — una questione di prassi, non di dottrina. Tuttavia, la questione è stata deferita dal Vaticano al Gruppo di studio 5, uno dei diversi istituiti tra la prima (ottobre 2023) e la seconda (ottobre 2024) parte dell’Assemblea sinodale.
La questione delle donne diacono ha avuto un ruolo di primo piano nelle discussioni sinodali sia all’interno che all’esterno dell’assemblea, e i membri del Sinodo sulla sinodalità hanno richiesto due volte le relazioni di ciascuna commissione, poiché non erano mai state pubblicate — ma queste relazioni non sono state fornite. Ciononostante, il documento finale del Sinodo afferma: «Non ci sono ragioni che impediscano alle donne di assumere ruoli di guida nella Chiesa: non si potrà fermare quello che viene dallo Spirito Santo. Anche la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta e occorre proseguire il discernimento a riguardo» (n. 60).
Sia l’Ufficio del Sinodo che il Gruppo di studio 5 hanno ricevuto ulteriori commenti e documentazione. Tuttavia, la questione delle donne diacono è stata invece deferita alla seconda commissione vaticana, riattivata nel febbraio 2025.
La lettera Petrocchi
La lettera Petrocchi di dicembre presenta una sintesi dei voti dei membri espressi in maniera anonima, apparentemente raccolti durante le due riunioni ordinarie della seconda commissione nel 2021 e nel 2022, nonché durante la riunione supplementare tenutasi dal 2 al 7 febbraio 2025. I conteggi dei voti riportati nella lettera indicano che non tutti i membri della commissione erano presenti a tutte le votazioni e, di conseguenza, alle discussioni su tutti i materiali in oggetto.
I nomi dei 10 membri della commissione (cinque uomini e cinque donne) sono stati resi noti: un membro malato è stato sostituito prima della prima riunione, due hanno saltato la seconda riunione e un membro è deceduto prima della sessione del 2025. Il numero dei votanti varia: 10 alla prima riunione, otto alla seconda e 10 alla terza.
Presentata come relazione sul lavoro della seconda commissione, la lettera di Petrocchi non include documentazione o analisi storica, teologica o antropologica della questione e si discosta dalla questione delle donne diacono. Essa riferisce che la commissione ha preferito raccomandare «nuovi ministeri» per le donne, una preferenza apparentemente riflessa nella relazione del Gruppo di studio 5.
Inoltre, una delle prime note a piè di pagina della lettera di Petrocchi collega la teologia del diaconato a quella del sacerdozio — cosa che non trova riscontro nell’insegnamento della Chiesa. Tale confusione tra diaconato e sacerdozio non si trova nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa del concilio Vaticano II, Lumen gentium, né nel Catechismo della Chiesa Cattolica, né nel motu proprio del 2009 di papa Benedetto XVI, Omnium in mentem. Al contrario, tutte e tre le fonti affermano che il diaconato è un ministero distinto dal sacerdozio.

Storia, teologia, antropologia
La lettera affonda le sue radici in una teoria dell’«unicità degli ordini», che collega il diaconato al sacerdozio e sostiene che, poiché la Chiesa insegna che le donne non possono essere ordinate sacerdoti, non possono quindi essere ordinate diacono. Sebbene nella Chiesa primitiva le donne fossero ordinate diacono, per gran parte della storia della Chiesa nessuno poteva essere ordinato diacono a meno che lui (e solo lui) non fosse destinato a essere ordinato sacerdote.
Il cursus honorum, ovvero i gradini o le fasi medievali che portavano all’ordinazione sacerdotale (tonsura, lettore, portiere, esorcista, accolito, suddiacono, diacono e sacerdote), si consolidò nel XII secolo nel Decretum di Graziano, un compendio di diritto canonico. Quattro secoli dopo, il concilio di Trento tentò di porre fine a quel rigido legame, ma solo in seguito al Vaticano II il diaconato come vocazione permanente tornò pienamente nella Chiesa cattolica romana.
La lettera di Petrocchi cita una frase della relazione inedita della prima commissione a sostegno della sua analisi storica. Essa afferma un accordo «unanime» nella prima riunione della seconda commissione sul fatto che il «diaconato femminile (…) non sembra avere rivestito un carattere sacramentale». Tuttavia, la votazione riportata dalla seconda riunione della commissione Petrocchi includeva sette voti a favore di tale proposta, con un’astensione. Un’altra votazione riportata dalla seconda riunione, alla quale apparentemente hanno partecipato solo otto membri, afferma una valutazione «forte» contro le donne diacono.
Dopo aver collegato il sacerdozio e il diaconato, la lettera di Petrocchi passa a considerare la questione di come le donne possano rappresentare Cristo (espressione usata anche per il sacerdozio). Il documento del 2002 della Commissione Teologica Internazionale sul diaconato aveva già utilizzato il termine in persona Christi servi, «nella persona di Cristo servitore», per descrivere il ministero dei diaconi. Questo termine è stato utilizzato al posto del precedente «nel nome della Chiesa» o della gerarchia.
Tuttavia, la lettera non riconosce che il presupposto e l’argomentazione negativa implicita su cui si basa — secondo cui le donne non possono rappresentare Cristo come sacerdoti e, quindi, nemmeno come diaconi — limitano la comprensione dell’umanità delle donne. Sebbene la lettera affermi che la creazione di nuovi ministeri per le donne nella Chiesa «costituirebbe un segno profetico, specialmente laddove le donne subiscono ancora situazioni di discriminazione di genere», limitare le donne a ministeri non ordinati potrebbe produrre l’effetto opposto, poiché il documento potrebbe essere interpretato come un’affermazione secondo cui le donne non sono create a immagine e somiglianza di Dio.
Poiché i risultati delle votazioni della commissione non sono riportati integralmente nella lettera di Petrocchi, e poiché la commissione stessa ha registrato una partecipazione irregolare, è impossibile tracciare l’evoluzione dei «nuclei tematici», come la lettera definisce i concetti chiave in discussione. La lettera cita inoltre un testo ulteriore, il «Documento finale della Commissione sul diaconato delle donne» (7 febbraio 2025), a sostegno del suo commento sprezzante sui materiali presentati al Gruppo di studio 5, ma anche questo documento rimane inedito.
La lettera riconosce, ma sembra respingere, quelle che definisce «correnti teologiche e culturali che concordano con l’apertura al diaconato femminile», poiché «sono spesso in conflitto con la Tradizione (…) di ammettere al sacramento dell’Ordine solo uomini battezzati», insieme ad alcuni contributi sottoposti al sinodo che sostenevano l’inclusione delle donne nel sacerdozio ordinato. I punti di riferimento di queste «correnti» includono: OR Nel valutare la posizione attuale, queste «correnti» si rifanno a: Gen 1, 27 (che descrive l’uomo e la donna come creati a immagine di Dio); Gal 3, 28 (che afferma che tutti sono uno in Cristo Gesù); la pari dignità di entrambi i sessi e l’importanza dello sviluppo sociale in relazione alla condizione delle donne.
La lettera collega inoltre la «mascolinità di Cristo» a ciò che definisce «il significato nuziale della salvezza», sostenendo che «la mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’Ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza». Cinque dei dieci commissari hanno votato a favore di questa affermazione, mentre altri cinque hanno votato per eliminarla durante la riunione finale della commissione nel febbraio 2025.
Tale linguaggio «nuziale» potrebbe essere una reazione ad alcune proposte che sostenevano l’ordinazione delle donne al sacerdozio, poiché la teologia del sacerdozio della Chiesa presenta i sacerdoti come rappresentanti di Cristo, lo sposo con la Chiesa come sposa. La sua presenza nella lettera di Petrocchi suggerisce ancora una volta come il diaconato e il sacerdozio siano stati considerati indissolubilmente legati.
Tra i suggerimenti finali della lettera, presentati «come condizione previa per successivi discernimenti», vi è un esame critico del diaconato stesso, un compito originariamente assegnato a un altro gruppo di studio sinodale, il Gruppo 4. Tuttavia, tale gruppo ha presentato la propria relazione esclusivamente come uno studio sulla formazione al sacerdozio.
La lettera di Petrocchi invoca «libertà valutativa e trasparenza discorsiva»; invece, essa cerca di chiudere il processo di discernimento della Chiesa sull’inclusione delle donne nel diaconato ordinato.
- Phyllis Zagano è senior fellow in residence e docente presso la Hofstra University (Hempstead, Long Islands NY); nell’agosto del 2016 papa Francesco l’ha nominata membro della Commissione pontificia per lo studio delle donne e il diaconato, che si è riunita quattro volte a Roma tra novembre 2016 e giugno 2018. A questo tema è dedicata la sua pubblicazione più recente: The Vatican and Women Deacons, Orbis Book 2026 (qui un’intervista con l’autrice su questo libro). Il presente articolo è stato pubblicato sulla rivista America (originale inglese, qui – traduzione italiana rivista dall’autrice).





