
Sono gli 80 anni della nostra comunità politica e, prima di tutto, credo fermamente che vadano celebrati con un grande senso di gratitudine verso coloro che hanno sofferto, offerto la vita, pensato, progettato e realizzato la nostra Repubblica. Senza di loro Essa non sarebbe nata e forse, oggi, saremmo ancora in una dittatura o simil tale.
Il numero di quelli che hanno realizzato la Repubblica è così ampio ed è espresso in quel numero di votanti per essa – 12.718.019 di voti – al referendum del 2 giugno 1946. E un modo bello per ricordarli tutti è (ri)vedere il film di Paola Cortellesi: C’è ancora domani, una storia toccante e trasversale, che racconta come l’amore per il proprio Paese vuol dire anche ingegno, brio, dedizione, coraggio e costanza.
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Nelle lezioni universitarie e negli incontri di formazione politica si affronta spesso il tema della carenza di fiducia nelle istituzioni democratiche. Orbene, la fiducia presuppone una relazione, quindi una conoscenza e una frequentazione.
Chiediamoci: quanto conosciamo la storia della Repubblica, ciò che ha preceduto la sua nascita e ciò che è seguito? Chiediamoci anche: quanto abbiamo ascoltato o letto sui testimoni della Resistenza e degli inizi del cammino democratico? E ci sorprendiamo che molti, tra i giovani, gli adulti e gli anziani, non hanno fiducia nelle nostre istituzioni?
Non sono affatto sorpreso: la fiducia, infatti, nasce dalla conoscenza e questa dalla ricerca assidua di quanto può soddisfare in maniera sana i miei bisogni. È come per un buon medico: se sto male e ho coscienza della mia malattia cerco, con tutto me stesso, chi è bravo e competente da potermi guarire. Ripongo, così, in lei/lui, la mia fiducia e, di conseguenza, la mia gratitudine.
Finché non sarà così anche per la nostra Repubblica avremo sempre i nostalgici fascisti (anche al Governo del Paese) che la usano ma non credono minimamente in essa. Così come avremo sempre mafiosi e corrotti che fanno razzia di persone e risorse comuni. E avremo anche i professionisti del parlare bene della Repubblica, molto simili ai professionisti dell’antimafia.
L’espressione è contenuta in un noto articolo di Leonardo Sciascia che aprì un acceso dibattito sui modi e intenti di fare lotta alla mafia (Corriere della sera del 10 gennaio 1987). L’espressione fu coniata per designare coloro che si schieravano apertamente contro la mafia, partecipavano alle manifestazioni e scrivevano saggi sull’argomento, ma, in alcuni casi, lo facevano solo per far carriera. Tutta questa gente non solo non si fida della Repubblica, ma non sarà mai grata verso di Essa.
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L’amore per la nostra Repubblica non è un fatto emotivo o sentimentale, sportivo o goliardico, né tantomeno propaganda elettorale per carpire voti. Tutto ciò è immaturo e degenera in atteggiamenti sovranistici, nazionalistici, populisti, che chiudono la nostra comunità agli altri, europei e no, specie stranieri e immigrati.
L’amore per il nostro Paese – come per ogni Paese – è un fatto etico: per noi è riconoscere, apprezzare, essere grati, fare propria la storia di bene di chi ha sofferto o dato la vita per creare la Repubblica, dalle ceneri del fascismo e di tutti i suoi mali annessi e connessi.
L’amore per il nostro Paese è un fatto etico anche perché, come insegna Aristotele, la città, come un intero Paese, appartiene solo a chi la sviluppa, ci lavora, edifica il suo bene, la fa crescere e la protegge con una vita virtuosa. Chi offende le istituzioni, di cui è temporaneo responsabile, con turpiloqui, corruzione, interessi privati in atti pubblici, attaccamento al potere con degli «io» spropositati, offende le cittadine e i cittadini con menzogne e raggiri, non «appartiene» a una città, a un Paese, se non solo anagraficamente.
Certamente molti straniere e stranieri perbene e gran lavoratori sono più degni di loro di essere cittadini italiani, anche se, per la miopia di diversi politici, sono esclusi o perseguitati. Chi continua a non rispettare la lettera e lo spirito della Costituzione si allontana sempre più dal cuore dello stare insieme in una comunità politica.
L’amore per il proprio Paese è un tessere la comunità con una prassi etica e costituzionale, è avere la gioia e l’onore di insegnarli ai piccoli e ai giovani e di testimoniarli sempre e dovunque.
Con tantissima gratitudine per chi ce l’ha donata: buon ottantesimo della nostra Repubblica!





