
In coda a una tumultuosa giornata (1° giugno) il Parlamento francese ha approvato una legge sulla protezione dei bambini e contro la violenza nel contesto scolastico. Decisiva per l’esito del voto è stata la rimozione di una delle norme previste che imponeva la cancellazione del segreto della confessione sacramentale nel caso della confessione di violenze perpetrate su minori.
I vescovi avevano fatto trapelare la loro inquietudine. Pur apprezzando risolutamente l’intenzione e molte delle indicazioni della proposta di legge, denunciavano la ferita alla libertà di coscienza e di culto che quella specificazione comportava. Così il centrodestra ha ottenuto l’astensione del centrosinistra nella rimozione della direttiva favorendo poi l’approvazione all’unanimità alla legge.
I proponenti, Violette Spillebout e Paul Vannier, avevano presieduto una commissione di inchiesta sulle violenze inflitte agli studenti lungo i decenni scorsi nel plesso scolastico privato di Notre-Dame de Bétharram (Pau), in cui era stato coinvolto tangenzialmente anche il noto politico François Bayrou. Da quella esperienza è nata la proposta di legge che ha ottenuta la firma di 150 deputati.
Gli 11 articoli del dispositivo prevedono la condanna delle violenze, il richiamo allo stato per mancanza di controllo, l’avvio di una giornata commemorativa per le vittime, un indennizzo finanziario (poi scomparso), misura di vigilanza sul personale interessato (un certificato di onorabilità e, sul versante opposto, una lista di esclusione dal servizio ai minori), un controllo maggiore sulle scuole private sotto contratto statale.
In Francia le scuole private sono 7.500, per il 96% cattoliche, e saranno sottoposte a un Consiglio accademico per l’insegnamento privato, delegato a ispezionarle ogni cinque anni. Il punto più discusso era la rimozione del segreto del sacramento della penitenza.
Parola libera a Dio
Su questo si è aperto un significativo dibattito. Prima fra Paul Vannier e l’allora presidente dei vescovi, mons Eric de Moulins-Beaufort; poi con l’intervento di Matthieu Rougé, vescovo di Nanterre e Presidente del Consiglio per l’insegnamento cattolico.
Rougé ha sottolineato la differenza e la connessione fra segreto sacramentale e segreto professionale. Il primo è opera di Dio e il secondo è diritto del professionista. «Nel sacramento della riconciliazione il prete non è proprietario di ciò che viene affidato al perdono di Dio. Non è che il tramite della liberazione della parola rivolta a Dio» (La Croix, 1° giugno).
La «carta dei confessori», elaborata nel 2025, suggerisce modalità e atteggiamenti per impedire che nel sacramento avvengano abusi. Il vincolo assoluto del segreto confessionale è stato riaffermato dalla Penitenzieria apostolica in una nota del 1° luglio 2019 (cf. SettimanaNews). Presentando il documento, papa Francesco scriveva:
«Anche se non sempre compreso dalla mentalità moderna, [il sigillo sacramentale] è indispensabile per la santità del sacramento e per la libertà di coscienza del penitente; il quale deve essere certo, in qualunque momento, che il colloquio sacramentale resterà nel segreto della confessione, tra la propria coscienza che si apre alla grazia di Dio, e la mediazione necessaria del sacerdote. Il sigillo sacramentale è indispensabile e nessun potere umano ha giurisdizione, né può rivendicarla, su di esso» (cf. qui su SettimanaNews).
Ma, nel caso dei minori, la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa francese (CIASE) aveva previsto nella raccomandazione n. 8: «il segreto della confessione non può derogare dall’obbligo previsto dal codice penale e conforme, secondo la commissione, all’imperativo di diritto naturale di protezione della vita e della dignità della persona, di segnalare alle autorità giudiziarie e amministrative i casi di violenza sessuale sui minori o persona vulnerabile» (cf. qui su SettimanaNews).
Sul tema specifico, il dibattito nei Paesi occidentali ha preso molto vigore negli ultimi dieci anni. Ricordo il confronto fra vescovi e governi in Francia nel 2021 e quello fra giuristi in Germania (cf. qui su SettimanaNews).
Proposte legislative e leggi che già prevedono il mancato riconoscimento del segreto confessionale sono attive in alcuni stati dell’Australia, in Cile, Belgio, Regno Unito, Irlanda e in diversi stati degli USA.
Dalla Francia all’Occidente
Non casualmente la Santa Sede introduce nei concordati e negli accordi con gli stati la clausola più garantista possibile. Pierre Laffon de Mazière e Dominique Le Tourneau – in un articolo intitolato: «Le secret de la confession et le secret professional des prȇtres dans les Accords bilatéraux Saint-Siege – Ėtats» (Jus Ecclesae n. 1, 2024) – ne hanno analizzati 35 e hanno sintetizzato in cinque punti le ricorrenti richieste vaticane:
- il carattere assoluto del segreto confessionale;
- la sua inviolabilità;
- il rispetto del segreto professionale per il personale ecclesiastico;
- l’impedimento per magistrati e autorità di interrogare gli ecclesiastici su fatti e cose conosciute in ragione del loro ministero;
- la protezione degli archivi ecclesiastici.
Nell’aprile scorso la Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha bocciato gli articoli del Concordato (non ancora definitivamente approvato) riguardanti il segreto confessionale considerato non in linea con quello riconosciuto ad altre professionalità e la garanzia per gli archivi non sufficientemente aperti ai ricercatori (cf. SettimanaNews).
Il dibattito giuridico è indice di un cambiamento assai più profondo per quanto attiene all’Occidente. È una questione di cultura e di società, come annota Marco Ventura nell’inserto «La lettura» del Corriere della sera (3 maggio 2026). «È in questione la pretesa ecclesiastica di preservare un ordine alternativo a quello statuale, fondato sulla legge divina e sull’equilibrio tra il foro interno della coscienza e il foro esterno del diritto». La richiesta di assoluta garanzia per il sigillo sacramentale «sfugge a società impastate di analfabetismo religioso, di egualitarismo giuridico, di primato dell’autorità secolare e di bulimia comunicativa».
«Sullo sfondo di una de-culturazione religiosa massiccia e della secolarizzazione diffusa il segreto che caratterizza la celebrazione del sacramento della penitenza e della riconciliazione (la confessione) nella Chiesa cattolica sembra aver raggiunto un punto di rottura della sua accettabilità sociale e anche morale» che fragilizza l’assolutezza del segreto (Laffon e Le Tourneau, p. 324).
Contrapposizione e adattamento
Oltre la contrapposizione frontale fra Chiesa e diritto civile, la prof.ssa Geraldina Boni (Università di Bologna) suggerisce un approccio che salvi la sostanza di ciò che il sacramento pretende in una modalità giuridica che faccia forza sul segreto professionale, sulla privacy e sulla libertà religiosa ampiamente riconosciuti in sede legislativa e culturale: parlare di riservatezza piuttosto che di segreto.
In un articolo sulla rivista telematica Stato, Chiese e pluralismo confessionale dal titolo «Sigillo sacramentale e segreto ministeriale. La tutela tra diritto canonico e diritto secolare» (n. 34, 2019, pp. 4-5), la giurista annota:
«Nel contesto odierno, le ragioni della tutela degli interessi plurimi sottesi al mantenimento, in certi casi, di un’intransigente riservatezza, debbono rinvenire, anzi ritrovare un essenziale fondamento unitario nell’incrocio tra ordinamento ecclesiale e ordinamenti civili, il solo in grado di conservare robustezza e solidità: senza, con questo, sminuire le ragioni ecclesiali, al fondo di diritto divino, naturale o rivelato, ma in modo che le strategie da adottare dinanzi agli attentati e alla cedevolezze che attualmente minano tale tutela fino a comprometterla possano davvero essere efficaci nella temperie dell’hic et nunc. Efficaci perché ben radicale, efficaci perché condivise: efficaci, infine, perché pienamente conformi a giustizia».
Nelle secche di una laicità rigida ma non priva di risorse, la legittima attestazione teologica dell’assolutezza del sigillo sacramentale può trovare efficacia nell’alleanza con culti, religioni e professioni che, nella riservatezza e nel segreto del ruolo, puntino assieme alla difesa della libertà religiosa e alla salvaguardia di una riservatezza vitale per la vita civile e democratica.
La ripresa del dialogo sul Concordato con la Cechia può essere la cartina di tornasole.






Questi legislatori francesi hanno legiferato su cose che non comprendono e non volevano comprendere, e non si sono neanche sforzati di capire come il sigillo sacramentale permetta al penitente di aprirsi in totale libertá e franchezza con il confessore.
Comunque é una legge controproducente, in quanto il suo unico effetto sará convincere le persone a non confessarsi