
Non può che registrarsi un cortocircuito evidente nella Chiesa italiana. La CEI nella Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” (2025) si domanda se non sia il caso di pensare a una diversa forma di presenza dei presbiteri cattolici nelle strutture militari «meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici».
Nel mese di aprile, Avvenire pubblica un appello a firma di Luigino Bruni, Livia Cadei, Carlo Cefaloni, Elena Granata e Tommaso Greco per chiedere uno svolgimento alternativo della parata militare del 2 giugno. Eppure, sembra che ci sia una porzione di popolo di Dio, il cui vescovo è membro della Conferenza episcopale italiana, che segue un percorso pastorale differente: l’Ordinariato militare.
Infatti, una «rappresentanza dei cappellani militari» sfilerà domani, per la prima volta, nella parata militare del 2 giugno, come risulta anche dalla pagina Ministero della difesa a essa dedicata (qui). La circolare d’ordine del vicario generale militare mons. Sergio Siddi convoca i sacerdoti cappellani militari a Roma, prevedendo anche di indossare per le prove una «uniforme clergyman» e per la sfilata «talare con stellette, fascia, basco nero, con fregio dell’Ordinariato militare e guanti neri» (il documento è stato pubblicato sul sito internet “Sindacato dei militari”, qui).
In realtà, non si comprende in base a quale norma venga prevista questa sorta di divisa dei cappellani militari che sfilano in una parata. Il decreto del Ministero della difesa n. 165 del 2022, recante il regolamento di disciplina dei cappellani militari, all’art. 7 si limita a prevedere che i cappellani «indossano, di regola, l’abito talare, religioso o il clergyman». Ma il Codice di diritto canonico (canone 284) in materia richiede di seguire le norme emanate dalle conferenze episcopali nazionali. Nel caso in esame, sembra essere una circolare del vicario generale a imporre una determinata uniforme, contravvenendo tanto alla disciplina giuridica dello Stato quanto a quella della Chiesa.
Sia chiaro, però, il problema non è di carattere normativo. Il problema è a monte e riguarda l’annosa questione di preti che sono inseriti a tutti gli effetti nell’apparato militare, al punto da sfilare il 2 giugno.
Così, di fronte all’auspicio della CEI di pensare a una presenza dei cappellani «meno legata alle strutture militari» e all’appello di un gruppo di intellettuali cattolici pubblicato sul quotidiano dei vescovi italiani di individuare una via d’uscita alla celebrazione della guerra, l’Ordinariato militare (che si atteggia a ufficio del Ministero della difesa nonostante sia una diocesi su base personale) risponde sfilando in una parata che esalta le armi e gli strumenti bellici.
La scelta dell’Ordinariato militare di chiedere a una rappresentanza dei preti in esso incardinati di sfilare in una parata militare indossando la «talare con stellette», la fascia e il «basco nero» non ha solo il sapore di rigurgiti del tradizionalismo ecclesiastico in forme che dovrebbero essere state del tutto superate dopo il Concilio Vaticano II.
Ancor di più, rappresenta la metafora plastica, visiva, di un compromesso insostenibile e inconciliabile, quello tra il Vangelo e le armi. La Chiesa non può essere strumentalizzata nel vortice di un messaggio patriottico-militare che mina alla radice la credibilità stessa dell’annuncio cristiano. «L’obbedienza non è più una virtù», le parole di don Lorenzo Milani e dei ragazzi della scuola di Barbiana rimangono di un’attualità, questa sì, per davvero, disarmante.
- L’autore è professore di Diritto canonico all’Università di Pisa.






“Orgoglio patrio?” Ma la nostra patria non è il mondo e tutti sono fratelli e sorelle? Credenti, diversamente credenti e non credenti non ha più importanza perché oggi, in un mondo interconnesso non si possono fare più le guerre: né tradizionali, né atomiche per due motivi tanto banali quanto fondamentali. La Terra non é più in grado di sopportala senza mettere sul conto la nostra estinzione. Sia con l’atomica, questo è facile capirlo, sia con la tradizionale dato che è bastata la guerra contro l’Ucraina per mettere in crisi l’ Europa, e la guerra all’Iran per mettere in crisi l’economia mondiale! Siamo un piccolo “villaggio globale”!! Se le nazioni del mondo consumassero l’energia della piccola Italia, che da sola consuma la possibilità della terra di riprodurre quanto consuma entro il mese di maggio, ditemi un poco: come potrebbe riprodurre per tutte le nazioni con la sua stessa capacità di consumo?… e non mi sembra che l’Italia
sia il massimo dell’esistenza per tutti. Stiamo in pace se vogliamo sopravvivere con un poco di decenza! Siamo tutti figli di Dio o della terra, scegliete come vi pare.
un vero villaggio globale
Vorrei sapere se la figura dell’assistente spirituale esiste ancge in altri Paesi. Forse è un retaggio del nefasto Concordato mussoliniano e succ.
Auspicherei che la Gerarchia abbandoni i tanti privilegi che l’intrallazzo politico ha cristallizzato da quegli anni. Ne guadagnerebbe la Chiesa tutta meno i numerosi vescovi (>200) e corti varie al seguito, che nessun Papa ( a cominciare da Paolo VI) è ancora riuscito ad incidere.
Più a fondo… quando mai i preti “sfilano” ad eventi non ecclesiali? I membri della Chiesa, gli esponenti del Clero, al massimo procedono in PROCESSIONE, con ben diversi intenti e riferimenti. Questi non sono altro che sintomi di tempi confusi e nessun crocifisso avanti
Mi paiono totalmente fuori luogo le osservazioni dell’articolista sia per la natura della conferenza episcopale che non ha superiorità gerarchica sull’ordinariato sia per le condizioni del presunto abuso delle stellette sulla talare, del basco… Fuori luogo anche l’intervento di alcuni laici su Avvenire, perché orientato a sostituirsi alla legittima autorità ecclesiastica. Alla parata sfilano non solo le forze armate, ma anche quanti concorrono in diversi modi e con tanti compiti al bene comune della Repubblica. In tribuna accanto alle alte cariche dello Stato sono presenti il cardinal vicario e l’ordinario militare (entrambi con la talare: chissà perché questi non sono considerati guerrafondai). Nella costituzione italiana sono scritte parole inequivocabili rispetto alla condanna della guerra… Non vedo proprio l’utilità di evidenziare con le polemiche contrasti che non esistono, se non per voler a tutti i costi cercare di stare sulla scena mediatica.
Il cappellano dell’ospedale della mia città va in giro per i reparti normalmente in camice simil sanitario.
Invece i gesuiti euclidei si vestivano come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming.
È una faccenda di inculturazione.
Sono semplicemente allibita, altro che Pace disarmata e disarmante, siamo al talare e moschetto.
La partecipazione alla sfilata dei cappellani segna una totale integrazione dei preti nell’apparato militare; forse si può anche accettare che i cappellani militari debbano esserci, ma che sfilino in parata come delle vere forze armate confligge con tutto ciò che i Papi vanno dicendo da temp. Come si fa, così, ad “”educare ad una pace disarmata e disarmante””? Restano solo chiacchiere
Todos todos todos
Qui si discute se era il caso della innovazione di quest’anno: sfilare come fossero dei veri e propri mitari; non le pare che stoni con l obiettivo proclamato di “”una pace disarmata e disarmante””? È un obiettivo utopico lo so, ma lo è pure “”porgere l altra guancia””. Sfilare o non sfilare non cambia la sostanza , ma la prima scelta significa sentirsi militari a tutti gli effetti e rende meno credibile la posizione della Chiesa. Todos todos todos non c’entra nulla in questo contesto: è ovvio che pure i militari, e i cappellani, fanno parte a pieno titolo della Chiesa
Sono d’accordo sull’inopportunità della presenza dei sacerdoti nella sfilata militare. La presenza dei sacerdoti tra i militari è importante come è importante in ogni altro contesto. Una presenza che porti agli uomini la testimonianza e il messaggio della misericordia di Dio e del suo desiderare la conversione degli uomini. La conversione a fare la sua volontà, ovvero ad ascoltare la sua legge di amore. Quindi anche tra i militari si ai sacerdoti affianco al soldato-persona, al militare in quanto persona che si trova a combattere per difendere, …. e qui la parentesi che si aprirebbe è complessa e sfocerebbe in un’altra conversazione e tronco la frase senza complemento di specificazione.
Ma se è si alla presenza del sacerdote accanto alla persona che è il soldato, diverso appare la presenza accanto, anzi, partecipe, allistituzione militare. Diventa un pò come il sacerdote dell’Antico Testamento rivolto al Signore degli eserciti. Ma Gesù, anche se ha detto che “Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice passerà dalla legge senza che tutto sia adempiuto” a preceduto ciò dicendo “io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento” e poi ha detto “Poiché io vi dico che, se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”
Tutto sembrerebbe complesso ma forse e semplice se leggiamo il tutto come percorso verso l’amore, e un percorso è qualcosa che va avanti. Gesù ci ha portato avanti. E non ci ha detto di fermarci. Ci ha solo avvertito di stare attenti ai falsi profeti.
Allora, se non ci piace vedere un sacerdote che benedice pubblicamente (o meglio, telecameramente) Trump, se non ci piace vedere il capo della chiesa Russa ortodossa affiancare Putin, allora non capisco perché andrebbero bene i nostri sacerdoti all’interno delle manifestazioni delle istituzioni militari.
“Rigurgiti del tradizionalismo ecclesiastico…”: ma come parlate?
Volete solo la Chiesa a immagine e somiglianza delle vostre idee.
Articolo che fa pensare: se fare il soldato non implica peccare (fanti, carristi e carabinieri non sono, come tali, in colpa), allora i cappellani militari partecipano opportunamente alla loro esperienza di vita (sono nell’esercito), orientandola secondo la fede. Certamente, infatti, c’è un modo di essere soldato (ma anche di essere politico, medico, magistrato) che è contrario al Vangelo: a maggior ragione la presenza dei cappellani risulta opportuna. La loro partecipazione a manifestazioni istituzionali, che festeggiano la nostra Repubblica, non è dunque un male
Per reagire in modo positivo, concreto e nonviolento, come singoli e come comunità ecclesiale, a quanto giustamente e opportunamente Luigi Mariano Guzzo segnala come un serio problema si potrebbe e dovrebbe, a mio avviso:
1. Aprire e coltivare un confronto a tutti i livelli delle comunità cristiane, a partire dal basso e con il coinvolgimento per quanto possibile di tutti, in cui ci si ascolta e si parla liberamente sui temi della violenza, della guerra, del riarmo, dell’esercito, dei cappellani militari e di come ci interpellano al riguardo il messaggio evangelico, la riflessione teologica, i documenti ecclesiali e gli interventi dei papi Leone e Francesco.
2. Ricercare e sviluppare dialogo e collaborazione con chi, anche all’esterno delle realtà ecclesiali, si interroga su questi temi e cerca di sensibilizzare, riflettere, proporre e introdurre cambiamenti concreti nella direzione di una nonviolenza profetica, trasformatrice e rivoluzionaria, nei tanti ambiti nei quali invece sono le logiche della violenza e della preparazione della guerra a ispirare mentalità e comportamenti.
3. Cogliere e promuovere occasioni concrete per introdurre cambiamenti, ad esempio attraverso la partecipazione diretta e personale – con la propria firma online – e il sostegno alla campagna https://www.difesacivilenonviolenta.org/ per una difesa civile non armata e nonviolenta. Si tratta di una proposta di legge volta a costituire una struttura di difesa civile e di ricerca su pace e disarmo, alternativa a quella prettamente militare e finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.
Ancora non abbiamo capito che la Chiesa è fortemente divisa? C’è una parte che spinge, spesso.arbitrariamente, per le riforme o cambio di paradigma (come dice la neolingua) e un’altra parte che non ne sente alcuna necessità. Il Papa ha un compito arduo da svolgere.
E poi dipende molto da come si guardano le cose. L’articolista considera la Parata uno sfoggio della forza e delle armi, una esaltazione della guerra, altrimenti invece la interpretano come la dimostrazione di un sano orgoglio patrio con il quale si intende rassicurare che in caso di attacco esterno l’apparato militare potrebbe (?) difendere la vita e l’onore del popolo italiano.
Ai posteri l’ardua sentenza
Non mi pare una buona scelta da parte dell’Ordinario militare che in questo modo contraddice apertamente i richiami della CEI ad una educazione per la pace voluta anche dal Papa. Tale scelta toglie valore morale alla predicazione della Chiesa perché sembra che alcune istituzioni ecclesiastiche come l’Ordinariato, ormai anacronistico, pongano sullo stesso piano il Vangelo e il moschetto