Ustica: il Memoriale

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Ricordo bene la mail di ringraziamento che scrissi a Daria Bonfietti – cofondatrice e presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica – dopo averla incontrata a Bologna presso il Museo per la Memoria di Ustica.

Era l’8 marzo del 2017 e avevo accompagnato in quella sede alcuni studenti liceali, insieme a una collega. Dopo che una guida ebbe spiegato la triste vicenda del DC-9 Itavia (per quanto fosse possibile spiegare una vicenda dai contorni ancora oggi troppo oscuri) e illustrato la ricchezza artistica del Memoriale, la professoressa Bonfietti si intrattenne con noi insegnanti.

Sapevo che era stata promotrice di una straordinaria esperienza di coscienza collettiva e dello spazio museale curato dall’artista contemporaneo Christian Boltanski. Due manovre simbolicamente intrecciate: far affiorare una scomoda verità e recuperare dal fondo del mare il relitto del DC-9 che ora giace sul pavimento del Museo.

Alla inevitabile domanda di come avesse avviato tale impresa, rispose raccontando che solo cinque anni dopo la strage, quando tutto sembrava “chiarito” addebitando la causa del disastro a un vizio strutturale dell’aero, la sua coscienza si destò quasi improvvisamente. Come insegnante di tedesco si trovava in un taxi in Germania quando ascoltò alla radio un breve servizio giornalistico che a fine giugno faceva memoria dell’evento.

Ciò bastò per chiedersi che cosa lei stessa avesse fatto per far luce sul decesso di suo fratello che viaggiava su quell’aereo il 27 giugno del 1980. Negli anni precedenti, il lutto – suo e di molti altri – aveva zittito quella domanda che la interpellava imperiosamente. Rientrò immediatamente in Italia e iniziò un percorso che dura ancora oggi.

Nel frattempo,  un coro di voci sempre più numerose si è alzato per ricercare una scomodissima verità cui “mancano ancora tasselli”. Così ha dichiarato pochi giorni fa il Presidente Mattarella in occasione del recente pubblico ricordo dell’“immane tragedia” (cf. qui).

Troppi i silenzi che ancora oggi insistono tra cielo e mare siciliano che inghiottì 81 corpi di uomini, donne e bambini imbarcatisi a Bologna e diretti a Palermo. Alla procura di Roma c’è tuttora un’inchiesta aperta per stabilire cause e responsabilità dell’esplosione dell’aereo che viaggiava nel cielo di un Mediterraneo, crocevia di forti tensioni internazionali.

Tensioni tra la Libia di Gheddafi, che in larga misura approvvigionava l’Italia di gas e petrolio, e altri paesi atlantisti non allineati con il leader libico. Molto probabilmente il velivolo della compagnia Itavia fu vittima di una guerra aerea. Alcuni testimoni ed eventi sembrano confermare l’ipotesi della presenza sulla scena di un Mig123 libico poi abbattuto. Ma rimane ignoto chi colpì e che cosa.

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Daria Bonfietti con il presidente Sergio Mattarella

Merita sostare nell’hangar di Bologna in cui l’artista Boltanski (1944-2021) realizzò l’installazione presentata al pubblico il 27 giugno 2007. Ricordo il silenzioso percorso dei miei studenti sulla passerella che circonda il relitto e da cui è possibile guardare 81 specchi neri – tanti quanti il numero dei deceduti – e le nove scatole nere che contengono gli effetti personali delle vittime: scarpe, pinne, boccagli, occhiali e vestiti.

Ricordo gli occhi di quei ragazzi rivolti agli 81 lumi appesi al soffitto che si accendono e si spengono come se seguissero il ritmo di un battito cardiaco. E la comune emozione nell’ascoltare, tramite cuffie poste lungo il percorso, le voci di possibili pensieri dei viaggiatori, recitate da attori. Parole vere nella loro seriale banalità: “chissà chi verrà a prendermi in aeroporto”; “faremo una bella vacanza insieme”; “sarò presente alla Cresima di mio nipote”.

Daria Bonfietti da 43 anni è sempre in prima linea per mobilitare l’opinione pubblica con iniziative che ho sempre considerato straordinarie: la promozione dell’indagine da parte della Commissione Parlamentare Stragi dal 1989; le complesse campagne di recupero del relitto svolte a 3.700 metri di profondità; la denuncia di depistaggi e inquinamenti delle prove.

Instancabile anche nel promuovere con raffinata intelligenza happening e manifestazioni culturali. Oltre alla commissione offerta all’artista Boltanski – che fino alla sua morte rimase vicino all’Associazione con importanti presenze e contatti -, la data del 27 giugno è sempre stata ricordata in modo originale in Bologna, città universitaria e ricca di fermenti artistici. Una Bologna purtroppo segnata da altre drammatiche e irrisolte violenze.

La mia mail alla professoressa Bonfietti fu breve e sentita. Parlava di gratitudine per aver conosciuto – proprio l’8 marzo! – l’incarnazione di una figura femminile più volte letta e commentata in classe.

Quella che spero sia rimasta viva nella mente e nel cuore dei miei alunni più di altre influencer. Colei che fu resa eterna da un noto maestro del teatro greco: Antigone.

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