
Il presidente dei vescovi svizzeri, mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo
Il 26 maggio la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha preso posizione attraverso un comunicato pubblicato sul sito ufficiale a proposito del divieto nazionale delle cosiddette «terapie di conversione» – pratiche volte a modificare l’orientamento sessuale – attualmente in discussione in Parlamento. Anche il Consiglio della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS) sostiene la stessa posizione in favore del divieto nazionale. Riprendiamo il comunicato.
Attualmente il Parlamento svizzero sta discutendo un divieto nazionale delle cosiddette «terapie di conversione». Queste ultime indicano offerte, programmi o interventi volti a modificare o reprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere.
Principi: dignità, protezione e non discriminazione
Secondo la concezione cristiana dell’essere umano, il rispetto dell’integrità personale, in quanto immagine di Dio, costituisce un diritto. Tutti gli esseri umani devono, pertanto, essere protetti dalla violenza, dalla pressione e dagli abusi. Chiunque si rivolga ad accompagnatori spirituali, a centri di consulenza o a strutture terapeutiche per questioni legate alla propria identità o al proprio stile di vita ha diritto al rispetto, alla riservatezza e alla libertà.
Poco dopo la sua elezione, Papa Leone XIV ha ricordato che la missione della Chiesa è «offrire a tutti l’amore di Dio» e promuovere un’unità che non cancelli le differenze, ma rispetti la storia di ciascuno (omelia, 18 maggio 2025).
Posizione della CVS
Dal punto di vista della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), ogni forma di terapia di conversione costituisce un’influenza mirata volta a indurre una persona a modificare o a reprimere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Ciò può avvenire, ad esempio, attraverso pressioni, accuse, minacce, isolamento, svalutazione o strumentalizzazione di una paura religiosa.
Non rientrano in questa categoria i colloqui e l’accompagnamento aperti e rispettosi, in cui le persone riflettono sulla propria situazione personale e prendono le loro decisioni in piena libertà. L’accompagnamento pastorale è legittimo quando preserva la dignità e la libertà della persona, ne tutela l’integrità personale e si astiene da ogni influenza indebita.
La CVS respinge categoricamente le terapie di conversione, che sono incompatibili con una missione pastorale fondata sull’accoglienza, la sincerità e la tutela della persona. In ambito religioso, tali pratiche possono costituire un abuso spirituale quando le persone vengono umiliate, minacciate o manipolate in nome di Dio.
La CVS sostiene quindi l’obiettivo di una regolamentazione uniforme a livello nazionale, come delineato nella mozione 22.3889: l’offerta, la mediazione e la promozione di terapie di conversione devono essere vietate e sanzionate, in particolare a tutela dei minori e delle persone vulnerabili.
Tre punti sono fondamentali per l’attuazione di tale regolamentazione: in primo luogo, è necessaria una definizione chiara e precisa che comprenda le pratiche di «riconversione» in questione. In secondo luogo, è necessaria una delimitazione rigorosa affinché l’accompagnamento spirituale, la consulenza e la psicoterapia professionale, i cui esiti sono predeterminati, non vengano criminalizzate. In terzo luogo, le persone interessate devono poter accedere facilmente a sostegno, consulenza e vie di ricorso.
Messaggi chiave
- La CVS respinge ogni forma di terapia di conversione. Le pratiche volte a modificare o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere sono contrarie alla dignità della persona come immagine di Dio e possono causare danni considerevoli.
- La CVS sostiene una regolamentazione giuridica a livello svizzero che protegga efficacemente in particolare i minori e le persone vulnerabili e che abbia un effetto preventivo.
- Un divieto deve essere concepito in modo tale da non comprendere la consulenza e l’accompagnamento pastorale aperti e rispettosi, né l’accompagnamento psicoterapeutico professionale.
- L’accompagnamento pastorale non deve mai esercitare pressioni né umiliare le persone. Le terapie di conversione in ambito religioso possono costituire un abuso spirituale e sono incompatibili con l’accompagnamento pastorale cattolico.






Non capisco perché sia stata data una accezione così negativa delle cosiddette “terapie di conversione “. Da quello che so io sono dei percorsi psicoanalici e spirituali nei quali le persone che vivono il disagio di una identità sessuale non ben definita, riscoprono o maturano la propria identità. Ho conosciuto persone che ne sono uscite cambiate e hanno trovato se stessi. Niente di impositivo. Non vedo perché debbano essere vietate. Assurdo
Vabbeh, io lascio qui questo articolo (e faccio notare che molte volte la partecipazione a queste pratiche é ‘spintanea’)
https://www.patheos.com/blogs/catholicauthenticity/2017/04/1526/
E noto comunque che nel mondo cattolico c’é una forte spinta verso queste terapie controverse, ma verso il resto dei problemi e disturbi c’é il silenzio
Non ci vuole un genio per capire che il “medico” in questi casi non è imparziale e quindi esiste un conflitto di interesse grande come una casa.
Bene. Vescovi consapevoli. Una vera rarità. Sono un esempio da seguire.
Il nome “terapie di conversione” non è il più adatto per comprendere il contenuto dell’espressione: se vuole avere fortuna, il documento della CVS dovrebbe, con una nota previa, specificare meglio l’ambito psicologico e medico in cui si colloca la cosiddetta terapia di conversione e come differisca assolutamente dal compito della Chiesa che invita tutti alla metanoia evangelica.