La «generazione Erasmus» esiste

di: Alberto Campoleoni

erasmus

«Generazione Erasmus». C’è stato chi ha coniato, già alcuni anni fa, questa efficace espressione per ricordare i tantissimi studenti europei che hanno potuto beneficiare dello speciale programma di scambi internazionali, studiando in università diverse da quelle del proprio Paese d’origine, nell’ambito dell’Unione europea. Tantissimi davvero, se si pensa che nel 2017, in occasione dei 30 anni del programma Erasmus (è nato infatti nel 1987) si contavano in oltre 4 milioni i giovani che hanno potuto studiare e formarsi nelle università europee.

Se poi si considerano le opportunità offerte anche a chi non è studente – dal 2014 l’originale Programma Erasmus è diventato Erasmus+ per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport – i numeri lievitano: la Commissione europea parla di oltre 9 milioni di persone in movimento per l’Europa.

Nel 2016 – così riferiscono le statistiche, – sono stati oltre 30mila gli universitari italiani partiti in Erasmus e il nostro Paese ogni anno ospita circa 20mila studenti europei. Per gli studenti italiani le destinazioni più scelte sono Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo. Mentre le università di Bologna, Roma e Padova, con Firenze e Milano, sono quelle che accolgono più studenti dall’estero.

L’Indire, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, tracciava nel 2017 un identikit dello “studente eErasmus” che ha scelto l’Europa come destinazione: «Ha un’età media di 23 anni, che diventano 25 per un tirocinante. Nel 59% dei casi è una studentessa, valore che sale al 63% quando lo scopo della mobilità è uno stage in azienda. Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo sono i Paesi con i quali si effettuano più scambi per studio, con una permanenza media di 6 mesi; gli studenti privilegiano, nell’ordine, Spagna, Regno Unito, Germania e Francia per i tirocini che in media durano 3 mesi».

Insomma, la «generazione Erasmus» esiste ed è lì a ricordare che l’Europa, per una gran parte di giovani che la abitano, non è solo un’entità burocratica, un Parlamento e Istituzioni talvolta dipinte come “distanti” dalle realtà nazionali e incapaci di rispondere alle esigenze dei popoli. Piuttosto si tratta di una esperienza concretissima di scambi di vite e culture, capaci di costruire il tessuto per una nuova identità tra gli abitanti del «Vecchio Continente».

In effetti la scommessa che coinvolge l’Europa e gli europei e che passa anche attraverso l’Erasmus, è quella educativa. Riguarda cioè la possibilità di superare ed integrare mentalità e usanze di tanti popoli diversi attraverso l’incontro e la condivisione in particolare da parte dei più giovani, delle nuove generazioni. Conoscere per superare le differenze, conoscere per apprezzare valori e modi di vivere che caratterizzano le realtà nazionali, valorizzando le risorse di ciascuno.

Il programma Erasmus è stato ed è un’occasione davvero preziosa per la costruzione della nuova Europa, quella “dei popoli”, per usare una formula conosciuta.

Non è un caso che le recenti vicende legate alla Brexit abbiano messo in allarme soprattutto la popolazione giovanile, che cerca di abituarsi alle aperture piuttosto che alle chiusure.

Si avvicinano le elezioni europee: saranno certamente un nuovo e importante banco di prova proprio per la «generazione Erasmus».

Iniziativa «EuropeForUs» dell’Agenzia SIR, 15 marzo 2019.

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