Diario di una mistica del Novecento

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Mi è capitato più volte che un libro avesse il potere di cambiare il mio modo di vedere la realtà o, almeno, di insegnarmi ad analizzarla da un altro punto di vista, ma che un libro avesse il potere di mutare il mio modo di pregare no, non mi era mai successo.

Questa volta invece è andata proprio così. Un’amica carissima mi ha consigliato la lettura di “Lui e io. Diario intimo di una mistica del Novecento”, di Gabrielle Bossis, edito da Marietti 1820, e mi aveva messo in guardia, dicendomi che non sarei riuscita a staccarmi dalla lettura e ne sarei rimasta conquistata. È andata esattamente così.

Gabrielle nasce a Nantes nel 1874 in una famiglia borghese. È una donna come tante altre, colta, amante delle arti e del teatro, tanto che dopo aver scritto e interpretato una commedia alla quale ne seguiranno altre, dal 1936 inizia a vivere in tournée. Proprio in questo periodo sente il desiderio di scrivere un diario con le sue note e impressioni dei viaggi e una Voce, già udita da bambina, le chiede di scrivere i loro colloqui.

Quella Voce, che in più di un’occasione lei definisce tenera e dolce, diventa la protagonista assoluta di questo libro capace di attirare il lettore con una forza straordinaria.

Gesù dialoga con Gabrielle non solo in chiesa o nei momenti di ritiro in preghiera, ma anche quando lei cammina per strada, viaggia su un mezzo di trasporto pubblico, ritorna da un incontro con delle amiche, sta svolgendo un lavoro, mentre riceve degli ospiti. Ogni momento, anche quello che sembra meno adatto per un incontro con lui, si trasforma in un colloquio intimo e balsamico.

Un dubbio si insinua tra quelle righe scritte. Sarà davvero stato Gesù a parlare, a darle il suo conforto, a farle sentire la sua presenza, ad ammonirla bonariamente? O è stato solo il frutto della fantasia di Gabrielle? Di certo non mi sono sentita la responsabilità di doverlo appurare, soltanto il grande desiderio di poter condividere con altre persone la serenità e la pace che ho provato io leggendo questo diario, un po’ come aveva fatto la mia amica consigliandolo a me.

Già, perché il Gesù che filtra dai dialoghi è un Gesù così umano, che dichiara di essere tanto innamorato della propria creatura da essere pronto a “cedere” di fronte a ogni sua richiesta. Per questo lui insiste sul fatto che la nostra preghiera debba essere un colloquio continuo e un racconto di ciò che ci succede al lavoro, con gli amici, dei dispiaceri, delle gioie, delle sconfitte, dei successi, esattamente come si farebbe quando ci si incontra con un amico. A un amico non racconteremmo le nostre amarezze, le nostre insicurezze, non chiederemmo consiglio? Gesù vuole essere quell’amico, quel confidente, quell’ispiratore.

Si strugge all’idea di un rapporto esclusivo con la nostra anima, al punto da soffrire se lo ignoriamo e da gioire ogni volta che andiamo a lui.

Desidera entrare nella nostra quotidianità, sporcarsi con i nostri fallimenti, i nostri peccati, i nostri tradimenti perché lui è lì che aspetta per risollevarci, per rincuorarci, per perdonarci, come farebbe il nostro migliore amico anzi, meglio di qualunque migliore amico: in modo perfetto.

C’è un passaggio del diario che mi ha veramente lasciato senza fiato. Gesù dice a Gabrielle che desidererebbe tanto poter entrare nei gesti quotidiani che ci si scambia in famiglia, in un abbraccio, in un bacio del buongiorno, in quel calore che si respira tra fratelli, tra coniugi, tra genitori e figli riuniti sotto lo stesso tetto. Come ci si scambia affetto tra familiari, nello stesso modo lui vorrebbe essere un familiare, per ricevere da noi quei gesti di amore. lui, che è Amore.

Gesù si “abbassa” a chiedere. A Gabrielle, a me, a chiunque legga, chiede di accompagnarci in ogni momento della nostra giornata, proprio lui che sa già cosa sarà di noi in quella giornata. Desidera camminare accanto a noi, vuole che lo coinvolgiamo, che lo cerchiamo perché lui ha bisogno di noi.

Clamoroso, un Dio che ha bisogno delle sue creature. Lui, che è Dio! Bisogno di me? Possibile?

Divorando una pagina dopo l’altra ho capito che il mio modo di pregare Gesù andava innovato, andava rivisto e cambiato. Andava reso più confidenziale, più colloquiale, più amichevole. Gesù ha bisogno di me, di te, come ha avuto bisogno di Gabrielle, per entrare nella nostra vita, per trasformarla, per farne un mezzo di distribuzione di grazie come non possiamo neppure capire e immaginare. Infatti, resta un mistero e, per quanto mi sia sforzata di comprendere le sue spiegazioni, non ho inteso bene come ciò avvenga e sia possibile, ma dalle parole che lui rivolge a Gabrielle si coglie il suo bisogno di voler essere una cosa sola con la nostra anima, per donarle ciò di cui ha bisogno, ciò che intimamente desidera. Non solo alla nostra, anche a tutte quelle che noi gli affidiamo e per le quali preghiamo.

Gesù dice più volte che dobbiamo osare nel chiedere, perché lui non sa resistere alle nostre richieste. È la nostra debole fede che ci fa dire «figurati se posso dirgli questo o chiedergli quella grazia o pensare che ascolti la mia lamentela». Gesù, invece, afferma più volte che gli basta che noi lo chiamiamo, gli sorridiamo, ci prendiamo del tempo per stare con lui e anzi, non vede l’ora che nella nostra giornata ci sia quell’incontro esclusivo con la sua presenza.

Così cambia il nostro rapporto, diventa un’unione continua, uno scambio assiduo, un pensiero costante, un coinvolgimento in ogni faccenda, dal mattino alla sera, senza sosta e anche quando corriamo presi dai nostri affanni, dalle nostre paure, dalle nostre agende fitte di impegni e ci dimentichiamo che lui sta aspettando un nostro gesto, appena andiamo con il cuore da Gesù, eccolo lì, pronto a servirci. Perché Gesù stesso rivela a Gabrielle di essere un Dio servitore, un Dio uomo, che conosce cosa significa essere uomini e donne e proprio per questo si consuma in un desiderio ardente di stare con noi. E vorrebbe che noi bramassimo la sua amicizia.

Sempre. Con fiducia. Fino alla fine.

Quando «sarà Lui, sarà sempre Lui».

Gabrielle Bossis, Lui e io. Diario intimo di una mistica del Novecento, Marietti 1820, Genova 2012, 192 pp., 15,00 euro.

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