La politica sospesa

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Il compiacimento con cui Matteo Renzi ha accolto le parole del presidente della Repubblica, a termine del colloquio in cui Roberto Fico rimetteva nelle sue mani il mandato esploratorio che gli aveva affidato la scorsa settimana – constatando l’impossibilità di dare corpo a una maggioranza tra le ex forze di governo – stona non poco con le gravi parole di Mattarella che si è visto costretto a sospendere letteralmente la politica italiana per assicurarle un governo (convocando Mario Draghi per la giornata di domani).

La necessità drammaticamente reale, più che istituzionale, di un governo dichiaratamente non politico sigilla l’insipienza politica di chi questa crisi l’ha voluta e la debolezza di coloro che si sono barcamenati fino all’ultimo per risolverla in maniera parlamentare. A chi ha governato fino a ora va quantomeno reso il merito di aver traghettato il paese in un’ora per la quale nessuno era preparato – né politici, né tecnici, né scienziati. E di aver tenuto il conflitto tra le varie anime del paese all’interno del suo quadro proprio, quello politico appunto che trova nel Parlamento il suo punto di composizione.

Ma proprio questa è stata la minaccia per cui Renzi ha fatto saltare il banco – nella speranza, ora, di incassare alle prossime elezioni gli eventuali dividendi che risulteranno dall’operato di un governo Draghi. Meglio consegnare il paese alla politica sospesa che rimanere sul piano della politica come arte del potere e del compromesso. Chi agisce così è figlio di una politica minore, anzi quasi perversa ben oltre ogni cinismo (e insieme a lui tutti quelli che questa sera hanno tirato un sospiro di sollievo alle parole di Mattarella che centellinavano le ragioni per cui non si può andare a votare e per cui ci vuole un governo pienamente operativo a livello costituzionale).

Non è detto che un governo di alto profilo (non politico) faccia meglio di uno politicamente abbozzato e slabbrato – non lo è perché la mediazione politica è ciò che orienta le competenze tecniche e interloquisce con la cittadinanza – pagando tutti i costi che questo comporta. Competenze che chiedono di essere moderate, anche se questo significa pagare prezzi alti in termini di efficienza. Così è stato fino a oggi in Italia, da domani non lo sarà più. Non dimentichiamo cosa vuol dire un governo che non deve rendere conto ai cittadini, ma solo rispondere all’appello del presidente della Repubblica. Per aver consegnato il paese a questo stato delle cose non ci si può vantare in nessun modo.

Non è che in altri paesi europei la mediazione politica nel compito di governo abbia dato risultati straordinariamente più brillanti di quelli ottenuti dalla ciurma politicamente raffazzonata del governo Conte (e istituzionalmente un po’ ignorante in alcuni suoi soggetti). Problemi ne hanno anche loro, ma è solo la nostra politica che si è votata alla propria sospensione – e qui, sì, siamo davvero difficili da comprendere per le altre amministrazioni europee.

Ma certo, da chi scambia l’Arabia Saudita di oggi con la Firenze del rinascimento europeo, non ci si può attendere poi molto di più – con buona pace di Macchiavelli che della politica come gestione del conflitto fu l’inventore (ammesso che Renzi l’abbia mai letto e, soprattutto, capito).

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Un commento

  1. Alessandro Dal Bosco 3 febbraio 2021

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