Libro di Giona, nuova traduzione e commento

giona

La prestigiosa collana «I Libri Biblici» si arricchisce di una nuova perla: il commento al libro di Giona.

Tiziano Lorenzin, francescano, ha conseguito il dottorato in sacra Teologia (Sacramentaria) presso la Pontificia facoltà teologica San Bonaventura di Roma, la licenza in sacra Scrittura al Biblicum sempre di Roma, il dottorato in lingue e letterature orientali (ebraico) presso l’Università statale di Venezia. Attualmente è docente di AT I (Pentateuco, libri storici e Salmi) presso la sede centrale della Facoltà Teologica del Triveneto e di Teologia spirituale biblica al Biennio di specializzazione in Teologia spirituale della stessa facoltà. È stato docente di lingua ebraica e di esegesi di AT presso l’Istituto teologico S. Antonio dottore di Padova, professore invitato presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale a Milano, e presso i seminari «Redemptoris Mater» di Bonn, di Berlino, di Copenhagen e di Pula.

Ha partecipato alla traduzione interconfessionale della Bibbia in lingua corrente (Il Salterio) e alla revisione della Bibbia CEI (il Salterio). Ha commentato il Libro dei Salmi, Il Cantico dei Cantici e 1-2 Cronache.

Un commento «nuovo»

Lorenzin non si attarda sulle domande che gli studiosi si sono posti nei secoli circa questo libro: la figura del profeta, i motivi del suo rifiuto, il silenzio all’inizio e alla fine del testo, la permanenza di tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, perché si adira quando Dio perdona i niniviti, perché non risponde a Dio nel dialogo finale del libro…

Normalmente si data il libro nel primo post-esilio, con un’apertura al mondo pagano in contrapposizione alle chiusure di Esdra e Neemia.

Lorenzin valuta il libretto di Giona un vero e proprio capolavoro dal punto di vista linguistico e lo dimostrerà con una traduzione letterale del testo, che mette in risalto la ripresa di parole presenti in altri testi biblici (tecnica della Gezerah Shawah), che, in questo modo, sono messi a contatto e si illuminano a vicenda.

Un commento midrashico a un salmo

La tesi di Lorenzin è che il libro di Giona sia un commento midrashico a un salmo trovato nel tempio (Gn 2,3-10), considerato il portale del libro.

Scrive Lorenzin nella Prefazione: «È un racconto di un viaggio immaginario, che ha come protagonisti Giona e la sua giustizia e Jhwh e la sua giustizia superiore, la misericordia. L’autore ha trasformato l’esperienza tragica del salmista in un racconto storico, un midrash, citando, imitando e alludendo ad altri testi profetici e non.

Il racconto stesso è tutto profezia: il mezzo è il messaggio. Si tratta di un esercizio nell’aggadah intrabiblica, che fa nel canone la stessa cosa che faranno i rabbi con i testi canonici, e che mostra tute le qualità problematizzanti, sovvertitrici, ingranditrici, dialogizzanti dei midrashim. L’autore di Giona crea storie fantastiche attorno questo salmo e ad altri testi biblici, portando il principio della misericordia universale nelle circostanze più estreme» (p. 5).

Intertestualità e tecniche «rabbiniche» ante litteram

Lo studioso rinviene nel libro l’impegno di tecniche di cui si servono rabbi, ad esempio la Gezerah Shawah, l’accostamento cioè di due testi che hanno in comune una parola, al fine di illuminarli a vicenda.

La tecnica del Qal Wahomer (dal più piccolo al più grande, a minore ad maius) può essere vista impiegata nella finale del libro di Giona, 4,10-11. L’autore di questo libro intesse un fitto dialogo con altri testi profetici che riguardano il tema della fuga, della conversione, del giudizio di condanna, della discordia e del “pentimento” di JHWH.

I principali testi messi in correlazione da Lorenzin («intertestualità») sono: Gn 4,2 e Gl 2,13; Gn 3,9-10 e Ger 18,7-8; Gn 3,10 e Am 3, 16; Gn con Ez 26,16 e Is 58,5; Gn 4,3 e 1Re 19,4.

L’autore del libro di Giona usa il principale strumento stilistico della narrativa ebraica, la tecnica della parola guida. Determinate parole vengono riprese di continuo per chiarire la direzione in cui si sviluppa la storia: ad es. «levati», Tarsis, tre volte il verbo “scendere”, la fuga è in un luogo non sicuro come il mare. Giona, grida, i marinai urlano. Giona si alza per gridare a Dio, che “lancia” un grande vento sul mare: i marinai sono costretti a “lanciare” in mare la zavorra e poi lanciano anche Giona: essi hanno «timore» e Giona si fa conoscere loro come «timoroso di Dio», ma, quando il mare si calma, hanno un «grande timore» di Jhwh.

La parola «male» (rā’â) attraversa tutto il testo. Si usa la parola nirdām (Gn 1,6) «addormentato», che si trova solo qui nell’AT e richiama il sonno profondo di Adamo prima che gli fosse condotta «Eva» (Gen 2,2). Si tratta per Giona di un sonno mortale, una specie di depressione, uno stendersi morti a terra nella disperazione.

Larghezza di misericordia vs giustizia di Dio

«Con il midrash – annota Lorenzin – l’autore vuole rispondere alla delusione che parte della sua comunità. Sentiva quando nella sinagoga venivano letti i libri dei profeti, in particolare Abdia, Gioele e Amos che contengono maledizioni e promesse di castighi verso i popoli stranieri che hanno perseguitato Israele. Le maledizioni lanciate dai profeti non si sono realizzate. Il Signore ha mandato Israele ad annunziare la rovina e le nazioni si sono salvate! Il problema spirituale di Giona e di parte della sua comunità – sottolinea Lorenzin – era come conciliare questa larghezza di misericordia con la giustizia di Dio

Questa tensione spirituale – prosegue lo studioso – è illustrata nel dialogo finale proprio con Dio. Era il dramma che stava vivendo Giona tanto da desiderare di morire (Gio 4,3). Il profeta, però, alla fine scopre con meraviglia che la misericordia di Dio avvolge del tutto anche la sua persona e si sente rasserenato nelle braccia del Signore.

Giona alla fine del midrash rimane in silenzio, non pretende più chiarimenti dal suo Dio. Anche questa esperienza del profeta stesso di essere avvolto dalla misericordia del Signore fa parte della rivelazione. Dio lascia al suo profeta e quindi al suo popolo il tempo di ritornare a lui riconoscendogli gli attributi della giustizia e della misericordia» (pp. 5-6).

Data e struttura del libro di Giona

Circa la datazione, una serie di indizi convergenti orienta verso una data tardiva: la lingua e i suoi numerosi aramaismi, la dipendenza in rapporto a Gioele e a Geremia, il riferimento strano al «re di Ninive» (Gn 3,6), i procedimenti apparentati dalla pseudoepigrafia, l’uso delle regole ermeneutiche rabbiniche recenti (Gezerah Sahawah e Qal Wahomer) indicano che, se non si può discendere al di sotto dell’anno 180, indirizzano verso una data che le è vicina.

La struttura del libro di Giona rinvenuta da Lorenzin è la seguente:

Il comando disatteso 1,1-3

La tempesta 1,4-16

Il richiamo del capitano 1,6
Il responso della sorte 1,7
La conversazione tra marinai e Giona 1,8-9
Lo sforzo per evitare il disastro 1,10-13

Il pesce 2,1-11

       Jhwh provvede un pesce che inghiottisce Giona 2,1-11

La reiterazione del comando divino e l’obbedienza di Giona 3,1-4

La reazione dei niniviti, del re e di Dio 3,5-10

I niniviti 3,5
Il re 3,6-9
Dio  3,10

La reazione di Giona 4,1-5

Il confronto finale 4,6-11

 Struttura del commentario di Lorenzin

Lo studioso analizza dapprima l’esegesi giudaica del libro di Giona. Esso viene letto integralmente nel pomeriggio dello Jom Kippur, ogni anno: il pentimento resta la nota principale che la tradizione giudaica accosta a questo libro.

Lorenzin sintetizza quindi il rapporto di Giona con l’apologetica cristiana antica. Tutti gli apologeti, da Filone di Alessandria a san Giustino e da san Girolamo a sant’Agostino d’Ippona adottano, secondo Lorenzin, un’attitudine di ritorsione: mostrare che le favole pagane sono più inverosimili dei racconti meravigliosi della Bibbia.

Lo studioso si sofferma anche sull’esegesi patristica a partire dalla visuale degli archeologi e degli iconografi. Analizza l’origine delle rappresentazioni di Giona assieme a Daniele e ai Tre Giovani nella fornace, l’apporto e il chiarimento della liturgia, l’impiego del libro nelle arti visive, per chiudere la Parte prima del libro («Sezione introduttiva – Profilo storico-letterario», pp. 11-36) con le interpretazioni attuali di Giona.

La Parte seconda del volume (pp. 37-82) è dedicata alla traduzione e al commento. La traduzione è personale e molto letterale. Il commento è tecnico, con numerose note bibliografiche di dialogo scientifico.

La Parte terza (pp. 83-108) è dedicata al messaggio teologico. Si studiano il fatto che il mezzo è il messaggio, i due silenzi di Giona, la relazione di Giona con le altre persone, il rapporto di Giona con gli altri profeti e, infine, la lettura cristiana del libro di Giona. Si affronta la tematica del posto del libro di Giona nel canone, nella storia dell’interpretazione si offre un prezioso lessico biblico-teologico (pp. 101-108).

Chiude il volume la bibliografia (pp. 109-128): quella ragionata in ordine cronologico (pp. 111-122) e la bibliografia generale (pp. 123-128).

Seguono gli indici (pp. 129-144): degli autori, delle citazioni bibliche ed extrabibliche, filologico, lessicale generale.

Commento scientifico di alto livello a un libretto biblico davvero sconvolgente, sovversivo, intrigante e incentrato sui tratti più sconcertanti di JHWH: la sua giustizia rapportata alla sua misericordia (universale).

Giona. Nuova versione, introduzione e commento di Tiziano Lorenzin (I Libri Biblici – Primo Testamento 16), Paoline, Milano 2026, pp. 144, € 26,00, ISBN 9788831559133.

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