I robot sono robot, l’uomo è uomo

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La tecnologia dei robot continua a svilupparsi. Ciò pone la società davanti grandi sfide: come gestire queste macchine apparentemente intelligenti? I vescovi cattolici dell’Europa (COMECE) in un documento, reso pubblico lunedì 4 febbraio, hanno chiarito il loro punto di vista al riguardo.

I vescovi dell’Unione Europea sono contrari che, nella legislazione, venga riconosciuta ai robot e ad altri sistemi autonomi – come si sta tentando di fare – una loro personalità giuridica. Le ragioni sono spiegate nel documento della Commissione episcopale europea (COMECE), appena reso pubblico, sulla “robotizzazione della vita”, intitolato Robotization of Life Ethics in View of New Challenges. Il testo, scritto da un gruppo di esperti guidati dal teologo morale e filosofo Antonio Autiero, affronta sulla base della dottrina sociale cattolica i problemi riguardanti l’influsso dell’automazione sul mercato del lavoro e l’aspetto morale della robotica.

L’attuale tendenza della robotizzazione – sottolinea il documento – si sta sviluppando nel contesto di una «crisi antropologica» in cui l’identità dell’uomo è messa radicalmente in questione. I limiti dell’essere umano non sono più accettati, mentre, allo stesso tempo, si notano crescenti sforzi per giungere a trattare i robot come persone moralmente autonome. Per questo, è importante, nel rapporto tra persone e macchine, mettere sempre bene in risalto la priorità e la dignità della persona umana sulle macchine.

Gli autori rifiutano di considerare i robot come persone con diritti autonomi. Si oppongono pertanto di nuovo al parere espresso, qualche tempo fa, dal Parlamento europeo in senso favorevole ad attribuire un particolare status personale giuridico a determinati sistemi autonomi ben sviluppati. «La responsabilità che sta a fondamento di una personalità giuridica può essere esercitata soltanto dove esiste la capacità dell’esercizio della libertà», rispondono gli autori del documento; «la libertà è qualcosa di più dell’autonomia».

Il documento rifiuta anche un trattamento giuridico dei robot in analogia con gli animali, come pure nelle questioni riguardanti la responsabilità: «Ciò significherebbe un pericoloso cambiamento secondo cui i robot sarebbero riconosciuti come esseri viventi».

Nei riguardi del mercato del lavoro, il documento sottolinea che l’impiego della robotica ha effettivamente dei vantaggi economici, tuttavia spesso non manca di effetti negativi sui gruppi di giovani e di lavoratori non qualificati. Pertanto, ribadiscono di non poter dare «un assenso incondizionato ed entusiasta a queste nuove tecnologie»; nello stesso tempo, però, rifiutano un categorico ripudio.

L’Osservatore Romano, commentando questa notizia, nell’edizione del 6 febbraio scorso, scrive che, secondo la dottrina sociale cattolica «una persona umana è un persona umana e un robot è un robot». Si tratta – si dirà – di un’osservazione di un’evidenza lapalissiana. «Ma non così tanto, evidentemente, in tempi segnati dal rapido sviluppo di nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Tecnologie che sempre maggiore spazio conquistano nella vita di tutti i giorni, con benefiche e, fino a poco tempo fa, insperate ricadute soprattutto in settori tanto delicati come per esempio quello medico».

Ma – prosegue il quotidiano vaticano – «emblematica» è la recente approvazione, da parte del Parlamento europeo, di una risoluzione sul Civil Law Rules on Robotics, che propone di attribuire lo status di «persone elettroniche» – nei fatti qualcosa di molto simile alla personalità giuridica – ai robot più sofisticati e autonomi, e quindi addirittura di ritenerli responsabili per risarcire eventuali danni che potessero causare. La stessa risoluzione raccomanda che tale «personalità elettronica» sia applicata ai robot che assumono decisioni autonome o interagiscono con terze parti in modo indipendente.

Questo – si domanda l’Osservatore Romano – è un modo per sollevare i produttori di robot dalle loro responsabilità? Ad ogni modo, si tratta di una rivoluzione che richiede, come minimo, una riflessione approfondita. A questa, appunto, non si è sottratta la Commissione degli episcopati della Comunità europea con il documento Robotization of Life – Ethic in View of New Challenges (qui testo originale e integrale).

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