
Riprendiamo dal blog informativo di Peter Anderson, un esperto delle Chiese ortodosse, le note che ha scritto dopo la notizia delle dimissioni dell’arcivescovo cattolico della arcidiocesi della Santa Madre di Dio a Mosca, mons. Paolo Pezzi, il 4 maggio scorso.
Il 2 maggio 2026, la Sala stampa vaticana ha diffuso il seguente sorprendente annuncio:
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana della Madre di Dio a Mosca (Federazione Russa) presentata da S.E. Mons. Paolo Pezzi, F.S.C.B., e ha nominato S.E. Mons. Nikolai Dubinin, O.F.M. Conv., Vescovo Ausiliare, Amministratore Apostolico sede vacante della medesima circoscrizione ecclesiastica.
Anche l’ufficio stampa dell’arcidiocesi cattolica della Madre di Dio a Mosca ha rilasciato una dichiarazione. La dichiarazione includeva quanto segue:
Il 2 maggio, la sala stampa della Santa Sede ha annunciato che papa Leone XIV aveva accettato le dimissioni dell’Arcivescovo Paolo Pezzi, Metropolita dell’arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, in conformità al can. 401 § 2: «Il Vescovo diocesano che per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all’adempimento del suo ufficio, è vivamente invitato a presentare la rinuncia all’ufficio».
Nessuno ha fornito spiegazioni su cosa si intenda per «infermità o altra grave causa».
Interrogativi sull’assenza della firma
Per quanto riguarda la «infermità», non vi è alcuna indicazione che l’arcivescovo Pezzi sia stato recentemente limitato fisicamente nello svolgimento delle sue funzioni di arcivescovo. Il 30 aprile, due giorni prima dell’annuncio delle dimissioni, è stato pubblicato il fitto programma dell’Arcivescovo per il mese di maggio.
Tra gli impegni figurava una visita di quattro giorni a Nizhny Novgorod. L’Arcivescovo Pezzi ha presieduto tutte le celebrazioni del triduo pasquale senza mostrare alcun segno di malattia o debolezza (cf. ad esempio, qui).
In relazione alle sue dimissioni, l’arcivescovo Pezzi non ha rilasciato dichiarazioni ai fedeli né interviste. Seguendo le notizie della Chiesa cattolica nell’arcidiocesi della Madre di Dio, mi sembra che l’arcivescovo Pezzi abbia svolto un lavoro eccellente come capo della stessa arcidiocesi. Il vero motivo per cui l’arcivescovo ha presentato le proprie dimissioni ai sensi del canone 401 § 2 rimane un mistero.
Non ho assolutamente alcuna informazione sul motivo per cui l’arcivescovo abbia richiesto le dimissioni. Tuttavia, vorrei segnalare una coincidenza. Il 15 gennaio 2026, il Comitato consultivo interconfessionale cristiano (CIAC) ha rilasciato una dichiarazione in merito alle «persecuzioni e violazioni dei diritti» dei cristiani in Ucraina, Armenia, Estonia e Moldavia. Il CIAC è stato fondato nel 1993 ed è composto da chiese dei Paesi dell’ex Unione Sovietica. Attualmente, ha tre copresidenti: il metropolita Antonio (capo del DECR del Patriarcato di Mosca), l’arcivescovo Pezzi e l’arcivescovo Dietrich Brauer (capo della Chiesa evangelica luterana in Russia).
La traduzione ufficiale in inglese della dichiarazione completa rilasciata dal CIAC è disponibile a questo indirizzo.
Riguardo alla «persecuzione in corso» in Ucraina, la dichiarazione recita:
«In Ucraina, le autorità statali continuano a esercitare pressioni sulla Chiesa ortodossa ucraina (la Chiesa non autocefala − ndr), con l’obiettivo di provocarne lo scioglimento e la totale distruzione. Tali pressioni si concretizzano in sequestri di chiese, leggi discriminatorie e persecuzioni nei confronti del clero e dei laici».
Le critiche russe
Lo stesso giorno della pubblicazione della dichiarazione, l’agenzia di stampa statale russa RIA-Novosti ha pubblicato un articolo intitolato «Il capo della Chiesa cattolica russa non ha firmato alcun documento a sostegno dei cristiani in Ucraina». Nell’articolo si legge:
L’arcivescovo Paolo Pezzi, a capo della Conferenza episcopale cattolica russa (RCBC), non ha firmato la dichiarazione del Comitato consultivo interconfessionale cristiano (CIAC) a sostegno dei cristiani perseguitati, secondo quanto riferito a RIA Novosti da una fonte ben informata della Chiesa ortodossa russa.
Giovedì, il CIAC ha pubblicato sul proprio sito web una dichiarazione in cui condanna lo sfruttamento della religione a fini politici, sottolineando che pratiche simili si verificano in Ucraina, Moldavia, Estonia, Armenia e altri paesi. Il CIAC ha ribadito di aver sempre difeso i diritti dei cristiani di diverse confessioni, tra cui ortodossi, cattolici e protestanti. Tuttavia, l’elenco delle personalità religiose firmatarie della dichiarazione non include Pezzi, co-presidente della CIAC.
«L’arcivescovo Paolo Pezzi non ha firmato la dichiarazione, e questo solleva dei dubbi. In primo luogo, il testo menziona i fedeli cattolici tra coloro di cui il CIAC si fa portavoce, tra le altre cose. In secondo luogo, è noto che in altre regioni del mondo, dove sono in gioco questioni altrettanto delicate, i rappresentanti della Chiesa cattolica spesso sostengono attivamente iniziative dettate dalla responsabilità dei cristiani davanti a Dio. Ma in questo caso, non vediamo ciò», ha dichiarato all’agenzia una fonte della Chiesa ortodossa russa.
Quasi immediatamente dopo, RIA-Novosti ha pubblicato un altro articolo in cui padre Kirill Gorbunov, vicario generale dell’arcidiocesi cattolica della Madre di Dio a Mosca, spiegava che l’arcivescovo Pezzi non aveva firmato la dichiarazione perché, secondo le leggi della Chiesa cattolica romana, non è autorizzato a rilasciare dichiarazioni ufficiali su altri Paesi.
È possibile che il Governo russo non sia rimasto soddisfatto di questa spiegazione e che abbia revocato il permesso di soggiorno nella Federazione Russa all’arcivescovo Pezzi, cittadino italiano. Se fosse vero, risulterebbe evidente l’esistenza di una «grave ragione» per ritenere che l’arcivescovo Pezzi sia «meno idoneo all’adempimento del suo ufficio».
In passato, è stata una prassi relativamente comune per il Governo russo revocare il permesso di soggiorno a membri del clero cattolico la cui presenza fosse ritenuta indesiderabile. In questo caso, non ho prove che il Governo abbia intrapreso azioni in merito alla possibilità per l’arcivescovo Pezzi di rimanere in Russia. Tuttavia, l’ipotesi basata sul rifiuto dell’arcivescovo di firmare la dichiarazione del CIAC e su una possibile decisione del Governo di revocargli il permesso di soggiorno è l’unica spiegazione plausibile, al momento, per le sue dimissioni.
L’ipotesi fortunatamente non confermata
Come comunicato dalla sala stampa vaticana, il vescovo ausiliare Nikolaj Dubinin è stato nominato amministratore apostolico. Dei cinque vescovi cattolici rimasti nella Federazione Russa, è l’unico di etnia russa e di cittadinanza russa. Ha 52 anni ed è vescovo dal 2020. In qualità di vescovo ausiliare, ha avuto poteri speciali sulle regioni nord-occidentali e occidentali dell’arcidiocesi, con sede a San Pietroburgo (una sua biografia si trova a questo indirizzo).
Essere madrelingua e non dover affrontare problemi di visto in quanto cittadino russo rappresenta un indubbio vantaggio. Il vescovo Werth di Novosibirsk e il vescovo Kirill Klimovich di Irkutsk hanno entrambi 73 anni e sono probabilmente troppo anziani per essere considerati candidati. Il vescovo Pickel di Saratov ha 64 anni e dovrebbe essere preso in considerazione. È nato nella DDR. Il vescovo ausiliare Lipke è vescovo da soli 15 mesi.
[Anderson suggerisce altri nomi per la successione di Pezzi. Ndr.]
Infine, vorrei esprimere il mio personale ringraziamento all’Arcivescovo Pavel (Paolo) per tutto ciò che ha fatto per la Chiesa cattolica in Russia. Credo che nostro Signore gli dirà: «Ben fatto, servo buono e fedele».
Aggiornamento: Ho appena ricevuto notizie da una parrocchiana cattolica della cattedrale cattolica di Mosca. Afferma che nell’ultimo anno tutti hanno notato che l’arcivescovo Pezzi ha iniziato ad avere difficoltà a camminare e a volte a parlare con fatica. Dice che ieri, durante la messa, ha affermato che continuerà a vivere nella Curia, ma che si trasferirà a un altro piano. Il messaggio aggiunge che l’arcivescovo Pezzi ha la cittadinanza russa e che, a suo avviso, le sue dimissioni sono dovute a problemi di salute. Sebbene mi dispiaccia molto apprendere dei problemi di salute dell’arcivescovo, ritengo una buona notizia il fatto che la richiesta di dimissioni non sia il risultato di azioni intraprese come ritorsione per il rifiuto dell’arcivescovo di firmare la dichiarazione del CIAC.






Se invece la causa delle dimissioni di mons. Pezzi fosse stata la mancata firma del documento, avremmo la certezza che la federazione russa, pur desiderandole per le proprie istituzioni ecclesiastiche e i suoi prelati, non pratica né la libertà rel8giosa né quella di coscienza. Indubbiamente la curia vaticana, per ovvie ragioni diplomatiche, non ci dirà mai i motivi di tali dimissioni. Auguro a mons. Pezzi una lieta quiescenza.