Leone XIV: un anno e uno stile

di:
leone xiv

Leone XIV durante la sua udienza generale in Piazza San Pietro (AP Photo/Gregorio Borgia)

La prossima enciclica – di pubblicazione ormai imminente – arricchirà il quadro teologico e pastorale di riferimento del papato di Leone XIV. L’anno trascorso dalla sua nomina (8 maggio 2025) ne illustra lo stile. Non esibito, non clamoroso, non sopra le righe, ma semmai da riconoscere dentro la tradizione: dal vestire all’abitare (appartamento alla terza loggia), dai modi di governo alla gestione dell’immagine, dalla fedeltà al concilio alla priorità dell’annuncio. E pur nella tonalità diversa si conferma la continuità con Francesco.

Il conclave: si può tornare indietro

Per raccontare un evento cum clavis, cioè riservato, mi giovo di alcuni elementi raccolti direttamente e di un affidabile racconto proposto dal volume di Gerard O’Connell (irlandese, America) e Elisabette Piqué (argentina, La Nacion). Nell’edizione originale inglese il titolo è: The Election of Pope Leo XIV. The last Surprise of Pope Francis (Orbis Books, 2026, 312 pp.; ne abbiamo parlato qui su SettimanaNews).

I 133 cardinali elettori da 71 paesi, di appartenenze diverse, sono poco noti l’uno all’altro. Maggioranza prevista i due terzi, cioè 89 voti. Alcune premesse all’evento vanno ricordate: i funerali che mostrano la popolarità di Francesco, il disagio della curia e la gestione dirette di Francesco dell’appartato informativo con la segreteria dell’informazione ai margini. Grave e confusa la situazione della diocesi romana. Paiono aggressive le opposizioni conservatrici (dai cattolici americani agli episcopati dell’Est).

C’era stato chi come Steve Bannon diceva chiaramente «faremo cadere papa Francesco» (citazione dagli Epstein files). Sempre dall’area del conservatorismo americano girava un Report col profilo di una quarantina di possibili candidati, esaminati sui temi sensibili come il giudizio sull’omosessualità e la benedizione alle coppie, il celibato dei preti, le donne diacono o preti, il vecchio rito ecc. In precedenza c’era stato un incontro a Budapest dell’area episcopale più conservatrice, interpretata come spinta per una candidatura del card. Peter Erdő.

Nel volume si ricostruisce il primo scrutinio (7 maggio): nell’arco di 20-30 voti si piazzano in ordine: Erdő in primis, Robert Prevost, Pietro Parolin. Più distaccato Jean-Marc Aveline (Marsiglia) e pochi singoli voti per Tagle, Turkson, Zuppi, Grech, Farrell e altri, come Pizzaballa. C’è quindi un candidato relativamente forte dell’ala conservatrice e una frantumazione del fronte «bergogliano» in cui si avverte la scarsa percorribilità di Parolin (molto atteso) e le potenzialità di Robert Prevost.

L’8 maggio al secondo scrutinio Prevost passa in testa grazie ai voti prima dispersi e Parolin non va oltre i voti già ricevuti. L’indicazione salda il fronte «bergogliano». Così nel terzo scrutinio i nomi di maggior consenso sono Prevost, Parolin e Aveline. Nel pomeriggio al quarto scrutinio Prevost riceve 108 voti, ben oltre gli 89 richiesti (con probabile travaso dei voti Parolin e Aveline). Accetta e diventa papa Leone XIV.

Le ragioni della convergenza su Prevost possono essere così elencate: pastore e curiale senza nemici; uomo del Sud ma nato negli USA; carattere felice e pacato; timido e poco estroverso; in continuità con Francesco (con cui aveva avuto divergenze al tempo dell’episcopato argentino di Bergoglio che però lo aveva voluto al Dicastero dei vescovi); abituato all’internazionalità da superiore generale degli agostiniani; di fama moderato e riformista; con positiva prova al Dicastero; di buona salute; poliglotta; di profonda spiritualità; nativo conciliare.

Americano, non trumpiano

Per i cardinali e le comunità cristiane la sua origine americana non riveste un ruolo rilevante anche perché sembra emotivamente più legato alla popolazione peruviana che agli Stati Uniti. In una recente battuta ha detto che avrebbe tifato per il Perù in una eventuale partita fra i sudamericani e gli statunitensi.

Il problema è sorto dal versante dell’amministrazione americana. Dopo il prudente dissenso di Leone e della diplomazia vaticana davanti all’intervento americano in Venezuela, il «no» alla richiesta di entrare nel Board of Peace per la gestione del dopo-Gaza, il sostegno agli emigranti e la netta distanza dalla guerra con l’Iran, Donald Trump l’ha attaccato in termini sgarbati, sconclusionati e pretenziosi. L’ha definito debole verso la criminalità, pessimo in politica estera, contrario alla sua amministrazione. Fino alla stupidità di attribuire a sé l’elezione al soglio pontificio. Una sgangherata esibizione avviata il 13 aprile e ripresa in toni analoghi il 5 maggio, quando lo ha accusato di sostenere il progetto atomico dell’Iran.

Difficile rispondere all’irrazionale. Nel viaggio africano (12-23 aprile) papa Leone si è limitato ad affermare di non essere interessato alla polemica. Nella realtà ciò che divide la Santa Sede dall’attuale amministrazione è il pieno consenso pontificio alle istituzioni internazionali, alla diplomazia multilaterale, al disarmo.

Per quanto riguarda i cattolici statunitensi l’intento di papa Leone è di superare la contrapposizione che li attraversa. Operazione già avviata con il consenso episcopale rispetto alla politica migratoria disumana, alla sollecitazione a stimolare gli eletti per un cambio di prospettiva, alla definizione di «guerra ingiusta» nell’intervento contro l’Iran e all’iniziativa in proprio di cardinali, vescovi e istituzioni ecclesiali in diverse emergenze sociali.

Una curia inefficiente non serve a nessuno

Nella riforma della curia tracciato dalla costituzione Praedicate Evangelium di papa Francesco (2022) gli indirizzi generali sono molto chiari e suggestivi. Se il Concilio Tridentino pone la forza centrale sulla difesa della dottrina della fede (la Congregazione era indicata come la «Suprema»), ora il nucleo portante è la dimensione evangelizzante, con il Dicastero a questa dedicato che fa capo direttamente al papa.

In secondo luogo, la curia è non solo internazionale − come cattolico è il mondo cristiano − ma è soprattutto un mezzo e un aiuto al pontefice, non un muro di distacco rispetto ai vescovi. Come struttura di servizio la cui autorità viene dal papa è possibile che i non ordinati (laici e laiche) abbiamo ruoli apicali. Infine, tutti i Dicasteri sono sullo stesso piano con una penalizzazione per la Segreteria di Stato.

Il punto critico della riforma non è stato solo la mancanza di statuti, ma dell’intera filiera di indicazioni che vanno dai compiti dei minutanti a quelli dei capi ufficio a quelli dei prefetti. Inoltre, alcuni accorpamenti sono risultati innaturali e alcune scelte di figure femminili ai vertici (figure peraltro apprezzabili) non avevano il supporto del diritto. Troppo spesso l’ordine diretto del papa saltava tutte le mediazioni interne e l’impossibilità del ricorso alla Segreteria di Stato obbligava a rivolgersi solo al papa.

Leone ha messo subito in chiaro che lui si fida dei suoi collaboratori e ne intende rispettare ruoli e compiti. Ha di fatto trasferito di nuovo molti ruoli alla Segreteria di Stato, come emerge dal discorso agli officiali del 3 giugno 2025. Le nomine sembrano piuttosto lente, ma per nulla banali o prive di coraggio: dal successore nel Dicastero dei Vescovi (Filippo Iannone) alla Segretaria dei religiosi (Tiziana Merletti), alla conferma in termini di legge della Governatrice (Raffaella Petrini) e della Prefetta dei religiosi (Simona Brambilla). Al Dicastero dei Testi legislativi ha nominato mons. Anthony Randazzo e come Segretario del Clero ha scelto mons. Carlo Radaelli.

Quanto alla Segreteria di Stato, manca ancora l’eventuale conferma per il card. Pietro Parolin, ma ha nominato assessore agli Affari generali il nigeriano Anthony Onyemuche Ekpo, Sottosegretario alla Sezione dei Rapporti con gli Stati il rumeno Mihaita Blai e, soprattutto, mons. Paolo Rudelli come Sostituto. Nuovo Prefetto della Casa pontificia è Petar Rajič. Ha chiarito che il servizio curiale è a tempo e che si avvarrà dei consigli del concistoro dei cardinali (già celebrato il 7-8 gennaio e in programma per il 27-28 giugno).

Interessanti anche alcune nomine episcopali: per New York (Ronald Hicks), Vienna (Josef Grünwidl), Londra (Richard Moth), Cracovia (Grzegorz Rys), Praga (Stanislav Pribyl) come anche la nomina a Washington (Robert McElroy).

La pace

Fra i contenuti della sua predicazione emergono alcuni temi: la pace, i poveri, la spiritualità e la concordia ecclesiale. La pace di Cristo risorto è stata la prima parola del papa alla loggia di san Pietro dopo l’elezione:

«La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi!».

Sulla pace è tornato con insistenza. Nel saluto al corpo diplomatico del 16 maggio 2025:

«La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento».

In un messaggio a monsignor Shirahama, vescovo di Hiroshima, per l’ottantesimo anniversario del lancio della bomba atomica sulle due città giapponesi, Leone XIV sottolinea che «la vera pace richiede il coraggio di deporre le armi», specialmente «quelle che possiedono la capacità di provocare catastrofi indicibili». Esorta pertanto a «forgiare un’etica globale radicata nella giustizia, nella fraternità e nel bene comune» (14 agosto 2025).

Impegnativo il suo primo messaggio per la Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2026). Ricorda l’enorme peso delle spese militari, la necessità urgente di una educazione alla pace:

«Occorre riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoperandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo che si tratti di un obiettivo che può essere conseguito. Giacché esso è reclamato dalla retta ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità».

E soprattutto il rischio di delegare alle macchine decisioni riguardanti la vita di tutti. La pace è il compito prioritario delle fedi: «È questo un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole. Le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. Oggi vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata».

Di pace ha parlato nel messaggio di Natale. Ha ripreso il tema nel discorso al Corpo diplomatico il 9 gennaio. Vi ha insistito nel viaggio in Africa, denunciando i «signori della guerra» e riconoscendo al continente un ruolo importante nel contesto dei popoli. La tensione, per papa Leone, deriva dal fatto di essere erede di una progressiva delegittimazione teologica della guerra (ius contra bellum) mentre è ancora sul tavolo la strumentazione della «guerra giusta» (a cui si appellano i vescovi americani contro Trump), mentre vi sono elementi del cristianesimo − come quello russo − che giustificano apertamente l’aggressione militare, mentre si registra l’esplosione della legittimazione della violenza militare nella strategia dell’amministrazione americana.

I poveri

Ai poveri ha dedicato il primo importante scritto, l’esortazione apostolica Dilexi te (4 ottobre 2025), di fatto scritta a quattro mani con Francesco.

Non è solo una questione sociale è un punto nodale della natura cristocentrica della dottrina cristiana (n. 84). Infatti «la scelta preferenziale dei poveri da parte della Chiesa è inscritta nella fede cristologica che ha portato Dio a farsi povero per noi, per arricchirci della sua povertà» (n. 99). «La realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo» (n. 110). «Non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della rivelazione: il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia» (n. 5).

L’attenzione ai poveri è inoltre condizione di ogni possibile riforma della Chiesa: «Sono convinto che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido» (n. 7).

Risuona con forza l’ammonimento a quelle sensibilità religiose che pretendono di ignorare il servizio ai poveri: «Occorre ricordare che la religione, specialmente quella cristiana, non può essere limitata all’ambito privato, come se i fedeli non dovessero avere a cuore anche problemi che riguardano la società civile e gli avvenimenti che interessano i cittadini» (n. 112). Si tratta di vera mondanità dissimulata dalle pratiche religiose.

All’esortazione apostolica si possono aggiungere i due discorsi ai movimenti popolari, attenzione imposta da papa Francesco. Leone li ha incontrati il 30 maggio e il 25 ottobre 2025. Cito da quest’ultimo incontro un passaggio dalle chiare assonanze bergogliane:

«Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una “cosa nuova”? Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente “nuove” sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all’ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute e altre cose di questo genere. Dalle periferie, però, le cose appaiono diverse; lo striscione che sventolate è così attuale che merita un intero capitolo nel pensiero sociale cristiano sugli esclusi nel mondo di oggi. Questa è la prospettiva che desidero trasmettere: le cose nuove viste dalla periferia e il vostro impegno che non si limita alla protesta, ma cerca soluzioni. Le periferie spesso invocano giustizia e voi gridate non “per disperazione”, ma “per desiderio”: il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società dominata da sistemi ingiusti. E non lo fate con microprocessori o biotecnologie, ma dal livello più elementare, con la bellezza dell’artigianato. E questa è poesia: voi siete “poeti sociali”».

La prossima enciclica rafforzerà queste indicazioni.

La spiritualità

Leone è erede della teologia e della spiritualità di Agostino che tornano pervasivamente nei suoi interventi con l’accento sulla ricerca e l’interiorità, sull’inquietudine del credente, sull’introspezione, sulla centralità dell’amore nella vita cristiana.

Agostino ha ricercato intensamente Dio e, una volta trovatolo, si è dedicato totalmente a lui in comunione con i fratelli. La ricerca di Dio attraversa la vita cristiana. La realtà di Dio infatti è tanto insondabile che mai si potrà arrivare al fondo della sua conoscenza. Più si cerca Dio e lo si trova, più lo si ama; più lo si ama, maggiore diventa il desiderio di cercarlo ancora. Trovare Dio è trovare la felicità perché «ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».

Leone ha specificato nella presentazione del volume di Lorenzo della Risurrezione, carmelitano francese del XVII secolo La pratica della presenza di Dio, una sua particolare sensibilità. La via di Lorenzo è semplice perché non richiede altro che di fare memoria costantemente di Dio, con piccoli atti continui di lode, preghiera, supplica, adorazione, in ogni azione e in ogni pensiero avendo come orizzonte e fine Lui solo. È l’esperienza spirituale di una unione profonda, di incontri e colloqui, di nascondimenti e sorprese, di abbandoni e scelte: tutti elementi tipici dei grandi mistici.

Il richiamo ad Agostino torna sovente. Ad esempio, nel citato discorso ai diplomatici, dove la De civitate Dei serve come cornice per comprendere il cambiamento d’epoca (cf. qui su SettimanaNews).

Concordia ecclesiale

Vi è uno sforzo evidente di raffreddare gli scontri che si sono manifestati durante il pontificato precedente, di richiamare tutti alla consapevolezza che ciò che unisce la Chiesa è assai maggiore di quanto può dividerla. La comunione è necessaria in ordine all’efficacia dell’annuncio e appartiene all’essenza del vangelo.

Per questo papa Leone frequenterà il meno possibile i territori più insidiosi e non lo troveremo sui confini della ricerca anche se non censurerà le sperimentazioni e le novità. È convinto che la comunione ecclesiale sia anche la necessaria testimonianza in un mondo progressivamente e paradossalmente diviso.

Lo ha ricordato nel discorso alla curia per gli auguri di Natale 2025 (22 dicembre 2025):

«La comunione nella Chiesa rimane sempre una sfida che ci chiama alla conversione. Talvolta, dietro un’apparente tranquillità, si agitano i fantasmi della divisione. E questi ci fanno cadere nella tentazione di oscillare tra due estremi opposti: uniformare tutto senza valorizzare le differenze o, al contrario, esasperare le diversità e i punti di vista piuttosto che cercare la comunione».

Nell’elenco delle udienze personali si trovano i nomi dei vescovi e prelati più critici fra i conservatori. Su questo versante, lo scoglio più scomodo è per ora la volontà manifestata dai lefebvriani di ordinare nuovi vescovi. Dopo l’annuncio del 2 febbraio e il successivo incontro con il prefetto, card. Víctor Manuel Fernández, è arrivato il rifiuto a proseguire nel dialogo e la riaffermazione della decisione che comporterà il rinnovo delle scomuniche per gli ordinati e gli ordinanti (cf. qui su SettimanaNews).

Appunti sparsi

Il magistero pontificio spazia su molti altri aspetti. Mi limito a indicarne alcuni.

  • Ecumenismo

Il viaggio apostolico a Nicea e in Libano in occasione del 1700 anniversario del concilio (27 novembre – 2 dicembre) è un segnale evidente della continuità dell’indirizzo conciliare pur in un tempo di forti torsioni identitarie proprie a tutte le confessioni cristiane e drammaticamente espresse dalla spaccatura ortodossa e dalla piegatura nazionalistica della Chiesa russa. Aver affrontato e superato la questione del Filioque è indice dell’aggiornamento del magistero rispetto alla riflessione teologica.

L’attuale è una stagione di grande fragilità ecumenica: la crescente frattura intra-ortodossa ha isolato l’ortodossia russo-slava, avvelenando tutte le relazioni intracristiane. Tutte le Chiese in Occidente sono provate dalla secolarizzazione. Emerge la fragilità delle confessioni protestanti storiche ed è esploso lo scisma fra le Chiese anglicane sulle tematiche morali (cf. qui su SettimanaNews). Per gran parte le comunità neopentecostali in forte crescita non sono particolarmente interessate al dialogo ecumenico.

Un contesto in cui mantenere fissa la direzione del dialogo significa salvare il futuro del cristianesimo.

  • Geopolitica

Già evocata nei confronti dell’amministrazione americana essa si struttura attorno alla scelta delle istituzioni internazionali, nonostante la loro grave crisi attuale, a partire dell’ONU. Il loro smantellamento significa una giustificazione all’aggressività militare della Russia, all’istinto di potenza degli USA e alla volontà egemonica della Cina, nei confronti della quale il dialogo continua.

Un riferimento positivo è per l’Europa come emerge dal discorso ai membri del partito popolare il 25 aprile 2026. Il pericolo che il disordine internazionale si trasformi in guerre a detrimento dei popoli e dei poveri è una consapevolezza che Leone non cessa di sottolineare.

  • Bioetica e nuovi diritti

I temi che piacciono agli ambienti radicali dell’Occidente (gender, cultura omosessuale, diritti riproduttivi, aborto ecc.) non trovano spazio di consenso nel magistero di Leone se non nell’esigenza di evitare discriminazioni e nel pieno riconoscimento del valore di ogni persona.

Sul tema dei «nuovi diritti» è illuminante una relazione del neo sostituto, Paolo Rudelli, di cui abbiamo dato nota su questo sito (cf. qui su SettimanaNews). Per Leone questioni come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà hanno la priorità rispetto alle discussioni relative ai temi sopra accennati. Anche sulla ricerca propria agli ambienti «liberali» della Chiesa occidentale (viri probati, ordinazione delle donne, diaconato femminile, benedizione sulle coppie omosessuali e simili) non ci sarà censura, ma certo non alimentazione.

Le sciabolate di Francesco («chi sono io per giudicare») non avranno seguito. Papa Leone ha mostrato di non ritenerle centrali o urgenti. Condivide l’indirizzo di Francesco, ma avverte la sua potenziale divisività sia dentro la Chiesa cattolica universale sia nel dialogo ecumenico.

  • Lotta agli abusi

Parlando alla Commissione per la tutela dei minori (16 marzo 2026) ha detto: «La prevenzione degli abusi non è un compito facoltativo, ma una dimensione costitutiva della missione della Chiesa» e ha sottolineato il pieno inserimento del lavoro in merito dentro la curia e in particolare nel Dicastero per la dottrina della fede.

Conosce la delicatezza e la potenza distruttiva dello scandalo avendo dovuto gestire alcuni casi sia come superiore generale degli agostiniani sia come vescovo a Chiclayo in Perù, dove il Sodalizio di Figari, ora soppresso, ha sparso molti veleni (cf. qui su SettimanaNews). Una prova è costituita dal caso Rupnik. Trovati i giudici si è in attesa delle conclusioni del loro lavoro.

Domande e attese

Il tema abusi apre alle domande su elementi potenzialmente critici. Ne ricordo tre: la discussione sul vecchio rito liturgico, il tema della legge naturale con la possibile riemersione dei principi non negoziabili e lo sviluppo della sinodalità.

  • Il rito

La celebrazione secondo il vecchio rito all’altare di san Pietro da parte del card. Burke, il 25 ottobre scorso, ha sorpreso quanti ritenevano chiusa la lotta sulla liturgia. Lo stesso cardinale (e poi diversi altri conservatori) è stato ricevuto in udienza da papa Leone.

Il pontefice ha espressamente manifestato la sua intenzione di abbassare i conflitti interni, certo anche relativamente alla liturgia. In un messaggio ai Vescovi francesi ha chiesto una maggiore inclusione dei fedeli attratti della messa tridentina, pur nel rispetto del Vaticano II.

Il problema, infatti, si pone qui: il ritorno al vecchio rito è o non è la richiesta di archiviare il Vaticano II e il grimaldello contro le possibili aperture papali? Leone non è certo disponibile ad azzerare il Concilio; ma una tolleranza non sorvegliata potrebbe favorire derive preoccupanti.

  • Legge naturale

La questione della legge naturale o dei principi non negoziabili è più raffinata. Essa è coerente con il progetto neo-cristiano che lascia alla politica la responsabilità di legiferare ma invoca il confine non superabile della legge naturale letta e interpretata dalla Chiesa. Al binomio magistero-legge naturale papa Francesco ha sostituito quello di Vangelo-segni dei tempi che permette di mantenere la fontalità del Vangelo e di aprirsi alle nuove esigenze e alle pratiche diffuse. Senza perdere la dimensione critica.

Papa Leone ha più volte ripreso il riferimento alla legge naturale proprio parlando ai governanti. Ad esempio, in occasione del giubileo il 21 giugno scorso: «La legge naturale universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale».

Processi legislativi come la costituzionalizzazione del «diritto» di aborto o la ricezione nelle leggi delle richieste più radicali della cultura del gender potrebbero aprire contenziosi di significativo spessore.

  • La sinodalità

La sinodalità è il coerente sviluppo della coscienza ecclesiale dei secoli recenti della Chiesa: dal principio petrino nel Vaticano I al principio collegiale nel Vaticano II alla pienezza della sinodalità nella sua ricezione.

La sinodalità è un principio teologico di fondo. L’approccio di Leone sembra limitarlo a uno stile, ad un modo di comportamento, a qualcosa che non attiene alla struttura di fondo della Chiesa. È l’impressione di alcuni protagonisti del recente Sinodo, peraltro non ancora concluso. Vedremo come si svilupperanno la dottrina e la prassi ecclesiale.

Print Friendly, PDF & Email

Un commento

  1. Angela 7 maggio 2026

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto