
In data 10 agosto 2026, festa di San Lorenzo diacono e martire, si è concluso a Kurasini, nella periferia di Dar es Salaam (Tanzania), il secondo Congresso Internazionale dei Liturgisti Africani. Riuniti dal 2 al 9 agosto sotto il patrocinio del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (SCEAM/SECAM), della Conferenza Episcopale della Tanzania (TEC) e del Pontificio Istituto di Liturgia (PIL), i partecipanti hanno riflettuto sul futuro dell’inculturazione liturgica nel continente africano.
Questo congresso si inserisce nella scia del concilio Vaticano II, la cui costituzione Sacrosanctum concilium ha aperto una nuova fase nella comprensione della liturgia. Invitando i popoli a partecipare attivamente alle celebrazioni e riconoscendo la ricchezza delle diverse culture, il Concilio ha incoraggiato le Chiese locali a esprimere la fede cristiana attraverso le loro lingue, i loro simboli, i loro ritmi e le loro tradizioni, nel rispetto dell’unità della Chiesa universale.
Questa visione ha dato vita a un vasto movimento di ricerca e creatività liturgica che ha profondamente segnato l’Africa nei decenni successivi al Concilio.
Gli anni ’70 e ’80 hanno così costituito un periodo particolarmente fecondo. Numerosi teologi, liturgisti e pastori africani si sono impegnati in un lavoro di riflessione volto a far dialogare il Vangelo e le culture africane. Questa dinamica ha trovato una delle sue espressioni più notevoli nel Rito Zairese della Messa, diventato un punto di riferimento mondiale in materia di inculturazione liturgica.
Tuttavia, come ha sottolineato il cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa e presidente dello SCEAM/SECAM, questo slancio si è progressivamente affievolito nel corso degli anni, lasciando diversi progetti incompiuti.
È proprio per rilanciare questa dinamica che si è tenuto il secondo Congresso Internazionale dei Liturgisti Africani. Nel suo messaggio ai partecipanti, il cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha incoraggiato il proseguimento di una riflessione seria ed ecclesiale sull’inculturazione. Facendo eco a questo invito, il cardinale Ambongo ha esortato i liturgisti africani a riscoprire il significato profondo dell’inculturazione, a valutare il percorso compiuto e a discernere le priorità pastorali e teologiche dei prossimi anni.
I lavori del congresso hanno permesso di rivisitare l’eredità del concilio Vaticano II, di analizzare i progressi compiuti nelle diverse regioni dell’Africa e di individuare le sfide attuali.
Tra queste figurano la formazione liturgica, la valorizzazione delle lingue locali, l’integrazione armoniosa delle espressioni culturali africane nelle celebrazioni, nonché la necessità di una ricerca scientifica rigorosa in grado di accompagnare le Chiese particolari nella loro missione.
Al di là delle conferenze e degli scambi accademici, questo congresso ha manifestato la vitalità di una Chiesa africana chiamata a essere sempre più protagonista della propria riflessione teologica e liturgica. L’inculturazione non è un semplice adattamento esteriore dei riti; è il processo attraverso il quale il Vangelo si incarna in una cultura e, a sua volta, purifica, eleva e trasfigura tale cultura alla luce di Cristo.
Mentre si spengono le luci di questo importante incontro continentale, rimane una convinzione: l’opera avviata dal concilio Vaticano II è ben lungi dall’essere completata.
L’Africa continua ad apportare un contributo originale e prezioso alla vita liturgica della Chiesa universale. Il secondo Congresso Internazionale dei Liturgisti Africani ha così ravvivato la speranza di un nuovo slancio per una liturgia autenticamente cattolica e profondamente radicata nelle culture africane.
Percorso sinodale
La Chiesa in Africa prosegue con fiducia il suo cammino sinodale. Riuniti ad Addis Abeba, in Etiopia, il 4 e 5 agosto 2026 responsabili ecclesiali, teologi, persone consacrate, laici e rappresentanti di varie regioni del continente hanno preso parte al primo seminario preparatorio all’Assemblea ecclesiale africana del 2028, organizzata sotto l’egida del Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (SCEAM).
Questo incontro segna una tappa importante nell’attuazione del Sinodo sulla sinodalità e nella costruzione di una Chiesa più fraterna, missionaria e corresponsabile.
L’Africa ha infatti voluto condividere con la Chiesa universale i doni particolari che il Signore le ha affidato: il profondo senso di comunità, la solidarietà familiare, l’ospitalità, il ruolo della parola condivisa, il rispetto per gli anziani, la vitalità delle celebrazioni e la capacità di affrontare insieme le prove. Queste ricchezze culturali e spirituali possono contribuire a far crescere una Chiesa più fraterna, più vicina ai popoli e più attenta alle realtà umane.
Gli scambi hanno inoltre messo in luce le numerose sfide che attraversano il continente: conflitti armati, sfollamenti di popolazioni, povertà persistente, corruzione, crisi politiche, disoccupazione giovanile, fragilità di alcune strutture ecclesiali e partecipazione ancora insufficiente di molti fedeli agli organi di discernimento e di decisione.
Di fronte a queste situazioni, i partecipanti hanno insistito sulla necessità di una conversione pastorale che faccia della sinodalità non uno slogan, ma un vero e proprio stile di vita ecclesiale.
Sono state proposte diverse linee d’azione concrete: rafforzare i consigli pastorali parrocchiali e diocesani, promuovere la formazione al discernimento comunitario, valorizzare i ministeri dei laici, incoraggiare l’ascolto dei giovani e delle donne, sostenere le piccole comunità cristiane e sviluppare una cultura del dialogo, della trasparenza e della corresponsabilità nelle istituzioni ecclesiali.
La sinodalità è così apparsa come un cammino di comunione che chiama ciascuno a riconoscere la dignità battesimale dell’altro e a camminare insieme a lui.
Il metodo della «conversazione nello Spirito» ha occupato un posto centrale nei lavori. Ha permesso ai partecipanti di ascoltare prima di parlare, di accogliere la parola dell’altro senza giudicare e di cercare insieme ciò che lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa in Africa.
Questa esperienza è stata percepita come un segno concreto di una Chiesa che vuole discernere insieme, piuttosto che imporre soluzioni preconfezionate.
Il seminario di Addis Abeba aveva anche l’obiettivo di preparare un documento di lavoro continentale che servirà da base per l’Assemblea ecclesiale africana del 2028. Questo documento raccoglierà le intuizioni, le esperienze regionali, le buone pratiche, le sfide e le speranze espresse durante gli incontri preparatori. Dovrà aiutare la Chiesa in Africa ad approfondire la propria missione nell’attuale contesto del continente.
Al termine di questo incontro è emersa una convinzione: il futuro della Chiesa in Africa risiede nella comunione, nella partecipazione, nella missione e nella corresponsabilità.
Il cammino sinodale invita ogni battezzato — vescovo, sacerdote, diacono, consacrato o laico — a diventare protagonista della missione comune e testimone del Vangelo nel cuore delle realtà africane.
Addis Abeba è stata così più di un semplice luogo di incontro; è stata uno spazio di ascolto dello Spirito e di rinnovamento ecclesiale.
Nel percorso verso l’Assemblea ecclesiale del 2028, la Chiesa d’Africa ribadisce il proprio desiderio di camminare insieme, ascoltare insieme, discernere insieme e servire insieme, per essere sempre più una famiglia di Dio in cammino al servizio della riconciliazione, della giustizia, della pace e della speranza nel continente africano.
Educazione: una missione della Chiesa in Africa
Il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (SCEAM) ha adottato, ad Addis Abeba, un’importante dichiarazione sull’educazione cattolica al termine della Prima Conferenza continentale sull’educazione cattolica in Africa. Riuniti dal 5 all’8 agosto, vescovi, educatori, responsabili di università e scuole cattoliche, religiosi, laici e giovani provenienti da tutto il continente hanno riflettuto sul futuro dell’educazione cattolica di fronte alle sfide attuali del continente.
In questo testo, i partecipanti hanno ribadito che l’educazione cattolica è una missione essenziale della Chiesa. Essa non si limita a trasmettere conoscenze, ma mira alla formazione integrale della persona umana: spirituale, morale, intellettuale, sociale ed ecologica. Pertanto, la dichiarazione finale ha ricordato la dignità di ogni persona creata a immagine di Dio e il diritto di ogni bambino e di ogni giovane a un’istruzione di qualità fondata sulla verità, la giustizia, la fede e la dignità umana. Sottolinea inoltre il ruolo insostituibile delle famiglie come primi educatori.
Allo stesso tempo, il documento ha riconosciuto il contributo storico delle scuole, dei collegi, delle università, dei seminari e dei centri di formazione cattolici allo sviluppo dell’Africa: formazione delle élite, promozione della pace, leadership etica, progresso scientifico e trasformazione sociale. Ha inoltre riconosciuto i sacrifici dei vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, degli insegnanti, dei genitori e dei collaboratori laici che hanno sostenuto questa missione educativa.
Inoltre, di fronte alle sfide della povertà, dei conflitti, degli sfollamenti forzati, della disoccupazione giovanile, delle disuguaglianze, della trasformazione digitale, del cambiamento climatico e della crisi dei valori, lo SCEAM ha lanciato un appello per un rinnovamento dell’educazione cattolica. Infatti, le istituzioni cattoliche sono invitate a rafforzare la loro identità cristiana, a garantire strutture sicure e inclusive, a proteggere i bambini e le persone vulnerabili e a offrire maggiori opportunità ai poveri, alle persone con disabilità, agli sfollati e alle comunità emarginate.
La Dichiarazione ha inoltre sottolineato l’importanza delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, il cui utilizzo deve essere responsabile ed etico. Ha incoraggiato la ricerca, l’innovazione, l’imprenditorialità e lo sviluppo di competenze adeguate alle realtà africane al fine di favorire la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo sostenibile.
In uno spirito di corresponsabilità, il SCEAM ha invitato le Conferenze episcopali a fare dell’educazione cattolica una priorità pastorale, i governi a riconoscere e sostenere il suo contributo allo sviluppo nazionale, le istituzioni educative a rafforzare la qualità e la buona governance, le congregazioni religiose a proseguire il loro impegno educativo e le famiglie a partecipare attivamente all’educazione e alla formazione cristiana dei bambini.
Per garantire l’attuazione di questi orientamenti, lo SCEAM ha raccomandato la creazione di una Commissione episcopale continentale per l’educazione cattolica, incaricata di coordinare le azioni, monitorare i progressi e favorire la collaborazione tra i paesi dell’Africa e del Madagascar.
In conclusione, i firmatari rinnovano il loro impegno a formare discepoli fedeli, professionisti competenti, leader etici, imprenditori creativi e cittadini responsabili. Esprimono la speranza che l’educazione cattolica rimanga un faro di fede, conoscenza, giustizia, pace e speranza per l’Africa e il Madagascar.





