
Sono un capitalista. Da laureato alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, dove ho studiato finanza, contabilità ed economia (e dopo aver lavorato nella finanza aziendale prima di entrare nella Compagnia di Gesù), credo che il capitalismo sia il sistema economico che distribuisce beni e servizi nel modo più efficiente.
L’immagine della «mano invisibile» di Adam Smith — secondo cui l’interesse personale e il desiderio di guadagno spingono naturalmente le persone a rispondere alle forze del mercato in maniera più efficace rispetto a qualunque altro sistema — mi è sempre sembrata convincente. E il mercato (o l’economia) funziona al meglio quando viene lasciato libero di operare, senza essere gestito dallo Stato. Questa idea, talvolta definita «capitalismo di libero mercato», «laissez-faire» o «neoliberismo», mi è sempre parsa fondata.
Ma, come basta uno sguardo rapido al nostro mondo per constatare, il capitalismo non è perfetto. Innumerevoli persone restano intrappolate nella povertà anche nelle economie di libero mercato. Persino il mercato più «libero» è segnato da ciò che uno dei miei professori di economia chiamava i «poveri transitori», cioè coloro che sono poveri temporaneamente, finché il mercato non riesce a sollevare tutte le imbarcazioni. Inoltre, il sistema è sbilanciato ingiustamente a favore dei ricchi, che possono garantirsi scappatoie e trattamenti privilegiati.
La splendida nuova enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, è la critica cattolica al capitalismo più lucida e convincente che abbia mai letto. Papa Leone sviluppa questa critica con tratti sicuri, eleganti e chiari. (Ed è evidente che l’enciclica sia stata scritta direttamente in inglese e non semplicemente tradotta: è magnificamente redatta.)
Come affronta questa critica e che cosa afferma?
Anzitutto, il Santo Padre concentra la nostra attenzione non sui profitti, né persino sul progresso, ma su qualcosa di infinitamente più prezioso: la dignità umana. Alla Wharton ci insegnavano che le imprese hanno un unico obiettivo: massimizzare i profitti e garantire il massimo rendimento possibile agli azionisti, cioè ai proprietari. Tutto il resto — ci veniva detto — è secondario; anzi, qualsiasi altro bene che si desideri ottenere da un’azienda (per esempio migliori prestazioni sanitarie per i dipendenti) verrebbe raggiunto nel modo più efficiente proprio aumentando i profitti.
Papa Leone, però, ci ricorda che un’attenzione esclusiva al profitto porta talvolta a considerare l’essere umano come sacrificabile: le persone vengono licenziate con leggerezza, alcune perdono la possibilità di sostenere le proprie famiglie e spesso intere comunità vengono colpite da chiusure e licenziamenti. Un sistema economico che considera tali conseguenze come semplicemente inevitabili deve essere sottoposto a critica. «Il potenziale positivo del mercato e dell’iniziativa privata (ha senso) solo se restano subordinati alla legge morale e orientati dal principio di solidarietà, senza sacrificare i più deboli alla logica del profitto» (n. 39).
Parlando di «solidarietà», la nuova enciclica di Papa Leone offre una vera e propria lezione magistrale di dottrina sociale cattolica e ci ricorda che questi principi devono orientare ogni decisione economica, comprese quelle relative allo sfondo del nuovo insegnamento: l’intelligenza artificiale. È significativo che Magnifica humanitas sia stata firmata nel 135° anniversario della Rerum Novarum, la grande enciclica di Leone XIII che diede inizio alla moderna tradizione della dottrina sociale della Chiesa. Il limpido riassunto della dottrina sociale cattolica offerto da Leone XIV ci aiuta a comprendere le diverse «logiche» secondo cui dovrebbero essere prese le decisioni economiche.
Fra queste vi sono: la dignità della persona, che proviene da Dio; il bene comune, per cui gli obiettivi non sono semplicemente individuali ma comunitari; la destinazione universale dei beni, secondo cui le risorse della terra sono destinate a tutti e non soltanto a pochi; la sussidiarietà, per cui le decisioni devono essere prese il più vicino possibile a coloro che ne subiscono gli effetti; e la giustizia sociale, che ci ricorda come le strutture sociali debbano essere valutate alla luce di eventuali «strutture di peccato» e come si debba sempre privilegiare l’opzione preferenziale per i poveri.
Ancora una volta, sono questi principi — e non semplicemente il desiderio di profitto — a dover guidare le nostre decisioni economiche. Per esempio, le scelte riguardanti l’intelligenza artificiale devono essere prese tenendo presente il bene comune.
Magnifica humanitas richiama l’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate e afferma: «L’attività economica non può pretendere di risolvere i problemi sociali semplicemente ampliando la logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunità politica porta una responsabilità propria e insostituibile» (n. 40).
Inoltre, Papa Leone afferma che il tradizionale concetto di «destinazione universale dei beni», secondo cui le risorse sono destinate al beneficio e all’uso di tutti, prevale sul diritto alla proprietà privata. È un’idea che probabilmente metterà in difficoltà i sostenitori del libero mercato, più inclini a pensare: «Al vincitore il bottino». Ma, come ricorda Papa Leone, «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata» (n. 66). Il bene comune ha sempre la precedenza.
Qui la Chiesa presenta un’ulteriore sfida al modello capitalistico: fra questi «beni universali» vi sono anche «nuove forme di proprietà, come brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche e dati». In un’epoca in cui l’accesso ai brevetti farmaceutici può significare la differenza tra la vita e la morte, il bene della persona umana — anzi, di tutte le persone umane — deve prevalere sulla divinizzazione dei diritti privati.
Infine, Papa Leone critica efficacemente ogni sistema che riduca gli esseri umani a ingranaggi, macchine o persino algoritmi. È interessante che l’enciclica colleghi l’idea pericolosa secondo cui l’essere umano sarebbe soltanto un lavoratore agli strani obiettivi del «transumanesimo» e del «postumanesimo», secondo cui alcuni ritengono possibile «perfezionare» l’essere umano o trascendere i limiti fisici, la malattia e persino la sofferenza stessa.
Papa Leone, però, ci ricorda non soltanto che l’essere umano non deve essere considerato un ingranaggio in un’economia senz’anima, ma anche che il nostro valore non può essere misurato sulla base della produttività economica. Gli esseri umani «valgono» infinitamente di più. «Il valore della persona», scrive con chiarezza, «non dipende da ciò che realizza o produce» (n. 51).
Inoltre, il nostro valore non diminuisce quando diminuiamo fisicamente. Questo è il grande errore del «transumanesimo» e del «postumanesimo». «La finitudine, quando è accolta nella verità, non impoverisce l’essere umano ma lo apre al riconoscimento del volto di Dio e dell’altro», scrive Leone. «Proprio perché sperimenta il limite – la vulnerabilità, il dolore, il fallimento – egli può riconoscere la propria e l’altrui dignità come inviolabile» (n. 122).
Nel complesso, Magnifica humanitas, insieme all’intero corpus della dottrina sociale cattolica, ci ricorda che il mercato, pur con tutta la sua forza, non salva. Solo Dio salva. E Dio ci chiede di guardare non semplicemente ai profitti, ma soprattutto alla dignità infinita della persona umana.
- America, 25 maggio 2026 (originale inglese)






La cd. dottrina dei due regni o delle due mani di Dio, elaborata dalla tradizione ecclesiale agostiniana, tradisce la sua ambiguità: parafrasando un noto monito di papa Francesco , direi che : profitto personale e annuncio cristiano di salvezza sono inconciliabili, come , appunto , in quel monito, lo sono: fede praticata nel Dio di Gesù e strutture di peccato mafiose!
Io invece sono un matematico e vedo la società come un sistema complesso. Onestamente, il suo articolo sembra rivelare che lei non è un vero capitalista perché misura il bene comune non solo con il profitto, ma con i criteri della dottrina sociale della chiesa. L’idea che A. Smith abbia ragione è solo un assioma non provabile in nessun modo. Anche perché, appunto, la mano che tenderebbe ad ottimizzare il mercato dovrebbe essere legata al bene comune a lungo termine (= sistema complesso adattativo, quindi resiliente). E come diceva Benedetto XVI, “l’attività economica non può pretendere di risolvere i problemi sociali semplicemente ampliando la logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunità politica porta una responsabilità propria e insostituibile”. In altre parole, cosa sia il bene comune lo decide la politica, non il mercato, e quindi il “bene comune” non coincide con il profitto. Che massimizzare i profitti sia l’unica cosa importante, e tutto il resto è secondario, o che ci siano “poveri transitori”, sono solo orrendi dogmi (non in senso teologico) che girano tra gli economisti e che, guarda caso, gli permettono di guadagnare tanto potere tra i politici che non sanno niente di economia. L’idea di Benedetto XVI è in contraddizione con l’idea che il mercato debba essere “lasciato libero di operare, senza essere gestito dallo Stato”: al contrario parla di un ruolo moralmente importante della politica, cioè dello stato. Perché se un’azienda (libera di fare quel che vuole, altrimenti si degenera nel comunismo), decide di licenziare e muovere filiali all’estero deve pagare le stesse tasse di un’altra che decide di non farlo? Secondo me, la seconda deve pagare meno tasse, che invece devono essere coperte dalla prima perché la prima ha causato costi che invece la seconda ha evitato. E la manina di A. Smith, con queste nuove tasse, deciderà qual è il nuovo equilibrio e le aziende liberamente decideranno se pagare quelle nuove tasse o no. Notare che non si sta parlando di incentivi pagati da tutta la popolazione ma, appunto, di un’altra scelta politica di cosa sia il “bene comune” a lungo termine. I capitalisti replicheranno dicendo “ma la prima azienda dà da lavorare ad altre persone!”. Certo, ma appunto quali siano i costi che la manina di Smith ottimizzerà è una scelta POLITICA. Ogni partito deciderà quali costi scegliere, e la gente voterà di conseguenza. Anche in base a criteri morali, magari in sinodalità con la dottrina sociale della chiesa.
E’ un articolo di James Martin su America ovvio che sia vicino alla dottrina sociale della Chiesa! (Piuttosto non sapevo avesse lavorato nel mondo della finanza ma ho scoperto che esiste pure un sacerdote ex banchiere che in questi dieci anni ha tenuto i contatti con il mondo della Silicon Valley).
https://www.startmag.it/mondo/come-il-vaticano-ha-dialogato-con-le-big-tech-americane-prima-di-magnifica-humanitas/
“Padre Eric Salobir, figura poliedrica che prima di entrare nell’ordine domenicano ha lavorato come banchiere d’investimento.”