
Don Livio Melina, preside dell’Istituto Giovanni Paolo II dal 2006 al 2016
L’intervista di SettimanaNews a monsignor Vincenzo Paglia, pubblicata il 21 maggio, a fine giugno è stata ripresa da alcuni media e sta suscitando un acceso dibattito.
Di tutta l’ampia intervista, è stata posta al centro dell’attenzione soprattutto la parte che riguarda la riforma del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II su Matrimonio e famiglia. Come spiega mons. Paglia nell’intervista:
«Parlando con il Papa, si decise di creare un nuovo istituto – il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia – perché appariva molto difficile una semplice risistemazione dell’esistente. Bisognava ricrearlo. Cambiammo anche il titolo, con il preciso intento di allargare il campo: non più un istituto di morale coniugale, ma di scienze del matrimonio e della famiglia in tutta la loro estensione».
L’obiettivo potrebbe essere quello di convincere Leone XIV a mettere in discussione la riforma dell’Istituto.
A contestare mons. Paglia è intervenuto don Livio Melina, teologo, che ha svolto tutta la sua carriera accademica all’interno dell’Istituto Giovanni Paolo II. Nel 1991 è stato nominato docente stabile della cattedra di Teologia Morale Fondamentale. Dal 1997 fino al 2013 ha diretto l’Area Internazionale di Ricerca in Teologia Morale afferente allo stesso Istituto. Nel 2002 è stato nominato vicepreside della Sede Centrale e preside dal 2006 fino al 2016.
Don Melina, in una ampia ricostruzione della vicenda pubblicata dal sito La Nuova Bussola Quotidiana il 20 giugno, a un mese dall’intervista a Paglia, sottolinea che
«l’operato di Paglia non era mosso da ragioni teologiche, ma da una critica ideologica all’Istituto. Ma l’ideologia, come Karl Marx ci ha insegnato, funziona come copertura di un interesse inconfessabile. Che cosa è stato dunque l’inconfessabile nella cessazione di un istituto così fiorente, voluto da un Papa santo e profetico? Si potrebbe rispondere: la difficoltà di accogliere il messaggio su matrimonio e famiglia che la Chiesa ha finora proposto, ritenuto da Paglia irragionevole e impraticabile. In questa prospettiva, il suo intervento, di fatto, ha bloccato lo sviluppo ulteriore di una proposta capace di mantenersi fedele all’insegnamento tradizionale della Chiesa e nello stesso tempo di presentarlo in categorie comprensibili all’uomo contemporaneo, una proposta dotata al tempo stesso di una fecondità pastorale che rendesse le persone realmente capaci di viverlo».
Il giorno precedente, il 19 giugno, il testo inglese del lungo intervento di don Melina viene pubblicato dal Catholic World Report, che fa parte del gruppo editoriale Ignatius Press, distintosi per l’opposizione all’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris Laetitia. Il direttore del sito, Carl E. Olson, è uno scrittore di teologia e di fiction, ed è comparso più volte nelle trasmissioni televisive di EWTN, il gruppo editoriale multimediale la cui presidente, Maria Montserrat Alvarado, sarà da novembre il nuovo Prefetto del Dicastero per la Comunicazione.
Il 22 giugno, La Nuova Bussola Quotidiana pubblica un intervento di replica, firmato dal sottoscritto, che risponde ad alcune delle affermazioni di don Melina ed è seguito a sua volta da una replica del direttore del sito, il giornalista (ex Avvenire), Riccardo Cascioli. A corollario, il sito inserisce una raccolta degli articoli pubblicati in questi anni, sotto il titolo «L’assalto all’Istituto Giovanni Paolo II».
L’articolo di don Melina viene ripreso in versione inglese da Infovaticana, il sito di informazione spagnolo che si è contraddistinto per le polemiche molto dure contro mons. Paglia e papa Francesco. Viene ripreso anche dal National Catholic Register, appartenente al gruppo EWTN, ancora in chiave anti Francesco.
Per l’Italia, il sito della rivista di apologetica cattolica Il Timone, sintetizza un post su X contro mons. Paglia pubblicato da Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester (Minnesota, USA), molto noto per i commenti di stampo conservatore che pubblica via video su diversi social media. Qui mons. Barron scrive che «L’intervista dell’arcivescovo [Paglia], francamente, mi ha ricordato le discussioni che ho avuto al Sinodo sulla Sinodalità con alcuni dei miei colleghi tedeschi». «Sotto l’idea dello sviluppo della dottrina, erano ansiosi di relativizzare o cambiare radicalmente i principi che sottendono la moralità classica. Se questo era e è veramente il gioco, ci siamo avventurati su mari pericolosi».
Il senso di questi interventi critici – per inciso: dell’intervista di SettimanaNews a mons. Paglia vengono pubblicati soltanto dei frammenti e non è mai riportata integrale – è espresso da un commento pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana: «Il Papa ridia alla Chiesa il vero Istituto Giovanni Paolo II». Un desiderio molto forte:
«A noi pare che mons. Melina abbia mandato un messaggio in bottiglia affidato alle acque del Tevere. In altri termini questa lettura retrospettiva dell’operato di Paglia è offerta alla valutazione di Papa Leone XIV affinché questi riorienti l’impostazione dell’attuale Istituto Giovanni Paolo II secondo la sua vocazione originaria e di conseguenza modifichi il suo organico».
Un modo come un altro per suggerire a Leone XIV una linea di azione. Si vedrà se questa pressione avrà conseguenze, tenendo conto che il Gran Cancelliere del Pontificio Istituto è il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, e che il preside dell’Istituto è mons. Philippe Bordeyne, teologo francese nominato nel 2021 e confermato per un altro quadriennio nei mesi scorsi.






Ammetto la mia totale ignoranza sull’attività di questo ente. Se qualcuno volesse gentilmente indicarmi i contributi fondamentali portati ne sarei molto felice.
Diciamo pure che tutto ebbe inizio nel 2014 quando fu indetto il sinodo straordinario sulla famiglia. In quell’occasione nessuno dell’Istituto GPII fu invitato. Strano, perché l’Istituto era nato e voluto proprio da san GPII per approfondire la tematica della teologia morale e familiare dopo un analogo sinodo voluto dal papa polacco in un epoca in cui la famiglia era già stata distrutta negli anni ’70 (ed es. divorzio e aborto per citare solo l’Italia) e dopo la Familiaris Consortio, documento partorito dopo quel sinodo, e su quella strada l’Istituto aveva lavorato per decenni ben “controllato” da un certo Joseph Ratzinger. L’assenza dell’Istituto GPII da nuovo sinodo rappresentò già di per sé un atto programmatico ben preciso da parte di papa Francesco o di chi l’aveva consigliato. Detto poi che i due sinodi più recenti hanno prodotto un documento che in molte parti è ben confuso come dimostrano le mille critiche che ha ricevuto, non si è mai ben capito a cosa servissero ben due sinodi per cambiare quello che era scritto nella Familiaris Consortio. Bastava che l’Amoris Letitia dicesse in un articolo unico: “Leggetevi bene la Familiaris Consortio. Se non avete capito bene, rileggetela.” E’ palese che il programma di ammorbidimento dottrinale su questioni sensibili come queste (la comunione ai divorziati, ecc.) non è un gran metodo di risoluzione dei problemi. Che non sono dottrinali e a ben vedere nemmeno pastorali. Riguardano semplicemente la debolezza e la solitudine dei preti e dei vescovi che non sanno che pesci prendere quando si trovano davanti una persona divorziata o risposata civilmente in fila per fare la Comunione. Arrivare poi a sopprimere un Istituto voluto da un santo non sembra nemmeno questa una grande idea… E questo al di là delle beghe tra preti e vaticanisti, teologi e altri stakholders, tradizionalisti e progressisti. GPII quando arrivò sul soglio di Pietro si ritrovò (ma lo sapeva già) una Chiesa con poche idee e ben confuse in un mondo dove si diceva, tra le tante cose assurde, che il matrimonio non è più un sacramento (con tutto quello che ne consegue) ma è un affare privato (a tempo e senza Dio) tra due esseri umani (in quell’epoca erano semplicemente un maschio e una femmina, oggi non si sa). Il papa polacco, se avesse seguito il metodo Bergoglio/Paglia, avrebbe dovuto radere al suolo 3/4 dei seminari e delle università cattoliche dove, da tempo, si insegnavano anche eresie. Invece non ha fatto tabula rasa, ma da genio qual era, ha creato qualcosa di nuovo e gli dato il suo nome, da vivo, non perché aveva il culto della personalità, ma per rimarcare l’importanza che attribuiva alla cosa. L’Istituto GPII era perfetto? Probabilmente no, ci mancherebbe, ma rimane il fatto che tagliarlo via come un bubbone, prima non invitandolo al sinodo del 2014 e poi “ricreandolo” ad opera di Paglia e Sequeri non sembra una mossa granché lungimirante e a ben vedere nemmeno sinodale. Nemmeno tirare la giacchetta a Prevost, in realtà, sembra una grande idea, e forse non è nemmeno possibile anche senza tirare in ballo EWTN.
Al di là dei battibecchi tra due protagonisti del GPII – tanto Paglia quanto Molina, se non erro, non vi fanno più parte – e delle loro risonanza mediatiche, rimangono due fatti: il GPII, anche grazie al Preside mons. Sequeri (che Mastrofini potrebbe intervistare) è una realtà solida che sta facendo tanto bene alla Chiesa ed, inoltre, non mi sembra che Leone XIV voglia mettere in discussione la riforma. Non andrebbe visto “fumus persecutionis” dovunque!