
Santuario regionale calabro San Francesco di Paola.
Una peculiarità della nostra regione è la pluralità, che ha trovato storicamente espressione nel parlare di ben Tre Calabrie (o quanto meno Due anche giuridicamente intese): il calabrese del Nord è diverso dal calabrese del Sud, così come è diverso quello costiero da quello delle aree interne.
Inoltre la Calabria è uno dei territori con più presenza alloglotta e, conseguenzialmente, pluralità culturale e religiosa (confessioni e riti diversi, oltre che testimonianze di espressioni religiose diverse).
Tutto ciò è una grande potenzialità e risorsa per il nostro territorio ed interpella la nostra fede in Cristo ed il nostro fare teologia. Nel corso dei decenni abbiamo infatti maturato l’importanza di fare rete tra teologi e teologhe della nostra regione per accrescere la comunione tra noi e offrire attraverso il nostro lavoro teologico un contributo per una fede sempre più pensata e vissuta in grado di trasformare la nostra società per tendere verso la tanto anelata civiltà dell’amore.
Un grande bisogno di sinodalità, di camminare insieme
Purtroppo questa diversità e pluralità presente nel nostro territorio è stata spesso occasione di separazioni e di chiusure ideologiche. Basti qui soffermarci sulle divisioni in ambito ecclesiale che abbiamo particolarmente a cuore e che sono in noi una ferita ancora aperta di cui prenderci cura.
Senza entrare nei dettagli, ma per capire questa necessità, ricordiamo il monito che papa Francesco, il 27 marzo 2023, rivolse ai vescovi calabresi in un discorso ai seminaristi: «Pur provenendo dai propri contesti di appartenenza, sappiano coltivare una visione comune del territorio e abbiano una formazione umana, spirituale e teologica unitaria. Per favore, non lasciatevi paralizzare dalla nostalgia e non restate prigionieri dei provincialismi che fanno tanto male! […] Questa parola “insieme” è il messaggio, come fare l’insieme vedete voi che siete su questa strada; però insieme, non isolati, non come tribù diverse, insieme, con la modalità che voi scegliete. Siate coraggiosi in questa decisione, siate coraggiosi!».
E più recentemente, lo scorso 2 marzo, papa Leone ha ribadito: «Desidero richiamare il prezioso cammino di unità che avete avviato nelle vostre Regioni, anche unificando realtà, istituti e percorsi formativi che prima procedevano in autonomia. È una sinergia davvero importante: un vero e proprio passaggio storico di cui vi state rendendo protagonisti, che promuove la comunione tra le diocesi, favorisce il superamento di antichi campanilismi e, soprattutto, incoraggia un cammino ecclesiale all’insegna dell’unità e della fraternità».
Qualcosa dunque è stato fatto e continua a farsi, ma il percorso di autentica comunione e condivisione richiede ulteriori passi, che convintamente vogliamo compiere.
Il percorso di “Calabria Teologica”
A partire dal 2022 alcuni teologi calabresi hanno promosso sul territorio regionale una rassegna bibliografica estiva dal titolo “Calabria Teologica”, presentando numerosi saggi e studi a cura di teologi nati o attivi in Calabria. Gli incontri di carattere divulgativo e dialogico si sono gradualmente estesi coinvolgendo teologi delle dodici diocesi e delle cinque province calabresi, suscitando un vivo interesse ed un grande entusiasmo sia tra i relatori sia tra i partecipanti.
Si è sperimentato così il bisogno di una teologia da non relegare esclusivamente agli ambiti accademici, ma da offrire ad un popolo che ricerca una crescita umana e spirituale. Tutto ciò ci ha condotto al bisogno di strutturare al meglio le relazioni tra noi per offrire questo servizio particolarmente alla gente di Calabria.
La nascita dell’Associazione Teologica Calabra
Lo scorso 28 gennaio (la data non l’abbiamo scelta noi, ci è stata proposta dall’“ignaro” notaio) è nata formalmente l’Associazione Teologica Calabra, a cui nei mesi successivi hanno progressivamente aderito vari “teologi” e “teologhe” delle diverse province e diocesi della Calabria. Attualmente siamo circa una trentina.
Il 16 maggio scorso al Santuario Regionale di San Francesco di Paola si è svolta la prima assemblea generale dell’associazione, in cui ci siamo potuti confrontare sul senso del nostro stare insieme come “teologi” e come “calabresi”, e abbiamo dato vita all’unanimità al primo consiglio direttivo, che vede come presidente Roberto Oliva, vice-presidente Antonino Sgrò, segretario-tesoriere Gian Franco Belsito, e come consiglieri Antonio Gatto e Anna Vetere.
L’Associazione Teologica Calabra vuole essere un luogo di incontro e di relazione concreta tra i teologi e le teologhe provenienti dalle diverse province e diocesi della Calabria, per poter promuovere con spirito di servizio e di comunione ecclesiale «la cultura come lettura esistenziale della vita a partire dal suo fondamento teologico in dialogo con le altre istituzioni culturali e accademiche in Calabria» (art. 3 dello Statuto), collaborando in particolare con l’Istituto Teologico Calabro (sito a Catanzaro) e i due Istituti Superiori di Scienze Religiose (siti a Cosenza e a Reggio Calabria).
Impariamo a conoscerci
La natura associativa rappresenta non un traguardo, ma un modo per organizzare al meglio il bisogno di fare rete tra i teologi, gli istituti, le università, le associazioni culturali e le parrocchie del territorio regionale. Diciamocelo chiaramente: spesso tra noi lavoriamo per settori separati e corriamo il rischio di conoscerci poco.
Prima che una teologia da esibire, desideriamo pensare una teologia che sa unire. Non solo nel recinto ecclesiale (o regionale), ma anche al di là. Molti di noi infatti sono soci ATI o di altre realtà nazionali: intrattengono relazioni e collaborazioni significative secondo uno spirito realmente cattolico per cui la parte non esaurisce il tutto, ma nemmeno si perde in esso.
Cerchiamo l’unità nella pluralità
Vediamo e sentiamo continuamente nel nostro tempo un’oscillazione distruttiva tra un ritorno fondamentalistico all’esigenza di identità uniformi e tentativi nichilistici di dissolvere ogni identità. A noi piacerebbe invece entrare in una logica organica, la logica corpo-membra di Paolo, per la quale: «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1Cor 12,26). Come teologi calabresi avvertiamo sia il bisogno di sanare le ferite interne, sia quello di poter contribuire alla salute di un organismo più grande.
Il nostro esserci costituisce un laboratorio di comunione nel pieno rispetto delle diversità, proprio perché queste non sono percepite come disvalori o segni di divisione, ma al contrario come la ricchezza specifica della nostra regione, che nasce già al plurale, e che non è possibile declinare in un singolare assoluto.
Per una teologia incarnata
Noi concepiamo questa associazione teologica regionale in una logica della sussidiarietà, ricordata recentemente da papa Leone, per cui «ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori» (Magnifica Humanitas 68). L’obiettivo di alimentare con il pensiero teologico il nostro territorio calabrese per liberarlo dai tanti mali che lo affliggono è uno dei compiti che vogliamo portare avanti, sviluppando sempre più una teologia incarnata.
Avendo come riferimento e protettore San Francesco di Paola
In tutto ciò, punto di riferimento comune non poteva che essere San Francesco di Paola, santo protettore della Calabria, che ogni calabrese avverte come potente intercessore e come sprone ad una vita autenticamente cristiana ed incarnata nel tempo storico che ci è dato da attraversare. A lui affidiamo il cammino della nostra associazione affinché attraverso la continua conversione personale possiamo contribuire al rinnovamento e alla redenzione della nostra terra.






Apprezzo tantissimo le dissertazioni teologiche che arricchiscono questa piattaforma, approfittandone per arricchire le mie conoscenze e la mia modesta ricerca in proposito. Mi rendo conto che la teologia presentata ha un carattere d’avanguardia e non è a portata del grande pubblico, che anzi rischierebbe di cadere nel disorientamento. Ma… a chi è rivolta la ricerca e la letteratura teologica? Potrebbe sussistere l’impressione che se la giochino tra di loro le plurime Associazioni teologiche. L’obiettivo indiscutibile è conoscere sempre meglio il Kerigma, per poterlo attuare sempre meglio, utilizzando anche l’evoluzione delle altre discipline. Ma alla massa dei fedeli che ricaduta ne abbiamo? Giungono forse delle prediche più appropriate e accattivanti? Giungono nuovi linguaggi, nuove letture e narrazioni esistenziali di approccio ad una Ecclesia che negli ultimi decenni è stata investita, non del tutto negativamente, da un’evoluzione sociale, culturale e scientifica eclatante? Nella presente esposizione la parola più inappropriata è “teologia incarnata”, di cui non si vede proprio l’ombra.