Graz: una rivista e la teologia che verrà

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Dalla pubblicazione del primo numero della rivista Limina (cf. qui), espressione della Facoltà di teologia cattolica dell’Università di Graz (Austria), sono passati 5 anni e dieci numeri.

Per l’occasione il comitato di redazione ha organizzato un convegno (16 giugno) sul tema “Transforming Theology. Di quale teologia ha bisogno il nostro tempo?” (qui); e un workshop interno al gruppo di redazione come occasione per rivisitare il percorso fatto, metterlo al vaglio di colleghe e colleghi esterni alla facoltà, e avviare nuove strategie per il futuro della rivista.

Molti gli spunti offerti dalla giornata di convegno, cerchiamo di riprenderne brevemente alcuni senza pretesa di completezza.

Aperta da un interveno della scrittrice Nava Ebrahimi, si è caratterizzata poi per interventi interdisciplinari di taglio teologico (G. Hunze; G.C. Pagazzi; I. Guanzini; I. Bruckner). Per conludersi con un dibattito che ha visto coinvolte volti giovani della teologia austriaca (D. Feichtinger; M. Koci; A. König; D. Novakovits).

L’introduzione letteraria non è stata solo di maniera, ma, al di là dei temi di interesse teologico e religiosi toccati da Ebrahimi, è emerso un aspetto su cui la teologia cattolica contemporanea dovrebbe fare attenzione. Quella di un’estetica del linguaggio che sappia rendere onore al logos della fede. Non come semplice corredo, bensì quale parte senza la quale quel logos non può risuonare come desidera.

La presenza di Cesare Pagazzi, attualmente segretario per la sezione educazione del Dicastero per la cultura e l’educazione della Santa Sede, è stata particolarmente significativa.

Importante l’asse su cui si è mossa la sua relazione, volta a cogliere nelle esperienze comunemente umane del quotidiano quel luogo, condiviso e condivisibile da tutti, su cui la teologia cattolica deve innestare la specificità del proprio discorso – non solo come destinato a tutti, ma anche è soprattutto come un discorso che trova nella comune esperienza umana del vivere la sua fonte – la medesima a cui attinse Gesù.

Presenza significativa anche perché contrassegnata da cordialità, reciprocità e ascolto sull’asse teologia- istanze vaticane, mostrandone una vicinanza e una disponibilità all’apprendimento. Qualcosa della ricchezza di questa giornata se ne va a Roma, coltivata in una sana intelligenza del proprio lavoro a favore di tutta la Chiesa.

Qualcosa di cui la teologia e il Vaticano hanno bisogno, per sciogliere incomprensioni che nascono sovente da distanze che non hanno ragion di essere.

L’interrogativo di fondo degli altri interventi è ruotato attorno allo scarso “rilievo”  che la teologia cattolica conosce nei vari ambiti con cui essa interagisce: dalla Chiesa all’università, dal credente ai lontani, dalla società alle forme della comunicazione – solo per citarne alcuni.

Segno di una teologia che si interroga, sanamente inquieta e non appagata di coltivare il proprio orticello. Di una teologia che ha desiderio di essere tra gli uomini e le donne, di apportare il proprio contributo nel gioco accademico dei saperi, di riversare la sapienza che la abita nella quotidianità dei giorni.

Il tutto inserito in un’atmosfera cordiale, curata e coltivata. La stessa disposizione della sala del convegno ha detto l’intenzione di fondo del comitato di redazione di Limina: lavoro collettivo, dibattito, scambio di idee ed esperienze – con un’apertura che non si poneva limiti previ. Talvolta nei piccoli segni si nascondo potenzialità che andranno riprese con attenzione e metodo.

Tanti gli spunti emersi anche nel corso del workshop di sabato. Il gruppo di Graz avrà molto da pensare, ma è per questo che ha deciso di fermarsi dalla routine delle pubblicazioni per lasciarsi guardare da altri. Sono emerse anche le tensioni che attraversano il lavoro di una rivista scientifica nell’attuale contesto universitario: tra visibilità e contenuti; tra espressione di una facoltà e internazionalità; tra strategie imposte dalle strutture e visioni che chiedono esperimenti i cui esiti non sono prevedibili. E così via.

Il merito è sicuramente quello di essersi voluti sottoporre a una “revisione”, a uno sguardo tanto amico quanto severo. Non solo numeri, ma soprattutto idee e innovazioni – questo cerca Limina. Una buona notizia, per tutta la teologia cattolica; non solo, certo anche per la cultura e la società europea.

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